Dal caffè coi militari alle “idee senza grado”: Masiello sfida il frozen middle dei colonnelli e generali di brigata
Un palco solenne, un messaggio tagliente
Nel Salone delle Bandiere, durante la presentazione del CalendEsercito 2026, il generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello ha incantato la platea con analisi lucide sui valori e sul ruolo dei giovani.
Dalla casella email al caffè con il Capo: la “rivoluzione lenta” di Masiello
Masiello ha spiegato nel dettaglio come sta cercando di scardinare quel blocco di resistenza silenziosa che intralcia il flusso delle idee dei giovani.
Ha raccontato di aver creato una casella di posta elettronica dedicata, attestata direttamente presso il suo ufficio, dove i giovani possono inviare idee, suggerimenti, critiche.
Una via diretta che bypassa ogni livello intermedio. Strumento semplice, risultato enorme.
Poi ha rivelato la parte più umana — e più efficace — della sua strategia: i caffè con il Capo.
“Vi assicuro che, al di là dell’infinito numero di caffè che ho preso… i capelli ormai sono andati anche grazie a quello, probabilmente, ho raccolto tantissime idee.”
In ogni reparto, in ogni visita, Masiello si siede con gruppi di militari sotto i 40 anni, il limite che lui stesso ha fissato per definire “giovani”. Conversazioni informali, dirette, senza filtro. Non un briefing, non una relazione: un dialogo.
“Le idee non hanno grado”: l’ossessione di Masiello per i giovani
Il generale ha spiegato con chiarezza chirurgica la sua strategia: creare canali diretti per far arrivare “idee fresche” al vertice, scavalcando la naturale lentezza gerarchica.
“Le idee non hanno grado… ma in un’organizzazione gerarchica come l’Esercito farle arrivare al vertice è difficilissimo.”
La sala ha colto il messaggio: Masiello si schiera apertamente con chi dovrà costruire l’Esercito del 2040–2050, senza timore di incrinare equilibri cristallizzati.
Valori, giuramento e coerenza: quando Masiello parla di ciò che conta
In apertura, il generale aveva richiamato il peso dei valori militari, definendoli “nervi e tendini” del corpo-Esercito:
“I valori sono l’etica del soldato… la bussola. Se non credete in questi valori, lasciate stare: questa vita non è fatta per voi.”
Ha ricordato gli 80 anni della formula del giuramento e la responsabilità che esso comporta.
Poi un monito rivolto ai comandanti:
“I valori vanno di pari passo con la coerenza… non ci si può limitare a parlarne, bisogna metterli in campo.”
Una frase che suona come un invito — o un avvertimento — a tutta la catena gerarchica.
L’applauso ai giovani: orgoglio genuino
Quando gli allievi Pellegrino e Bibiani hanno parlato delle emozioni del loro giuramento, Masiello li ha guardati con un sorriso che non sfuggito a nessuno. E lo ha detto chiaramente:
“Come si fa a non essere orgogliosi di due ragazzi così?”
Ha definito la loro presenza una “ossessione sana”, ricordando che:
“L’Esercito non è mio… è di questi ragazzi.”
La sala ha applaudito forte, come a confermare che il futuro — almeno per quel momento — sembrava brillare più del passato.
Ma è stato un passaggio in particolare — breve, chirurgico, tagliente — arrivato quando si è parlato di giovani, di innovazione e soprattutto di resistenze interne. Lì, il tono del generale si è fatto dritto come una baionetta.
Il passaggio più incisivo: colonnelli, generali e il “frozen middle”
A un certo punto, parlando della difficoltà di far arrivare al vertice le idee dei più giovani, Masiello ha pronunciato una frase di notevole coraggio, una di quelle che non si sentono spesso in un contesto così istituzionale:
“Ciò mi ha reso abbastanza inviso ovviamente alla cosiddetta gerarchia intermedia. E lo dico, lo condivido, ma lo dico pure ai miei colonnelli, generali di Brigata, che poi sono questi quelli che sono più restii al cambiamento.”
Poi l’affondo finale:
“Gli anglosassoni li chiamano il frozen middle, la parte centrale congelata… quelli che non vogliono cambiare perché ormai hanno raggiunto un livello tale in cui devono raccogliere i risultati di una vita, che stanno bene nella loro comfort zone e vogliono godere rendite di posizione.”
Il coraggio di una svolta che l’Esercito non vedeva da anni
In definitiva, l’intervento di Masiello si è distinto per una lucidità rara e un coraggio ancora più raro, qualità che non riguardano solo i contenuti ma soprattutto la scelta di metterli in piazza, davanti ai suoi comandanti, senza il filtro delle frasi di circostanza.
È un approccio che nel vertice dell’Esercito si è visto poche volte: molti Capi di Stato Maggiore, in passato, sono stati parchi di parole, prudenti fino all’eccesso, quasi refrattari ai microfoni, alle dichiarazioni pubbliche, e talvolta anche al contatto diretto con la base.
Di certo nessuno, negli ultimi anni, è stato così spesso rilanciato da Infodifesa, segno che c’è finalmente qualcuno che parla e soprattutto dice qualcosa, mettendo in discussione lo status quo invece di limitarsi a custodirlo.
Il comando schiacciato dalle carte
Un solo appunto, necessario e costruttivo: abbiamo compreso il messaggio e la direzione. È evidente che, quando parla di frozen middle, Masiello individua una fascia precisa, certamente non l’intera categoria.
Perché una vasta porzione di colonnelli, generali di brigata e comandanti vive quotidianamente la tensione del cambiamento: gestire reparti, assumersi responsabilità operative, risolvere problemi reali mentre una macchina burocratica monumentale consuma tempo ed energie.
Proprio per questo, non sarebbe peregrina l’idea di istituire una casella dedicata ai comandanti intrappolati tra uffici e adempimenti, spesso impossibilitati a ricavarsi il tempo — umano prima che professionale — del dialogo diretto con i militari, perché il tempo per il “famoso caffè con i militari” spesso non è una scelta, ma un lusso.
Che poi i refrattari al cambiamento esistano è vero — ma sono distribuiti un po’ ovunque nella piramide, non solo nel suo centro (qualcuno si trova anche tra i divisionari e persino tra i tre stelle). Ma se è vero che il giovane soldato, grazie a un’opportunità mai concessa da nessun Capo prima d’ora, può offrire spunti preziosi direttamente al vertice, è altrettanto vero che bisogna dare spazio anche ai cosiddetti “boomer ultraquarantenni” — definizione usata dallo stesso Masiello — che, pur avendo esperienza e visione, spesso esitano a sollevare questioni scomode per il timore di far storcere il naso a chi sta più in alto. In fondo, il cambiamento funziona solo se percorre tutta la catena gerarchica, verso l’alto e verso il basso.
E in questo, l’intervento di Masiello ha aperto una porta che nessuno, prima, aveva avuto il coraggio di spalancare così. Ben venga il cambiamento. Ben venga chi ha il coraggio di provocarlo.
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