Crisi di governo: 5 domande e risposte su cosa succederà da qui a settembre

Dopo le dimissioni di Mario Draghi, il presidente della Repubblica ha sciolto le Camere e indetto nuove elezioni. Gli italiani torneranno ai seggi tra poco più di due mesi, a distanza di quattro anni e mezzo dall’ultima tornata nazionale e dopo la caduta di tre governi consecutivi. Ecco cosa sappiamo e quali sorprese potrebbero riservarci le prossime settimane.

Giovedì 21 luglio, dopo 17 mesi dal suo insediamento, è caduto il governo Draghi. Il presidente del Consiglio ha rassegnato le sue dimissioni al presidente della Repubblica, che le ha accettate e ha indetto nuove elezioni. L’esecutivo rimarrà in carica, ma solo per gli affari correnti.

L’epilogo di questa crisi non è stato inaspettato: quando i senatori del Movimento 5 stelle si sono rifiutati di votare la fiducia al cosiddetto decreto Aiuti, è apparso chiaro che l’ampia maggioranza si fosse sfaldata. Quasi una settimana dopo, un nuovo voto di fiducia al Senato ha mostrato che ogni tentativo di rimetterla insieme sarebbe stato vano. A Draghi non è quindi rimasta che una scelta: farsi da parte.

Si appresta così a chiudersi l’esperienza del terzo governo formato dall’inizio della legislatura. Prima di quello guidato dall’ex presidente della Banca centrale europea, erano caduti anche il Conte 1, nato dall’alleanza tra Lega e M5s, e il Conte bis, sostenuto dai Cinquestelle e dal centrosinistra. Ecco cosa potrebbero riservarci le prossime settimane e chi potrebbe andare a Palazzo Chigi.

Quando si vota?

La Costituzione stabilisce che le elezioni devono svolgersi entro settanta giorni da quando viene firmato il decreto di scioglimento delle Camere. Nella tarda serata di giovedì, il presidente del Consiglio Mario Draghi e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella hanno firmato un provvedimento che le fissa al 25 settembre. Si andrà quindi al voto tra due mesi e tre giorni, motivo per cui la campagna elettorale si svolgerà d’estate. In un discorso, il capo dello Stato ha spiegato l’urgenza di andare al voto e ha rivolto un appello alla responsabilità. “Mi auguro che, pur nell’intensa, e a volte acuta, dialettica della campagna elettorale, vi sia, da parte di tutti un contributo costruttivo, riguardo agli aspetti che ho indicato nell’interesse superiore dell’Italia”.

Con quale legge elettorale si vota?

I partiti hanno parlato più volte della necessità di cambiare la legge elettorale, ma gli ultimi sviluppi non hanno permesso di portare a termine questo compito. Resterà quindi in vigore il Rosatellum. La legge, così chiamata per via del relatore Ettore Rosato, prevede un sistema misto tra proporzionale e maggioritario e prevede che i partiti ottengano almeno il 3% dei voti per poter eleggere dei rappresentanti. La soglia minima fissata per la coalizione è invece il 10%. Come scrive La Repubblica, la legge “rende indispensabile coalizzarsi, se si vogliono vincere i seggi dell’uninominale”.

Abbiamo già votato con questo sistema alle elezioni del 2018, ma questa volta ci saranno delle novità. A causa della riduzione del numero dei parlamentari, non verranno più eletti 945 parlamentari – 630 alla Camera e 315 al Senato: il loro numero si abbasserà rispettivamente a 400 e 200, per un totale di 600 rappresentanti. Questi cambiamenti richiedono alcuni correttivi, che non sono ancora stati approvati. Per risolvere questo problema, scrive la Repubblica, i presidenti di Camera e Senato e i capigruppo stanno pensando di far votare i regolamenti nelle prossime settimane.

Come si svolgerà la campagna elettorale?

L’apertura della campagna elettorale comporta alcuni compiti per i partiti. Entro il 14 agosto, dovranno depositare i simboli elettorali, seguirà poi l’affissione dei manifesti. Prima di questo, ogni formazione dovrà però decidere come presentarsi alle urne e con chi eventualmente allearsi. In un’intervista al Corriere, Dario Franceschini ha detto che lo strappo avvenuto “rende impossibile ogni alleanza coi Cinquestelle“. Il centrodestra sembra invece intenzionato a presentarsi insieme. A questo proposito, la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, ha detto: “Siamo indisponibili a fare alleanze variabili. Io penso che quando sei una squadra e ti avvii a una battaglia la prima regola è che si vince o si perde insieme. Se si vince si governa insieme e se si perde si sta all’opposizione insieme”.

Draghi si candida?

Mario Draghi non ha mai parlato della possibilità di scendere in politica in via ufficiale. Qualche mese fa, rispondendo a una domanda sulla possibilità che diventasse presidente della Repubblica, si limitò a dire: “Io non ho particolari aspirazioni di un tipo o dell’altro. Sono un uomo, se volete un nonno, al servizio delle istituzioni. La responsabilità della decisione è interamente nelle mani delle forze politiche”.

Alcune settimane dopo, in un’intervista al Corriere della Sera disse che non gli sarebbe piaciuto candidarsi alle elezioni. “È estraneo alla mia formazione e alla mia esperienza. Ho molto rispetto per chi si impegna in politica e spero che molti giovani scelgano di farlo alle prossime elezioni, alle quali intendo tuttavia partecipare come ho sempre fatto: da semplice elettore“. Non si sa se da allora abbia cambiato idea. Alcuni esponenti della sua maggioranza, come il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, hanno parlato dell’importanza di portare avanti l’agenda Draghi, ma senza specificare chi dovrebbe farlo e chi dovrebbe guidare questa nuova squadra.

Quando si insedierà il nuovo governo?

Il governo non entra in carica subito dopo le elezioni, specialmente se dalle urne non esce un risultato chiaro. È prassi costituzionale che il presidente della Repubblica svolga le cosiddette consultazioni per individuare un presidente del Consiglio in grado di formare un esecutivo che possa ottenere la fiducia dalla maggioranza del parlamento. Se il risultato è chiaro, il capo dello Stato nomina il capo del governo e, su proposta del premier, i ministri. Seguono poi il giuramento e il voto di fiducia alla Camere. La prima riunione è prevista per il 13 ottobre 2022.

Se il risultato non è chiaro, le consultazioni si protraggono più a lungo e possono portare all’affidamento di un mandato esplorativo.

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