Cosa sappiamo della spia russa infiltrata alla Nato

Una maxi inchiesta del quotidiano Repubblica, condotta in collaborazione con altre testate internazionali, svela la storia di una presunta spia russa che sarebbe riuscita ad avere contatti nella sede della Nato di Napoli. Diventata membro e poi segretaria di un club privato partenopeo, sarebbe poi riuscita ad avere contatti con i militari dell’Alleanza atlantica.

Un’inchiesta condotta per dieci mesi da Repubblica con il sito investigativo Bellingcat, il settimanale Der Spiegel e The Insider ha ricostruito “la missione segreta” di “una donna misteriosa, con un’identità tanto complessa quanto falsa, Maria Adela Kuhfeldt Rivera, nata in Perù da padre tedesco”. Si parla della “protagonista della più clamorosa operazione di intelligence realizzata da Mosca nel nostro Paese“.

La vita della presunta spia in Italia

“Una trentenne spigliata che parla sei lingue: ha avviato un’azienda per produrre gioielli, si è inserita nei circoli mondani di Napoli e infine è riuscita a infiltrarsi tra il personale della base Nato e della VI Flotta statunitense, il vertice operativo del potere militare occidentale in Europa – si legge su Repubblica – La traccia principale che la collega ai servizi segreti di Mosca è il passaporto russo usato per entrare in Italia: appartiene alla stessa serie speciale utilizzata dagli 007 del Gru, l’intelligence militare agli ordini del Cremlino, quelli che hanno tentato di avvelenare con il gas Novichok Sergey Skripal e il produttore di armi bulgaro Emilian Gebrev”. Il 14 settembre 2018, si legge ancora, Bellingcat e The Insider “hanno smascherato la squadra di killer, pubblicando i loro documenti. E l’indomani Maria Adela è partita all’improvviso da Napoli con un volo per Mosca, senza più riapparire”.

Era il 2006 quando veniva emesso il passaporto russo che la presentava “come una tecnica dell’università statale con un indirizzo moscovita di residenza dove, come abbiamo verificato, nessuno la ricorda”, scrive ancora il giornale, aggiungendo che la donna, “stando alle foto pubblicate sui social, tra il 2009 e il 2011 si sposta tra Roma e Malta” e “fino al 2012 abita soprattutto” a Parigi. Qui “registra una società di gioielleria con il marchio Serein”, mentre “dall’inizio del 2013” comincia “la metamorfosi”.

“In Italia abita in un condominio di Ostia e risiede in una modesta palazzina rosa alla periferia di Valmontone: la carta d’identità rilasciata dal Comune laziale la qualifica come studentessa – si legge ancora su Repubblica – Ma a febbraio 2013 registra una società, la Serein Srl, per confezionare gioielli. E nel giro di due anni cambia tutto. La sua ditta apre un laboratorio nel centro orafo il Tarì, a Marcianise, ottenendo l’autorizzazione della Questura”. Il trasferimento a Napoli, prosegue la ricostruzione, prima “in una delle strade più affascinanti di Posillipo, via Manzoni”, poi l’affitto “di una casa ancora più bella, in via Petrarca, con tanto di terrazza affacciata sul Golfo”. E nel 2016 l’inaugurazione di “una ‘concept gallery’ all’interno del prestigioso Palazzo Calabritto”.

E poi ancora la donna – che “fattura sempre poco, complessivamente 13mila euro di ricavi” – viene “accettata nel Lions Club ‘Napoli Monte Nuovo’, un circolo molto particolare, fondato dagli ufficiali della base Nato di Lago Patria” con i soci che “sono praticamente tutti militari, impiegati e tecnici dell’Alleanza Atlantica o della VI Flotta statunitense“. Nel 2015 “diventa addirittura segretaria del club” e “quel club è stata la ragnatela perfetta, in cui l’agente del Gru ha agganciato numerosi ufficiali della Nato”. Nel tweet di seguito, pubblicato dal giornalista Christiaan Triebert, le foto che ritraggono Maria Adela in compagnia dei membri del club e della sua attività di gioielleria.

“La nostra inchiesta non è riuscita a ricostruire quali informazioni siano state ottenute dalla spia, né se sia stata capace di seminare virus informatici nei telefoni e nei computer dei suoi amici per spiarli e trafugare dati – conclude Repubblica – Non è stato neppure possibile accertare se esiste un legame tra questa operazione e un’altra clamorosa storia di intelligence, l’arresto di un colonnello francese in servizio nel quartier generale di Napoli, finito in carcere a Parigi nell’estate 2020 con l’accusa di avere venduto dossier top secret proprio al Gru”.

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