“In commissariato per una denuncia, ma un poliziotto l’aggredisce e le rompe una spalla”: condannato

Avrebbe aggredito violentemente una donna che si era presentata al commissariato Zisa per fare una denuncia, provocandole la frattura di una spalla. E’ per questo che oggi il gup Rosario Di Gioia ha condannato a un anno e mezzo (pena sospesa) l’ispettore di polizia Tonino Prontera, di origini pugliesi, con il rito abbreviato. Il giudice ha accolto le tesi del procuratore aggiunto Sergio Demontis e del sostituto Chiara Capoluongo ed ha anche disposto che la vittima, una quarantenne, debba essere risarcita in sede civile.

La vicenda risale al 4 febbraio del 2016 ed era stata denunciata ai carabinieri il primo marzo successivo. Tuttavia, pochi mesi dopo, l’allora sostituto procuratore Maria Teresa Maligno (oggi in Procura generale) aveva chiesto l’archiviazione del fascicolo. Il gip Marco Gaeta, però, aveva accolto l’opposizione presentata dagli avvocati Mauro Torti e Corrado Nicolaci, che assistono la vittima. Con gli ulteriori approfondimenti erano emersi dettagli che avevano fatto finire sotto inchiesta Prontera ed altri tre poliziotti del commissariato di via Noce.

La donna di sarebbe presentata nell’ufficio per denunciare il furto del suo cellulare, ma con modi bruschi e diversi spintoni, sarebbe stata invitata ad andarsene perché “questa è routine”, “torni domani o dopodomani”. La quarantenne avrebbe quindi chiesto a uno dei poliziotti: “Se fosse capitato ad un suo famigliare? L’avrebbe aiutato?” e questo avrebbe scatenato un putiferio: la vittima sarebbe stata strattonata così violentemente che sarebbe caduta a terra, fratturandosi la spalla. Inoltre, assieme alla madre che era con lei, era stata denunciata per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale.

Grazie ai video ripresi nel commissariato e all’audizione di diversi testimoni, successivamente l’accusa aveva ritenuto di aver acquisito non solo le prove dell’aggressione, ma anche quella della responsabilità di Prontera. Secondo una prima ricostruzione, inoltre, i suoi tre colleghi per coprire l’imputato avrebbero falsificato le relazioni di servizio.

Tra le altre cose, i poliziotti avrebbero messo a verbale che la donna, mentre aspettava per fare la denuncia, avrebbe iniziato ad urlare e ad inveire contro di loro (“poliziotti di m…” e “la polizia non mi deve rompere il c…”), e avrebbe anche riferito “frasi sconnesse e insensate” e che avrebbe avuto (testualmente) “un fortissimo alito vinoso o per meglio dire liquoroso”. Insomma, secondo loro la donna non sarebbe stata lucida. Di più. Per Prontera sarebbe stata lei ad aggredirlo, con l’aiuto della madre, e lui, per difendersi, avrebbe spinto entrambe fuori dall’ufficio.

In base alla versione fornita dai poliziotti, poi, la donna sarebbe prima andata via e poi sarebbe tornata, sostenendo di essere stata aggredita – e ne avrebbe avuto “i segni visibili” – in piazza Principe di Camporeale. Sarebbe stata “in preda all’isteria” e avrebbe aggredito l’ispettore imputato, urlando: “Assassino! Assassino!”. A terra si sarebbe buttata da sola e si sarebbe rotta la spalla fuori dal commissariato, cioè durante la presunta aggressione in piazza Principe di Camporeale. Aggressione che, per i legali della donna, non sarebbe mai avvenuta e sarebbe stata inventata di sana pianta dai poliziotti per corpirsi le spalle.

Alla fine a giudizio è finito soltanto Prontera e le ipotesi di falso non sono state contestate. Adesso l’ispettore – che ha scelto il rito abbreviato – è stato condannato a un anno e mezzo, con la sospensione della pena.

Palermo Today

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