CASO FIRENZE: LE INOPPORTUNE DICHIARAZIONI DELLA MINISTRA PINOTTI E DEL GENERALE DEL SETTE

(di Luca Comellini) – A poche ore dall’esplosione mediatica del caso che ha visto coinvolti due carabinieri in servizio a Firenze accusati di violenza sessuale da due studentesse americane , prontamente qualificato dalla stampa, ancor prima di un magistrato, come “stupro”, la solerte Ministra Pinotti e il Comandante Generale dell’Arma Del Sette si sono immediatamente eretti a paladini dell’onorabilità dell’ultra bicentenaria istituzione, pronti sulla barricata a sparare a palle incatenate sentenze e giudizi.

Con una nota ufficiale e lapidaria il comandante generale dell’Arma, Tullio Del Sette, si è immediatamente unito ai moti di indignazione popolare e ministeriale che già stavano occupando titoli e pagine di giornali e talk show televisivi: «Se fosse vero, cosa che auspichiamo tutti venga accertata quanto prima, si tratterebbe di un fatto di gravità inaudita che rende i protagonisti indegni dell’uniforme che indossano e che comporterà gravi conseguenze, anche immediate, sul piano disciplinare e della condizione di stato». Una dichiarazione durissima ma che tuttavia, per chi ha memoria, non può non risultare inopportuna se a farla è il Comandante dell’Arma che a sua volta è indagato nell’ambito di un’altra inchiesta che vede coinvolti anche altri esponenti di spicco della Benemerita: il caso Consip.

Al fermo rigore a senso unico del generale Del Sette sono immediatamente seguite le note ufficiali e le indignate dichiarazioni della Ministra della Difesa , Roberta Pinotti che anche a “Porta a Porta”, il salotto buono della Rai, lo scorso 13 settembre ha chiosato:  «Non ci sono attenuanti, non si può stare nell’Arma con atteggiamenti del genere: non posso anticipare l’esito della commissione interna ma a mio giudizio sono stati atti cosi gravi che si deve andare oltre la sospensione, che è stato comunque un primo atto importante»  commentando la possibilità di una espulsione dall’Arma dei carabinieri dei due militari accusati dalle due studentesse americane. Singolare anche la presa di posizione rispetto ad una possibile costituzione di parte civile dell’Arma nel probabile processo che deve ancora iniziare  «Lo vedranno tramite l’ufficio preposto ma se c’è la possibilità glielo consiglierei». 

In altri casi di indagini giudiziarie o processi che hanno coinvolto i vertici delle forze armate o dell’Arma dei carabinieri la Ministra Pinotti non si è scomposta più di tanto. Anzi, a quanto riportano le cronache e perfino gli atti parlamentari, si è sempre prodigata per rilasciare pubbliche attestazioni di stima nei confronti di quasi tutti i generali di volta in volta indagati o finiti alla sbarra degli imputati. Quasi tutti perché, ad esempio, nelle cronache non vi è traccia di una qualsivoglia attestazione della ministra a favore dell’ex Capo di stato maggiore dell’Aeronautica militare, generale Pasquale Preziosa, nei cui confronti, già all’indomani della notifica dell’avviso di garanzia da parte della Procura militare che lo aveva ritenuto responsabile di aver ostacolato la carriera di un altro generale all’epoca consigliere militare di Renzi, venne avviato e poi sospeso anche un procedimento disciplinare che si sarebbe potuto concludere anche con la massima sanzione di stato: la degradazione.

La “violenza sessuale” è considerata un reato terribilmente odioso ma quelli di “favoreggiamento e rivelazione del segreto d’ufficio” non sono da meno e sopratutto fra gli appartenenti all’Arma vengono ritenuti tra i più deprecabili. I fatti di questi giorni confermano, se mai fosse ancora necessario, che i generali e truppa non sono la stessa cosa. Nulla di nuovo sotto al tiepido sole di fine estate. Il processo mediatico contro due carabinieri continua e comunque andrà a finire questa brutta storia è chiaro che “etica” e “morale” sembrano essere qualità sempre più rare. Però una domanda sorge spontanea: se le due studentesse non fossero state americane, il fatto avrebbe avuto una simile attenzione istituzionale? (AgenParl)

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