CARABINIERI: SIMBOLO DELLA PACE SUL POLPACCIO, ESCLUSO DAL CONCORSO. IL TAR DISPONE UNA CONSULENZA

Ritenuto inidoneo al concorso per diventare un carabiniere per un tatuaggio sul polpaccio. Ma l’aspirante militare, un 24enne leccese, non ci sta e presenta ricorso al Tar Lazio.

Questo perchè l’ambizione e il desiderio rimangono sempre gli stessi: entrare a far parte della Benemerita. E, tramite il proprio legale, l’avvocato Sabrina Conte, ha chiesto l’annullamento del provvedimento con cui il Centro Nazionale di Selezione e Reclutamento del Comando generale dell’Arma lo ha ritenuto inidoneo al concorso indetto per la selezione di 2mila allievi carabinieri in ferma quadriennale.

L’intera vicenda va chiarita facendo riferimento ad una normativa specifica in materia. La maggior parte dei giovani, infatti, pensa che il fatto di avere un tatuaggio possa automaticamente escluderli dalla possibilità di accedere ai concorsi nelle forze dell’ordine. Non è così. Stando a quanto riportato nella direttiva tecnica dell’Arma. Nel provvedimento, infatti, si legge che “sono giudicati inidonei i concorrenti che presentano tatuaggi visibili con ogni tipo di uniforme, compresa quella ginnica (pantaloncini e maglietta); zone del corpo coperte dalle uniformi che, per dimensioni, contenuto e natura, siano deturpanti o contrari al decoro o di discredito per le Istituzioni ovvero siano possibile indice di personalità abnorme (in tal caso da accertare con visita psichiatrica e con appropriati test psicodiagnostici).

Nel caso in questione sembra che il problema del giovane leccese sia il fatto che il tatuaggio, che rappresenta un simbolo di pace, si trovi sul polpaccio della gamba destra e sia visibile dal bordo del calzino della tenuta ginnica dell’Arma. Per correre ai ripari il ragazzo si sta sottoponendo ad alcune sedute di laser terapia per cercare di renderlo meno visibile. Purtroppo non è bastato.

Così depositato un ricorso, nei giorni scorsi, il Presidente della sezione Prima Bis del Tar Lazio ha stabilito che l’intera vicenda debba essere risolta con una consulenza. L’incarico è stato affidato alla Direzione Centrale di Sanità del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, facente capo al Ministero dell’Interno che provvederà a redigere una consulenza grazie alla nomina di una commissione medica. L’udienza è stata aggiornata al 6 febbraio data in cui il Tribunale in composizione collegiale dovrà prendere atto delle conclusioni della consulenza e pronunciare la decisione.