Carabinieri, l’anno più buio

L’Arma è la più colpita in questo anno bisesto. Il Covid si è portato via 14 militari, il numero più alto tra le forze dell’ordine. Ma non sono questi i dati che preoccupano il governo e la politica. Dall’inizio dell’anno nell’Arma si sono consumati ben 15 suicidi, più di uno al mese – anche qui il numero più alto tra gli uomini e le donne in divisa. Un dossier agghiacciante su cui aleggia un lungo silenzio.

Un male che i vertici non riescono a percepire e che spesso è legato a condizioni intime difficili. Tante realtà, tante problematiche e anche tante imposizioni e regole rigide da rispettare in un contesto che cambia. I valori che un tempo forgiavano gli uomini oggi sono stati sostituiti da ambizioni di carriera e da logiche manageriali. Questa scelta verticistica però sta pagando a caro prezzo il conto e i fatti del 2020 sono tra i più dolenti della storica Istituzione. A Piacenza sappiamo tutti quel che è successo mentre solo poche settimane fa, un’inchiesta delle Iene, portava alla luce un pedofilo in divisa.

Nelle stesse ore a Torino altri due militari dell’Arma avrebbero rubato soldi a un pusher e altri venivano fermati in Croazia. Troppi episodi gravi e troppi segnali allarmanti che chiedono scelte diverse da quelle adottate sin ora e per questo, a pochi giorni dalla nomina del nuovo Comandante Generale, è opportuno che la politica ascolti il ​​grido di aiuto dei Carabinieri e apra a un confronto prima di commettere errori. Un confronto con la rappresentanza militare e le associazioni sindacali.

Da troppi mesi, inoltre, sempre in relazione a queste scelte autoritarie da parte dei vertici dell’Arma, è in atto un gioco che tende a sfavorire il ruolo centrale della Benemerita: nomine mancate, vetrine mediatiche denigratorie e fascicoli che spuntano fuori troppo facilmente. Le fratture interne, poi, non aiutano e la mancanza di dialogo nuoce a tutti e non è ammissibile, ad esempio, che vi siano lacerazioni tra alti graduati e rappresentanti sindacali. Anche l’emergenza covid è stata mal gestita, con la soppressione dei presidi sanitari e la forte esposizione, a volte senza dpi, dei Carabinieri al rischio noto. Il futuro comandante dovrà avere il dono dell’ascolto a dovrà porre maggiore attenzione alle problematiche collettive e individuali ferme da tempo.

Ci sono i rinnovi dei contratti, gli equipaggiamenti, la specificità, i trasferimenti e la riorganizzazione interna del personale ma, soprattutto, deve tornare l’equilibrio interno e bisogna dar ragione prima ai propri uomini, poi alla politica e se la politica vorrà trovare il consenso dai Carabinieri allora ascolti i Carabinieri, perché diversamente costoro si sentiranno traditi!

Non serviranno cerimonie, investiture reali e nomine di partito … Servirà un comandante amato dai suoi uomini, un riferimento su cui tutti potranno contare.

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