Carabinieri infedeli, un telefono dedicato per informare la camorra”. I retroscena di una «Tenenza colabrodo, è più corrotta di Melito. Hanno fatto una strage»

Avrebbero avuto dei telefoni dedicati per tenersi in contatto con la camorra. Questo il retroscena emerso sui carabinieri infedeli di Sant’Antimo indagati ieri. Cinque sono stati arrestati, altri 3 sospesi. Nell’interrogatorio del 24.7.2017 il pentito Lamino riferisce: “Voglio innanzitutto riferire di un altro episodio che concerne il Maresciallo Martucci Raffaele. del quale ho parlato in un precedente interrogatorio. Il Maresciallo aveva un telefono dedicato per dare informazioni riservatissime a Puca Pasquale per il tramite di Pio Di Lorenzo. In sostanza venivano utilizzati tre telefoni dedicati: uno in uso a Puca Pasquale. un secondo a Pio Di Lorenzo ed un terzo al Maresciallo Martucci. Compito de! Maresciallo Martucci era quello di avvisare tempestivamente facendo uso dell’utenza dedicata. Pio Di Lorenzo il quale a sua volta sempre utilizzando una utenza dedicata, avrebbe dovuto avvisare Pasqualino di eventuali ordinanze applicative di misura cautelare per dargli il tempo di sottrarsi alla cattura”. Queste le dichiarazioni del pentito Lamino che secondo gli inquirenti sono state definite attendibili.

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I retroscena dell’inchiesta

Uno stipendio fisso, più agevolazioni di ogni genere. Dall’acquisto di case sottocosto al capretto per ogni festività. Così il clan Puca si teneva buoni i carabinieri della tenenza di Sant’Antimo. A rivelarlo è stato il pentito Claudio Lamino, le cui rivelazioni sono stato fondamentali per procedere all’arresto di cinque carabinieri ed alla sospensione di altri tre militari. Tutti in passato avevano prestato servizio presso la tenenza di Sant’Antimo.

Evitavano controlli, perquisizioni e segnalavano agli uomini del clan e ad intermediari se vi fossero operazioni in corso. Un modo per dare la possibilità ai malavitosi di tenersi lontano dai guai e di sottrarsi ad eventuali ordinanze di custodia cautelare.

Stipendio e benefit per i carabinieri corrotti

Secondo il collaboratore di giustizia almeno due carabinieri avrebbero intascato un mensile tra i 1000 e i 1500 euro per essere accomodanti. Ma non solo. In alcuni casi i carabinieri risultano protagonisti di acquisti di appartamenti sotto costo con la mediazione della cosca guidata da Pasqualino il Minorenne.

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Il capoclan ‘mediava’ affinché i proprietari vendessero le proprie abitazioni ai carabinieri a prezzi stracciati, in modo che questi potessero trarre un lauto profitto da una successiva vendita.

Dalle tv al plasma allo scooter: i regali

Inoltre non mancavano regali, spesso anche su richiesta. Due tv al plasma sarebbero state regalate ad un carabiniere per evitare i sigilli ad un cantiere, mentre ad un militare sarebbe stato corrisposto un ricco premio: uno scooter.

Una tenenza «colabrodo», dove tutti i clan di Sant’Antimo avevano «talpe». Dove c’erano carabinieri, succedutisi nel tempo, che «hanno fatto proprio strage qua». E dove in tanti, anche all’interno dell’Arma dei carabinieri, sapevano cosa accadeva.

E’ un racconto amaro quello che emerge dall’inchiesta che la mattina del 27 gennaio scorso è sfociata negli arresti domiciliari di cinque carabinieri e nell’interdizione dal servizio per la durata di un anno di altri tre militari. Un racconto reso ancora più sconfortante perché arriva dalla viva voce di carabinieri (non indagati) intercettati nei mesi caldi dell’inchiesta. Carabinieri che sapevano cosa accadeva e nulla hanno detto.

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E’ il 14 gennaio del 2018 quando due militari, in servizio a Sant’Antimo, si ritrovano a commentare in macchina la situazione della corruzione nella tenenza di Sant’Antimo: «Ma Sant’Antimo è più corrotta di Melito.. lascia perdere… tiene una nomea peggio», dice un militare. Il collega domanda: «Corrotti… che intendi dire?». E l’altro specifica: «I colleghi». La conversazione prosegue e il carabiniere bene informato fa anche i nomi di diversi colleghi che a suo dire sarebbero stati ‘infedeli’. Nomi che coincidono con alcuni di quelli finiti sotto la lente di ingrandimento della procura. Quindi incalza: «Hanno fatto strage qua… hanno fatto proprio strage..».  E racconta di episodi sui quali sono ancora in corso accertamenti: «A me uno di Sant’Antimo mi ha detto che quando andarono a fare le perquisizioni… l’oro che si prendevano da dentro le case… una volta successo un episodio… 50 euro.. vanno a fare un arresto di uno che teneva 50 euro nel portafogli e poi dopo non ci sta più il 50 euro».

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Ma vi è di più. Dai commenti dei due carabinieri emerge che altri militari dell’Arma onesti sapevano: nel corso della conversazione si fa riferimento a un collega che per non trovarsi invischiato in episodi illeciti, dopo essersi reso conto di quanto accadeva, chiese il trasferimento: «Quello fece pochissimo tempo.. fece vicino al tenente: ‘Io non voglio.. altrimenti qua qualcuno deve andare in galera». Parole che fanno il paio con quelle del pentito Giuseppe Perfetto, al tempo a capo dell’omonimo gruppo sorti sulle ceneri del clan La Torre. «Puca ha sempre avuto talpe nella caserma dei carabinieri, così come i Ranucci e i Verde. Un po’ tutti quanti… quella caserma a Sant’Antimo era un colabrodo proprio».