CARABINIERE È ASSOLTO «È LA FINE DI UN INCUBO». IN PRIMO GRADO CONDANNATO, SOSPESO DALL’ARMA E CONGEDATO

(di Ivano Tolettini) – Sei anni dopo l’arresto, e una sentenza di primo grado che l’aveva visto condannato, per l’appuntato scelto dei carabinieri Mirco Maculan è la fine di un incubo. Ieri sera poco dopo le 19 la seconda sezione della Corte d’Appello di Venezia, presieduta da Citterio, ha assolto con la formula più ampia il militare di 55 anni, residente a Schio e originario di Thiene, finito in un girone infernale che gli era costato anche cinque mesi di carcere.

«Per il mio cliente è la fine di un incubo – spiega soddisfatto l’avv. Carlo Bermone di Padova – perché finalmente i dati oggettivi hanno avuto la meglio su testimonianze infondate che però in primo grado avevano indotto il tribunale a condannare Maculan. Il carabiniere era finito sotto processo assieme al pado-vano Giuliano Sartoron, 45 anni, di Borgoricco e al veneziano Marco Sattin, di 50, che sono stati riconosciuti responsabili anche in Appello di violenza privata e pertanto sono stati condannati a 2 anni di reclusione. La vicenda, com’era stata ricostruita dalla Procura di Padova, ipotizzava inizialmente i reati di truffa aggravata e sequestro di persona.

Sartoron e Sattin si sarebbero spacciati per agenti dei servizi segreti ed erano accusati di violazione di domicilio aggravato e violenza privata. Secondo l’accusa, i due avrebbero convinto madre e figlia padovane di essere minacciate da narcotrafficanti a causa del fidanzato della giovane, facendosi così consegnare in varie tranche 16 mila curo con la scusa di proteggerle. L’appuntato, per parte sua, ha sempre sostenuto che, pur conoscendo sia le vittime che Sartoron e Sattin, i quali erano suoi informatori, non sapeva nulla di quanto era accaduto. «Sono estraneo», aveva sempre ripetuto. Ma i giudici, fino a ieri, non gli avevano creduto.

«Per anni abbiamo ripetuto – sottolinea l’avv. Bermone -, che gli elementi oggettivi della vicenda depo-nevano a favore di Maculan, il quale non era mai stato presente ai fatti che gli erano contestati. Una vicenda davvero kafkiana, anche perché la sua vita è stata stravolta». Sospeso dal servizio, a metà dello stipendio, Maculan, che fino al 2011 aveva avuto una carriera esente da censure, da quel momento era precipitato in una situazione molto pesante. La sentenza del marzo di due anni fa con la quale gli vennero inflitti 2 anni 9 mesi di reclusione per truffa continuata, con la rimozione del grado, aveva ancora di più appesantito la sua situazione. Anche psicologica. Era andato incontro anche a difficoltà economiche, essendosi mantenuto sempre servendo lo Stato come appuntato dell’Arma.

Nella ricostruzione accusatoria c’erano pedinamenti, perquisizioni e violenze private per ingannare le presunte vittime. «Ma Maculan non c’entrava nulla, lui non aveva mai incontrato quelle donne in quel contesto e il suo coinvolgimento era ingiusto: egli ha subito danni enormi», ha concluso l’avv. Bermone. (il Giornale di Vicenza)