Carabiniere aggredito a Roma da un cittadino americano: “Denunciato e lasciato libero, perché?”
L’aggressione davanti a una sede collegata al Senato
Un carabiniere è stato aggredito la sera di sabato 7 marzo nei pressi di Palazzo Giustiniani, sede collegata al Senato della Repubblica. A sollevare il caso è il sindacato militare UNARMA, che chiede chiarimenti urgenti su quanto avvenuto in un’area di massimo rilievo istituzionale.
Secondo quanto riferito dall’Associazione Sindacale Carabinieri, il militare sarebbe stato assalito da un cittadino americano in evidente stato di alterazione. L’uomo, sempre secondo la ricostruzione riportata da UNARMA, avrebbe caricato il carabiniere facendolo cadere a terra.
Decisivo l’intervento degli altri militari
A fermare l’aggressore sarebbe stato l’intervento degli altri colleghi presenti, che sono riusciti a bloccarlo e ammanettarlo. Il carabiniere aggredito è stato poi trasportato in ospedale, dove i sanitari gli hanno diagnosticato sette giorni di prognosi.
Un episodio che, per luogo, modalità e conseguenze, viene indicato dal sindacato come particolarmente grave: un’aggressione a un pubblico ufficiale in servizio avvenuta davanti a un luogo istituzionale.
Il nodo che fa esplodere la polemica: nessun arresto
È soprattutto un punto a far deflagrare la protesta di UNARMA: l’uomo non sarebbe stato arrestato, ma soltanto denunciato a piede libero.
Da qui la domanda che il sindacato pone in modo diretto e senza attenuanti: “Perché chi aggredisce un carabiniere resta a piede libero?”. Una domanda che trasforma il singolo episodio in un caso politico e istituzionale, perché tocca il tema della tutela concreta di chi indossa l’uniforme.
UNARMA: trasparenza, rispetto per l’uniforme e spiegazioni immediate
Nel comunicato, UNARMA chiede trasparenza, rispetto per chi indossa l’uniforme e spiegazioni immediate su quanto accaduto. Il sindacato sottolinea come un’aggressione a un carabiniere in servizio non possa diventare un fatto secondario e non possa ricevere trattamenti differenti.
Il punto sollevato è netto: non possono esserci differenze di valutazione a seconda della nazionalità dell’aggressore. Per il sindacato, il tema riguarda il principio di uguaglianza e la credibilità della risposta dello Stato davanti a un atto di violenza contro un suo servitore.
Il richiamo al caso Cerciello Rega
UNARMA lega inevitabilmente quanto accaduto alla memoria del drammatico omicidio del Vice Brigadiere Mario Cerciello Rega, avvenuto nel 2019, vicenda nella quale furono coinvolti due cittadini americani.
Un richiamo pesante, che riapre una ferita profonda e rafforza la richiesta di chiarezza su un episodio che, secondo il sindacato, non può essere derubricato né trattato con superficialità.
La domanda finale che accende lo scontro
Nella parte conclusiva, UNARMA formula un interrogativo destinato ad alimentare la polemica: “A parti invertite, cosa sarebbe successo a un servitore dello Stato?”
Una domanda che il sindacato accompagna con una risposta amara e tagliente: “La risposta, purtroppo, la conosciamo tutti.”
🎥 Segui InfoDifesa anche su YouTube!
Approfondimenti, notizie, interviste esclusive e analisi sul mondo della difesa, delle forze armate e della sicurezza: iscriviti al canale ufficiale di InfoDifesa per non perdere nessun aggiornamento.
🔔 ISCRIVITI ORAUnisciti alla community di InfoDifesa: oltre 30.000 utenti già ci seguono!
📲 Unisciti al canale WhatsApp di Infodifesa!
Vuoi ricevere aggiornamenti, notizie esclusive e approfondimenti direttamente sul tuo smartphone? Iscriviti ora al nostro canale ufficiale WhatsApp!
✅ Iscriviti su WhatsAppSenza spam. Solo ciò che ti interessa davvero.