Il governo non si smuove dalle sueposizione e intende sborsare circa 300 milioni di euro per lo sblocco dei contratti sugli statali. I margini di aumento sono limitati anche perché, è il ragionamento prevalente a Palazzo Chigi, nei sei anni di mancata rivalutazione, l’inflazione si è tenuta a livelli bassi.
Non solo, ma chi percepisce uno stipendio fino a 24.000 euro l’anno e parzialmente fino a 26.000 euro, riceve anche un bonus supplementare di 80 euro netti al mese. A essere coinvolti dallo stanziamento, poi, saranno solo i dipendenti degli uffici centrali, e non di quelli delle regioni e degli enti locali, comprese le forze di polizia.
All’orizzonte si profila però un aspro scontro con i sindacati che giudicano insufficienti le
risorse immaginate. La situazione è così incandescente che è già partita la mobilitazione dei lavoratori pubblici per un contratto vero. Cgil, Cisl e Uil sono ufficialmente scesi in campo, indicano la data della manifestazione nazionale, sabato 28 novembre a
Roma, scuola compresa, e si dicono pronti allo sciopero generale. La loro richiesta è semplice e diretta. un rinnovo “dignitoso”, che significa un aumento medio di 150 euro sulla buste paga. Nel corso della settimana, la protesta contro il blocco degli stanziamenti per il salario è scoppiata anche nei Ministeri.
Sono stati duemila i dipendenti del Ministero dell’Economia usciti dagli uffici e scesi nei cortili per manifestare il loro disappunto. Le Rsu del Tesoro hanno proclamato l’assemblea permanente chiedendo un incontro al ministro. La situazione è in continua evoluzione, anche perché il Ministero della Funzione Pubblica è impegnato alla riduzione da 11 a 4 dei comparti.