Arma dei Carabinieri e sindacati. Ieri incontro col Generale Luzi

Il generale Luzi ha ben spiegato quanto sia contro l’ipocrisia del “doppiocappello”, del sindacobacocerista (come lo è il consiglio di stato), ma che non potendo impedirlo si affida alla coerenza delle persone (un inguaribile ottimista il nostro Comandante, gliene devo dare atto). Magari il comgen non sa che girano messaggi nei quali si annunciano visite nei reparti come cocercobaristi nei quali viene anche “ricordato” che sono referenti di  specifiche sigle e che se qualcuno vuole approfittare lo può far presente in privato, o, altro esempio, che ci siano comunicati sindacali che vengano firmati cocer/sigla allo stesso tempo.

Ricordiamo allo stesso tempo al Comandante Generale che alle feste dell’Arma non abbiamo visto invitate le sigle sindacali ma solo la rappresentanza (magari potrebbe lui dare esempio di coerenza), e che, soprattutto, la legge 46/2022 da domani 27 maggio è in vigore, i decreti da fare non ne fermano l’efficacia.

Ma torniamo all’incontro. Pensate che alla entrata del Generale Luzi nel cinema di viale Romania è stato dato l’attenti (in un incontro sindacale…) e tutti quelli probabilmente in servizio hanno ottemperato all’ordine. A me non sorprende che tanti segretari coceristi abbiano eseguito il comando, come non sorprende che uno di loro abbia portato un dono, o che un altro abbia iniziato il suo intervento da sindacocerista con il “comandi!” (chissà se i suoi iscritti lo sanno), che altri abbiano lodato l’azione della rappresentanza pagata dal datore di lavoro (è molto palpabile ormai la preoccupazione della fine dei benefit e del tempo libero, strapagato, per non fare quello che avrebbero dovuto fare: lottare contro le ingiustizie e contro la discrezionalità soggettive).

Come non sorprende che ci sono dirigenti sindacali che dicono in giro che sono i primi, omettendo ai Colleghi che il decreto legislativo che disciplina la rappresentatività già esiste, il 165/2001, e che se non passeranno al minimo della quota da riscuotere (lo 0,50% dello stipendio, come afferma la legge e non qualche euro come dicono) non esistono come sigla sindacale perché non potranno sedere ai tavoli né avere agibilità sindacale per rappresentare quei Colleghi ai quali, logicamente, non si racconta tutto tutto (che poi come fanno a sapere il numero degli iscritti delle altre sigle?).

Tra l’altro ancora c’è chi pensa che fare sindacato sia una gara a chi ha avuto l’autorizzazione per primo, a chi è più antico, a chi è in testa, dimenticando che “sindacare” è essere trasparenti, indipendenti e terzi ed essere riconosciuti dai Colleghi in grado di esserlo costantemente. Non può esistere antagonismo tra vere organizzazioni sindacali, perché il fine del sindacato è unico.

Noi siamo al quarto anno di attività, i Colleghi leggono tutti i giorni cosa abbiamo fatto e cosa stiamo portando avanti con il Nuovo Sindacato Carabinieri, che ho fondato e di cui faccio orgogliosamente parte: un insieme di Carabinieri Lavoratori che vogliono esclusivamente mantenere la propria autonomia nelle relazioni sindacali, e che ha chiesto, di nuovo ieri, come da dall’inizio della nostra attività, di iniziare e alimentare realmente un progetto partecipato per garantire e tutelare i Diritti, la Sicurezza e la Serenità delle Donne e degli Uomini dell’Arma. Siamo pronti a farlo insieme a chiunque condivida l’indipendenza nel fare Sindacato, il resto lo lasciamo volentieri agli altri.

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