Appuntato col vizio della cocaina, rimproverato dal boss perché non salda il debito

Una divisa sporca con il vizio della droga. Tra i clienti insolventi della consorteria di Scorrano è stato identificato anche un carabiniere salentino in servizio in una città del Lazio. L’attività di intercettazione ha fatto emergere l’interessamento in prima persona del capoclan per il recupero del considerevole debito contratto da un appuntato (che non risulta indagato). Il 5 marzo di un anno fa Giuseppe Amato inviava al militare un messaggio sollecitandolo in relazione ad una questione rimasta in sospeso: Cimo fare”. Al che il carabiniere: “Mi organizzo cerco in settimana”.

A seguito dell’inerzia del militare, il carabiniere si sarebbe rifatto vivo a distanza di tempo con un messaggio: “Per l’intonaco della stanza è possibile adesso che vengo per le ferie a pasqua ti chiedo scusa che ti metto in difficoltà. Se riesco a scendere prima ti avviso personalmente”. Terminologia, secondo gli inquirenti, che rimanda a sostanza stupefacente del tipo cocaina visto che il termine utilizzato è ricorrente nel mondo del traffico di sostanze stupefacenti proprio per indicare quel tipo di sostanza.

I solleciti relativi all’estinzione del debito contratto proseguivano nei mesi successivi a cui il militare si giustificava con l’avvenuta sospensione dal servizio: “Io per il momento nn so che fare so onesto devo aspettare ho avuto problemi grossi con il lavoro sono a casa. Come mi rientra qualcosa sarà il primo pensiero. Nn ho soluzione a oggi. Ma sappi bene adesso che ho risolto nn vedo l’ora di finire il lavoro”. Il 14 luglio Giuseppe Amato contattava nuovamente l’appuntato rimproverandogli che, benché si trovasse nel Salento da diverso tempo, non si era fatto ancora sentire da lui con il debitore che lo rassicurava che lo avrebbe raggiunto il giorno dopo.

La situazione di empasse sembra sbloccarsi il 17 luglio quando il militare, rientrato nel Lazio, contatta il fratello riferendogli che aveva fatto un bonifico di 3mila e 750 euro precisando che 750 euro erano destinati al padre mentre 3mila euro doveva consegnarli a Tommaso, identificabile, secondo gli investigatori, in Tommaso Rausa.

La conferma che Rausa avrebbe dovuto consegnare 3mila euro a Giuseppe Amato quale debito contratto dal militare si aveva con il contenuto della conversazione in cui quest’ultimo informava Amato dell’avvenuta consegna del denaro, utilizzando un linguaggio criptico. “Allora niente, tutto apposto, il pezzo della Vespa l’ho preso, quello che avevamo ordinato su eBay; tutto apposto. Adesso mio fratello piccolo, ho mandato mio fratello piccolo, gli ho detto: guarda dallo a Tommaso, poi non c’è problemi insomma. Va bene?”.

Il successivo 19 luglio il carabiniere contattava proprio Tommaso Rausa per sincerarsi dell’avvenuto pagamento: Rausa: “Non mi ha chiamato nessuno..ci sentiamo dopo..ciao; Carabiniere: “Ohu, mi senti? Rausa: Ohu, sbrigati che sto sulla scala..ci sentiamo dopo”; Cotardo: “Va bene..ti ha chiamato Dario? Ti ha chiamato Dario?”. Dalla lettura delle captazioni emerge dunque con chiarezza, nonostante il linguaggio criptico impiegato, come l’appuntato fosse debitore di una fornitura di droga nei confronti di Giuseppe Amato.

Articolo del Corriere Salentino

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