«Ammazzati, buttati dal balcone»: colonnello dei carabinieri indagato per maltrattamenti e lesioni
Vent’anni di accuse tra insulti, umiliazioni e violenze
Insulti ripetuti, offese degradanti, mortificazioni quotidiane e, secondo l’accusa, anche aggressioni fisiche. È questo il quadro al centro dell’inchiesta che coinvolge un colonnello dei carabinieri, oggi indagato per maltrattamenti e lesioni nei confronti della moglie, che lo ha denunciato dopo oltre vent’anni di relazione e una successiva separazione.
Secondo quanto riferito dal legale della donna, per seguire il marito nei suoi avanzamenti di carriera la moglie sarebbe stata costretta a lasciare il lavoro. Nel frattempo, sempre secondo la denuncia, lui avrebbe continuato a rivolgersi a lei con espressioni offensive e svalutanti, definendola “incapace” e “nullafacente”, con insulti reiterati nel tempo.
La denuncia dopo il percorso in un centro antiviolenza
Dopo una lunga convivenza segnata, secondo l’impianto accusatorio, da vessazioni protratte nel tempo, la donna ha deciso di chiedere aiuto. Stando a quanto spiegato dal suo avvocato, la presunta vittima avrebbe maturato la consapevolezza dell’illiceità di quei comportamenti solo dopo un forte malessere psicologico, rivolgendosi quindi a un centro antiviolenza.
Con il supporto della struttura, ha poi presentato denuncia in Procura, affidandosi successivamente ai propri legali per l’assistenza giudiziaria. Un passaggio che segna la svolta in una vicenda descritta come un calvario durato quasi un quarto di secolo.
Indagini preliminari chiuse: chiesto il rinvio a giudizio
Sul piano giudiziario, il fascicolo ha già compiuto un primo passaggio rilevante. A circa quattro mesi dalla denuncia, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, accompagnato dalla richiesta di rinvio a giudizio.
Un’accelerazione che conferma la rilevanza attribuita dagli inquirenti agli elementi raccolti in questa fase. Ora la vicenda è attesa ai successivi sviluppi processuali, mentre la difesa dell’indagato ha già fatto sapere che i fatti verranno “chiariti nelle sedi opportune”.
Le frasi shock contestate: “Fai schifo”, “Sei una cretina”
Secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia e riportata nelle carte dell’accusa, le offese sarebbero iniziate poco dopo il 2000 e si sarebbero protratte per anni. Tra le frasi contestate figurano espressioni fortemente umilianti, anche sul piano fisico e personale: “Sei pelata, fai schifo”, “Non sai fare niente”, “Non capisci nulla”, “Sei una cretina”.
La donna sostiene di essere stata sistematicamente svilita non solo come moglie, ma anche come persona, con un’escalation di denigrazioni che avrebbe progressivamente minato il suo equilibrio psicologico. In alcuni passaggi, le contestazioni fanno riferimento anche a offese legate all’aspetto esteriore e all’igiene personale.
Umiliazioni anche davanti ai figli
Tra gli aspetti più delicati emersi nella denuncia c’è il riferimento a presunte umiliazioni pronunciate anche davanti ai figli. Secondo l’accusa, il colonnello dei carabinieri avrebbe detto alla moglie che i ragazzi non avrebbero voluto stare con lei, arrivando a sostenere che la odiavano, così come altri familiari.
Si tratta di un elemento che, se confermato, aggraverebbe ulteriormente il quadro relazionale descritto dagli inquirenti: non solo offese private, ma una sistematica opera di delegittimazione familiare, consumata anche in presenza dei figli e finalizzata, secondo l’ipotesi accusatoria, a isolare e mortificare la donna.
Le presunte aggressioni fisiche: pugni, spinte e lesioni
Alle violenze verbali si sarebbero aggiunti, secondo gli atti, anche episodi di violenza fisica. Gli inquirenti contestano al militare di aver colpito la moglie con pugni in più occasioni nel corso degli anni. In un episodio, l’avrebbe spinta contro lo sportello dell’auto.
Tra le frasi più gravi riportate nella ricostruzione accusatoria compare anche l’invito a togliersi la vita: “Ammazzati, buttati dal balcone”. Parole pesantissime che compaiono nel quadro delineato dalla Procura e che rappresentano uno dei punti più drammatici dell’intera vicenda.
L’episodio del 2023 e la decisione di denunciare
Fra gli episodi finiti al centro degli accertamenti c’è anche quello risalente al 13 giugno 2023. Secondo la ricostruzione investigativa, nel corso di un litigio il colonnello avrebbe afferrato la moglie per un braccio e l’avrebbe strattonata con forza, procurandole lesioni giudicate guaribili in sette giorni.
Nonostante quell’episodio, la donna avrebbe inizialmente resistito ancora per qualche tempo, nella speranza di un cambiamento. Ma, sempre secondo quanto emerso, le vessazioni non si sarebbero interrotte. Da lì la decisione definitiva di rivolgersi ai legali e di presentare denuncia alla Procura.
Una vicenda delicata, tutta da verificare in aula
Al momento, il procedimento si trova ancora nella fase che precede l’eventuale giudizio e le accuse dovranno essere verificate nelle sedi competenti. Resta però un impianto accusatorio pesante, costruito su una sequenza di condotte che, secondo la Procura, avrebbero trasformato la vita coniugale della donna in una lunga spirale di paura, umiliazione e sofferenza.
Sul fronte della difesa, la posizione del colonnello dei carabinieri resta ferma nella volontà di contestare gli addebiti. Sul fronte dell’accusa, invece, la chiusura delle indagini e la richiesta di rinvio a giudizio segnano un passaggio netto: la vicenda è ormai entrata nel vivo giudiziario.
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