“Infame, non sei degno della divisa”, Stalking a un vigile del fuoco, carabiniere arrestato

“Infame. Nun sei degno della divisa”. La scritta con lo spray è apparsa in diversi punti sulle mura di Città della Pieve: a vergarla c’è il sospetto che sia stato proprio un carabiniere, ora agli arresti domiciliari, accusato di aver più volte molestato e minacciato un pompiere residente nella patria del Perugino. La vicenda è lunga e articolata e prende piede proprio da una denuncia sporta dal vigile del fuoco e dalla sua compagna ai carabinieri di Città della Pieve. La coppia racconta una serie di persecuzioni subite nell’estate scorsa: fanno nome e cognome e spiegano che un militare (residente ma non operante nell’area pievese) ha preso di mira entrambi, il pompiere in particolare.

Lo chiama, lo accusa di avere una serie di relazioni sentimentali intrattenute con altre donne, lo minaccia di rivelare tutto a sua moglie e gli intima di interrompere le presunte relazioni perché in caso contrario “gliel’avrebbe fatta pagare” oltre a “fargli perdere il posto di lavoro”, scrive il pubblico ministero Giuseppe Petrazzini nella richiesta di giudizio immediato.

Fra giugno e luglio del 2020 il carabiniere avrebbe incontrato e affiancato, a bordo di una motocicletta, l’uomo che viaggiava in auto, provocando così nella vittima uno stato di timore per l’incolumità propria e dei suoi cari. Un incubo, stando al racconto della famiglia, che si sarebbe aggravato in una escalation di episodi, fino ad avvicinare la moglie del vigile quando lo incontrava in compagnia di quest’ultimo ma anche quando era sola.

Ad agosto il gip Angela Avila del Tribunale di Perugia emette nei confronti del militare un’ordinanza con divieto di avvicinamento alla famiglia: ordine che il militare è ora accusato di aver violato con almeno tre tentativi di chiamata tramite whatsapp nei confronti del pompiere. Inoltre secondo gli inquirenti è stato sempre il militare a vergare sui muri e sulle strade di Città della Pieve le scritte minacciose comparse in un garage interrato di via Po’ di Mezzo e lungo le mura di via Melosio a Città della Pieve. Non solo.

L’indagato non si è accorto che nel frattempo gli era stato piazzato un rilevatore Gps sull’auto e che gli investigatori avevano tracciato così decine di spostamenti non autorizzati tra Foligno, Bastia Umbra, Magione, Città della Pieve: luoghi dove non sarebbe potuto andare. Oltre al divieto di avvicinamento doveva rispettare anche quello di ingresso nella maggior parte dei comuni della Provincia.

Dinanzi alle ripetute violazioni il pm ha chiesto e ottenuto al giudice l’aggravamento della misura cautelare facendo scattare stavolta gli arresti domiciliari.

Redazione articolo a cura Eri.P. e Sa.Mi.per la Nazione

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