Amianto in basi ed elicotteri. La Guardia di Finanza resta a terra

(di Valentina Renzopaoli) – Motori
spenti, elicotteri a terra e sigilli all’hangar che ospitano alcuni laboratori
di meccanica. A Pratica di Mare, così come a Napoli, Catania e Palermo alcuni
dei velivoli in dotazione alla Guardia di Finanza non possono decollare, almeno
fino a quando mezzi e base non saranno bonificati dalla presenza di amianto.

A
distanza di qualche mese dallo scandalo che ha chiamato in causa l’aviazione
della Marina Militare, ecco la notizia choc che investe anche gli elicotteri
prodotti dalla Augusta Westland, società controllata da Finmeccanica, per le
Fiamme Gialle. Secondo i documenti in possesso di affaritaliani.it centinaia di
piccoli pezzi di amianto sarebbero presenti nei velivoli e avrebbero disperso
polveri e fibre dannose in alcuni laboratori e uffici. Tanto che pochi giorni
fa, il 9 gennaio il Comando del Reparto T.L.A. Aereo invia una lettera ufficiale
che stabilisce la cessione di tutte le attività nei laboratori della Squadra
Elettromeccanici di Bordo e Motoristi.
Ecco
cosa scrive l’alto ufficiale: “In data 9 gennaio 2014 il Comandante del Reparto
T.L.A. Aereo di Pratica di Mare ha comunicato l’esito delle analisi eseguite in
data 30 dicembre 2013, relativamente alla ricerca delle fibre aereo disperse di
asbesto nell’ambito dell’autorimessa sede del I Gruppo Aereo”. E prosegue:
“Visto l’esito delle analisi, che hanno rilevato il superamento dei limiti
previsti dalla legislazione italiana, lo stesso ha disposto, a titolo
precauzionale, la cessazione di ogni attività lavorativa nei laboratori della
Squadra Elettromeccanici di Bordo e Motoristi”.
E il Comando generale della Guardia di Finanza, conferma la ricostruzione di
Affaritaliani.it: “Sin dalla scorsa estate è stata avviata un’articolata
attività di controllo nel Comparto Aereo della Guardia di Finanza avendo
acquisito la notizia della probabile presenza di amianto in alcune parti degli
elicotteri in servizio – scrive l’Ufficio stampa del Corpo, rispondendo ad una
richiesta ufficiale di Affaritaliani.it – a tal proposito, allo scopo di
tutelare la salute dei meccanici e dei piloti, è stato disposto di iniziativa: il
blocco cautelativo dei due laboratori del Reparto Tecnico Logistico
Amministrativo Aereo nella base di Pratica di Mare; il fermo cautelativo di
alcuni elicotteri in dotazione ai reparti di volo. Per entrambi sono in corso
approfondimenti tecnici”.
Dunque,
l’amianto c’è la Finanza l’ha scoperto quando è venuto fuori il problema della
Marina e già sono in corso gli esami tecnici su mezzi e laboratori per tutelare
al massimo l’incolumità dei militari”.

L’intera
vicenda inizia quando si è ammalato per mesotelioma pleurico il Maresciallo della
Guardia di Finanza G.M. che, assistito dall’avvocato Ezio Bonanni, aveva
esposto i fatti all’Autorità Giudiziaria e la Procura di Padova aveva aperto
un’indagine. Quando poi la scorsa estate viene diffusa dalle pagine
dell’Huffington Post la notizia che gli elicotteri della Marina Militare sono a
rischio amianto, alcuni finanzieri dell’Osservatorio Nazionale Amianto
segnalano il sospetto anche negli elicotteri della GdF. Dalle Fiamme Gialle la
riposta è stata immediata con una serie di indagini interne per capire se le
stesse componenti che contengono il materiale killer, fossero presenti anche
sugli elicotteri di sua dotazione. Si tratta essenzialmente di guarnizioni di
assemblamento presenti nei motori e nell’accoppiamento delle flange.
Non c’è alcun dubbio sulla presenza di amianto e lo dicono le analisi,
effettuate dalla Asl di Viterbo che ospita il Centro Regionale Amianto, rese
note lo scorso 30 dicembre. Un fulmine a ciel sereno per i militari, circa
quattrocento nella base di Pratica di Mare. Nessuno di loro aveva mai
sospettato di nulla. Circa centocinquanta si occupano di manutenzione: ogni
giorno a mani nude e senza alcuna protezione smontano e rimontano pezzi e
componenti. Il 15 gennaio parte il primo esposto: sette militari presentano un
esposto alla stazione dei Carabinieri di Aprilia chiedendo che confluisca nel
fascicolo già pendente presso la Procura della Repubblica di Padova. Questi
militari, attraverso l’avvocato Ezio Bonanni, chiedono non solo la bonifica, ma
anche il prepensionamento, essendo professionalmente rimasti esposti a polveri
e fibre di amianto.
Fonte:www.affaritaliani.it

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