Alt della polizia, la nuova stretta non basta: perché scappare dai posti di controllo resta ancora conveniente
L’intervento del Governo si ferma a metà strada
L’intervento del Governo sulla fuga dai posti di controllo va nella direzione giusta, ma si ferma a metà strada. Con l’ultimo decreto sicurezza, è stata finalmente introdotta una risposta penale seria contro chi, violando l’alt delle forze dell’ordine, si dà alla fuga con modalità tali da mettere in pericolo l’incolumità altrui. Non è più una semplice disobbedienza stradale, ma un reato punito con la reclusione fino a 5 anni.
Il problema è ciò che la riforma non ha fatto
Il problema è ciò che la riforma non ha fatto perché il legislatore ha aggravato la posizione di chi fugge, ma non ha modificato la posizione di chi dovrebbe interrompere quella fuga. Infatti, l’articolo 177 del Codice della strada ancora consente ai veicoli di polizia, in servizio urgente e con sirena e lampeggiante attivati, di derogare alle ordinarie regole della circolazione, ma aggiunge subito dopo un limite paralizzante: anche in quel caso, il conducente deve rispettare le regole di comune prudenza e diligenza.
Un inseguimento non è una normale attività di circolazione
In astratto sembra una formula ragionevole, ma un inseguimento non è una normale attività di circolazione. È un’attività operativa ad alto rischio, compiuta per impedire che un soggetto già pericoloso continui a fuggire e a mettere in pericolo altri. Trattare quella condotta come se fosse una guida qualunque, sottoposta agli stessi criteri del cittadino comune, significa abbandonare l’operatore a se stesso.
Il paradosso dello Stato
Il paradosso è che, da un lato, lo Stato dice al fuggitivo: se scappi in modo pericoloso, rischi molto di più; dall’altro, dice al poliziotto: mentre lo insegui, dovrai comunque rispondere secondo i parametri ordinari della prudenza stradale.
La fuga rischia di restare la scelta più conveniente
Così il risultato rischia di essere opposto a quello voluto. Più la pena aumenta, più chi fugge avrà interesse a non farsi prendere. Se sa che dall’altra parte gli strumenti operativi delle forze dell’ordine restano sostanzialmente gli stessi, la fuga continuerà ad apparirgli come la scelta più conveniente.
Servono regole operative speciali
La riforma avrebbe dovuto completare il ragionamento. Se si introduce una fattispecie severa contro la fuga pericolosa, bisogna anche disciplinare in modo chiaro l’inseguimento di polizia: quali manovre sono consentite, entro quali limiti, con quali criteri di valutazione ex ante e non con il senno di poi. Servono regole operative speciali, non l’applicazione della prudenza stradale comune a un’attività che comune non è.
Meglio scappare che fermarsi
Altrimenti il messaggio finale resta ambiguo: lo Stato punisce più duramente chi scappa, ma continua a non dare piena copertura normativa a chi deve fermarlo. E finché un appartenente alle forze dell’ordine dovrà inseguire un fuggitivo ragionando come se stesse semplicemente attraversando un incrocio nel traffico ordinario, per molti delinquenti continuerà a valere una regola semplicissima: meglio scappare che fermarsi.
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