13ENNE SI UCCIDE COL FUCILE DEL PADRE, UN MILITARE DELL’AERONAUTICA

Decidere di morire, nel silenzio di un sonnolento pomeriggio invernale, con un colpo esploso da un fucile da caccia. Francesco Porcu, 13 anni (ne avrebbe compiuti 14 anni il prossimo 24 gennaio), introverso e sensibile come molti adolescenti, ha scelto di andarsene in questa maniera. Con una fucilata, nella sua casa di Galtellì. A trovarlo ormai senza vita, ieri intorno alle 16, è stata la sorella maggiore. Papà Giovanni, militare dell’Aeronautica e sindaco del paese e mamma Giuseppina Anedda, cassiera in un supermercato, erano fuori casa, la sorellina minore ancora alla scuola materna.

Un unico colpo esploso dal fucile del padre, esperto cacciatore che di recente aveva deciso di portare con sé il ragazzino nelle battute di caccia, lo ha raggiunto al volto. Inutili i soccorsi. Francesco è spirato quasi sicuramente sul colpo, nel seminterrato di casa, una villetta alla periferia del centro della bassa Baronia. Il volto ancora infantile, che faceva capolino sorridente da alcune foto nel profilo Facebook del papà, violato dai pallettoni.

Quando la sorella 16enne ha chiamato i familiari (e i soccorritori del 118) la tragedia si era già consumata. Una tragedia senza alcuna motivazione apparente. Tanto che, superato lo choc iniziale, chi è arrivato sul luogo per prestare – inutilmente – i primi soccorsi ha pensato che si fosse trattato di un incidente domestico. E che il ragazzo, ancora inesperto, nel maneggiare l’arma avesse premuto il grilletto accidentalmente ferendosi mortalmente.

Ma una lettera di saluto ai familiari, che è stata trovata nella villetta, ha squarciato il velo su una realtà ancora più dolorosa e devastante: il ragazzino avrebbe deciso deliberatamente di uccidersi. Ipotesi che appare sempre più fondata e su cui, tuttavia, la procura della Repubblica che si sta occupando della vicenda mantiene il riserbo più stretto. A Galtellì ieri pomeriggio sono arrivati sia il procuratore capo di Nuoro, Andrea Garau, che il sostituto Tommaso Giovannelli. Con loro i carabinieri della compagnia di Siniscola. E alle 19,30 è arrivato anche il carro funebre che ha portato la salma all’ospedale del capoluogo. Francesco, che sfrecciava in bicicletta nelle strade del paese, frequentava il primo anno delle superiori all’Ipsia di Pratosardo, a Nuoro.

Un ragazzo studioso che non aveva problemi di sorta e che anzi era in anticipo di un anno nel percorso scolastico rispetto alla sua età. Cosa abbia condotto il secondogenito di una famiglia affiatata, a questa estrema determinazione è inspiegabile. Non se lo spiegano i genitori. Chi è entrato in casa racconta di un padre disperato che non riusciva a capacitarsi di quanto accaduto, «Figlio mio cosa hai fatto», dello strazio di una madre e del dolore inenarrabile in una famiglia. Alle prese con le piccole incombenze quotidiane alle quali si erano aggiunti gli impegni amministrativi di papà Giovanni.

Una famiglia che non poteva certo mettere in conto nulla anche perché nulla poteva far presagire la tragedia. Nel pomeriggio il malore di alcuni familiari, le cure dei soccorritori del 118, e l’andirivieni continuo di parenti ed amici in quella villetta ancora da finire dove Francesco ha vissuto con le sorelle e i genitori.