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La misura è colma. Stavolta il governo ha messo a dura prova la pazienza degli uomini e le donne del Comparto Sicurezza e Difesa. Sono tanti gli stratagemmi che hanno spinto all’estremo la sopportazione.

Cominciamo dagli 80 euro. Abbiamo pubblicato in anteprima la preoccupazione di due delegati del cocer carabinieri che lamentavano il fatto che il governo avesse raccolto in un unico comma “riordino delle carriere ed 80 euro”, disgiungendoli da un “ovvero” di troppo,  che lasciava intendere l’ alternatività dei due provvedimenti.

Per non parlare del riordino delle carriere. Sbandierato da oltre un anno, un gomitolo di lana dato al gatto per tenerlo impegnato con il “risiko” dei gradi e per poi tralasciare o ritenere troppo esose le proposte di chi ha lavorato mesi per costruire un solido futuro del personale delle Forze Armate. Sempre in nome del riordino è passato in secondo piano il rinnovo contrattuale che slitta ogni anno in barba alla sentenza della Corte Costituzionale, e che, quando sarà partorito, porterà in dote cifre identiche (stando alle risorse stanziate) all’indennità di vacanza contrattuale.

Sempre per l’adorato riordino si era detto, poi si sa le cose cambiano strada facendo, che metà del risparmio di spesa derivante dalla soppressione della forestale sarebbe stato utilizzato per mettere a posto le carriere, e quindi giù con il transito dei forestali nell’Arma, non importa se 7000 uomini siano d’accordo o meno e se ancora oggi ancora oggi, non hanno idea di come avverrà l’assorbimento.

Insomma tutto gira intorno ad un riordino fuffa, di un gomitolo nel frattempo trasformato in lanetta, e molti militari e poliziotti hanno compreso che il poker di Alfano (assunzioni, 80 euro, riordino e contratto)  in realtà è un due di picche, che di fatto ha immobilizzato i lavori del comparto sicurezza e difesa per circa un biennio. In questo clima di “disordine” di un riordino dei ruoli che sembra la tela di Penelope, stavolta i proci militari e poliziotti hanno scoperto lo stratagemma governativo per allungare il brodo.

Sono cominciate, già da qualche giorno, infatti, le astensioni dalle mense e molti militari e poliziotti, tranne qualche sparuto caso finito in parlamento, hanno dichiarato apertamente sui social di votare NO al prossimo referendum, prescindendo dal quesito referendario e puntando ad una chiara posizione contro il governo.

Una ferma posizione contro chi credeva di tessere la tela ben oltre il 4 dicembre. Adesso gli stratagemmi per rimediare dovranno essere altri, risorse e chiarezza.

 

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