Volo dal ponte per inseguire un ladro. La morte del poliziotto è senza colpevoli

Nessun colpevole per la morte dell’agente della Polizia stradale di Bellano Francesco Pischedda, perito il 2 febbraio 2017 a seguito delle gravissime lesioni interne causate dalla caduta dal cavalcavia della statale 36 di Curcio, a Colico, mentre tentava di fermare un ladro in fuga.

Il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale di Lecco Salvatore Catalano ha sciolto ieri la riserva posta oltre un mese fa – era il 27 marzo scorso – sulla richiesta della Procura di archiviare il fascicolo d’inchiesta contro ignoti per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, accogliendo l’istanza avanzata dal pubblico ministero Paolo Del Grosso.

Alla richiesta di archiviazione (la seconda, la prima venne rigettata dal precedente gup Massimo Mercaldo, che ordinò alla Procura un supplemento d’indagine) si erano opposti gli avvocati che rappresentano i familiari del giovane poliziotto, morto ad appena 28 anni, chiedendo che si indagasse ancora: soprattutto sulle modalità di gestione dei soccorsi. Pischedda rimase per due ore e 20 minuti a terra, sull’asfalto, sotto la pioggia, prima di essere trasportato in ambulanza all’ospedale di Gravedona dove gli venne diagnosticata una gravissima emorragia interna provocata dalla rottura dell’aorta a cui al nosocomio dell’alto lago non era possibile far fronte. E che venne dunque “dirottato” all’ospedale di Lecco, dove arrivò, cinque ore e 40 minuti dopo i fatti, ormai esanime.

In sostanza, il giudice Catalano ha accolto la tesi della Procura di Lecco, i cui consulenti avevano rilevato come le lesioni riportate dall’agente nella caduta fossero di gravità tale da non lasciargli possibilità di scampo e che il fattore tempo fosse quindi stato ininfluente per l’evento infausto.