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Modena, incursore del Col Moschin salva una donna dopo l’auto sulla folla: l’elogio di Crosetto

Il militare era lì per caso, ma ha agito come in missione

Nel caos del centro di Modena, mentre la paura correva più veloce delle sirene e a terra restavano i feriti dell’auto piombata sui pedoni, un ufficiale dell’Esercito Italiano ha fatto quello che per molti sarebbe stato impossibile: ha mantenuto lucidità, sangue freddo e capacità di intervento.

Non era in servizio. Non era stato chiamato. Si trovava lì per caso. Ma quell’ufficiale, incursore del 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin, reparto d’élite delle Forze speciali dell’Esercito, è intervenuto immediatamente per soccorrere una delle persone travolte, assistendola fino all’arrivo dei sanitari.

Un gesto rapido, concreto, senza proclami. Nel momento più buio, quando il centro storico era diventato una scena di panico, il militare ha messo in campo addestramento, freddezza e senso del dovere.

L’auto a folle velocità in via Emilia Centro

Il gravissimo episodio si è verificato nel pomeriggio di sabato 16 maggio 2026, intorno alle 16:30, nel cuore di Modena.

Secondo la ricostruzione emersa nelle ore successive, un’auto sarebbe piombata su via Emilia Centro a velocità altissima, stimata attorno ai 100 chilometri orari. La vettura avrebbe proceduto a zig-zag, travolgendo diversi passanti lungo il percorso.

La corsa si è conclusa contro la vetrina di un negozio, dopo aver seminato terrore tra chi si trovava in strada in quel momento. Il bilancio parla di otto feriti, quattro dei quali in condizioni critiche.

La donna gravissima e il laccio emostatico

Tra le persone colpite, la situazione più drammatica riguarda una donna di 55 anni, rimasta schiacciata dalla vettura contro le mura di un palazzo. L’impatto le avrebbe provocato lesioni devastanti agli arti inferiori.

È in quei secondi che l’ufficiale incursore del Col Moschin è intervenuto. Secondo quanto emerso, il militare avrebbe utilizzato un laccio emostatico militare, un tourniquet, per contenere l’emorragia e impedire che la donna morisse sul posto per shock emorragico.

Un intervento tecnico, durissimo, fatto in una situazione caotica e sotto pressione. Non una scena da film, ma una manovra salvavita eseguita nel mezzo della strada, tra sangue, urla e confusione.

La donna è stata poi affidata ai sanitari del 118 e trasferita in condizioni gravissime. È ricoverata in prognosi riservata e resta in pericolo di vita.

Crosetto: “Professionalità e senso del dovere non finiscono con l’orario di lavoro”

Il gesto del militare è stato sottolineato dal ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha voluto rimarcare il valore dell’intervento.

“Un gesto concreto che conferma come professionalità, spirito di servizio e senso del dovere non si fermino con la fine dell’orario di lavoro, ma rappresentino valori profondamente radicati nel personale della Difesa, anche nella vita quotidiana”, ha dichiarato il ministro.

Parole che descrivono con precisione quanto accaduto: l’ufficiale non ha esitato, non si è limitato ad attendere i soccorsi, non è rimasto spettatore. Ha agito. E lo ha fatto nel momento in cui ogni secondo poteva decidere la vita o la morte di una persona.

La fuga del conducente e il coltello contro chi cercava di fermarlo

Dopo lo schianto, il conducente dell’auto è sceso dall’abitacolo e ha tentato di fuggire a piedi. Alcuni cittadini, vedendo la scena e capendo la gravità di quanto appena accaduto, hanno cercato di bloccarlo.

La reazione dell’uomo sarebbe stata violentissima: avrebbe estratto un coltello e ferito uno dei passanti intervenuti per fermarlo.

A quel punto, grazie all’azione di quattro o cinque cittadini e all’arrivo immediato delle volanti della Polizia di Stato, il soggetto è stato immobilizzato e portato in Questura.

È uno degli aspetti più duri della vicenda: dopo aver travolto persone in strada, il conducente avrebbe tentato di sottrarsi alla cattura e avrebbe colpito chi provava a impedirgli la fuga.

Chi è l’uomo fermato

Il conducente è un 31enne cittadino italiano di origini marocchine, residente a Ravarino, in provincia di Modena. Secondo quanto emerso, sarebbe laureato in Economia.

Nei suoi confronti la Procura di Modena ha formulato accuse pesantissime: strage e lesioni aggravate. Durante il primo interrogatorio davanti ai magistrati, l’uomo si è avvalso della facoltà di non rispondere.

Gli investigatori stanno lavorando per ricostruire con precisione il movente e la sequenza dei fatti, dalla folle corsa in centro fino al tentativo di fuga dopo lo schianto.

I precedenti clinici e la pista terroristica esclusa

Dagli accertamenti emersi, il 31enne sarebbe stato già noto alle autorità sanitarie e in passato sottoposto a cure e trattamenti psichiatrici.

Il Viminale avrebbe escluso una matrice terroristica strutturata, orientando la lettura dell’episodio verso un quadro di grave squilibrio psichico.

Resta però intatta la gravità del gesto e delle sue conseguenze: una città colpita nel suo centro storico, passanti falciati in pieno giorno, famiglie sotto choc e feriti che lottano tra la vita e la morte.

Il bollettino dei feriti

Il bilancio ufficiale è di otto persone ferite, di cui quattro in condizioni critiche.

La donna soccorsa dall’ufficiale incursore è tra i casi più gravi. Dopo essere stata stabilizzata sul posto, è stata trasferita d’urgenza e resta ricoverata in prognosi riservata.

Tra i feriti più critici c’è anche un uomo di 52 anni, trasferito insieme alla donna all’Ospedale Maggiore di Bologna in elisoccorso. Entrambi sono stati affidati alla Rianimazione e sottoposti a delicati interventi chirurgici stabilizzanti.

I medici considerano decisive le prossime 48-72 ore, fondamentali per valutare la sopravvivenza e l’evoluzione clinica dei pazienti più gravi.

Gli altri feriti sono stati distribuiti tra gli ospedali di Modena e Baggiovara. Per loro si parla di traumi multipli e ferite di diversa entità, ma non sarebbero in imminente pericolo di vita. Tra questi anche il passante ferito con il coltello durante il tentativo di bloccare il conducente.

Una città ferita nel suo cuore

Quanto accaduto in via Emilia Centro ha lasciato Modena sotto choc. Un sabato pomeriggio qualunque si è trasformato in una scena di devastazione: un’auto lanciata tra i pedoni, corpi a terra, cittadini in fuga, altri invece pronti a rischiare in prima persona per fermare il responsabile.

In questo quadro, l’intervento dell’ufficiale incursore del 9° Col Moschin ha assunto un valore ancora più forte. Non cancella l’orrore, non attenua il dolore delle vittime, ma racconta una reazione immediata e concreta davanti alla violenza.

Il gesto che ha fatto la differenza

Ci sono momenti in cui il confine tra tragedia e sopravvivenza passa da una scelta istantanea. A Modena, quella scelta l’ha fatta un militare fuori servizio.

L’ufficiale del 9° Reggimento d’Assalto Paracadutisti “Col Moschin” non si è tirato indietro. Ha raggiunto una donna gravemente ferita, ha applicato le competenze maturate nell’addestramento militare e ha continuato ad assisterla fino all’arrivo dei soccorsi.

È questo il dettaglio che resta più di tutti: mentre la città piombava nel terrore, un incursore dell’Esercito ha trasformato l’addestramento in soccorso, la disciplina in sangue freddo, il dovere in un gesto capace di salvare una vita.

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Laura Bianchi – Esperta in relazioni sindacali militari e di polizia
Esperta in relazioni sindacali delle Forze Armate e di Polizia

Laura Bianchi

Laura Bianchi è una consulente e analista indipendente specializzata in relazioni sindacali, rappresentanza e tutela del personale delle Forze Armate e delle Forze di Polizia. Si occupa di contrattazione, diritti del personale, evoluzione normativa e dinamiche istituzionali. Su InfoDifesa.it cura approfondimenti basati su fonti ufficiali, documenti sindacali e analisi del contesto giuridico e operativo.