Torino, il comandante (ora ex) dei carabinieri che si faceva togliere le multe: condannato a 2 anni

Truffa e abuso d’ufficio. E – se la sentenza passerà in giudicato – interdizione dal servizio per un anno e sette mesi. Questo rischia il luogotenente Filippo Cardillo, 55 anni, ex comandante della caserma di San Salvario. Almeno secondo il giudice Pier Giorgio Balestretti che lo ha condannato a due anni e due mesi in primo grado sposando la linea del pm Francesco Pelosi.

Cardillo fece cancellare 17 multe tra il 2011 e il 2012 che aveva preso lui stesso. Dopo la notifica faceva ricorso al Prefetto «attestando falsamente che il veicolo era a lui in uso per motivi di polizia giudiziaria». Verbali cancellati, fino a quando qualcuno non ha notato le anomalie. E sono stati gli stessi carabinieri (del pool di giudiziaria della procura) a condurre l’inchiesta sul collega. «Analizzando gli orari delle multe con gli orari di presenza di Cardillo in ufficio gli inquirenti – scrive il giudice – avevano notato che nelle medesime date il militare risultava assente per licenza o malattia». Dicono gli ex sottoposti che Cardillo, difeso dal legale Oliviero dal Fiume, «era un comandante spesso assente» tanto che la sua «scarsa presenza in ufficio» gli era valsa il soprannome di «ghost (fantasma)». Lui si è difeso precisando di non essere «un comandante da scrivania». Sia come sia, molti dei suoi militari gli prestavano l’auto che lui – a volte – ha utilizzato per motivi personali. Solo un carabiniere si è opposto «ed è passato alla storia, ma è stato destinato a svolgere turni maggiormente gravosi».

Incrociando poi il segnale gps del telefonino e le tracciature bancomat con gli orari di servizio, Cardillo figurava al supermercato, in profumeria, in coda alla Soris per pagare multe. E poi c’è una strana vicenda che riguarda un chiosco di bibite al Valentino, di fronte all’ex discoteca Cacao. Cardillo dispose un sequestro «quando non vi erano i caratteri di urgenza e tardò ad eseguire il successivo dissequestro». In aula è emerso come il chiosco facesse concorrenza al catering interno della discoteca, il cui gestore – hanno riferito molti testi – era diventato amico di Cardillo. Lui ha negato il giudice non gli ha creduto. —

Redazione articolo a cura di Giuseppe Legato per la Stampa.it

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