Taranto, «mozzarelle d’oro» nell’appalto mense della Marina: interviene l’Anticorruzione

Quando, nell’ottobre scorso, la Gazzetta (prima) e Confcommercio (subito dopo) sollevarono dubbi sul bando di gara – gestito dagli uffici di Roma – per la fornitura di derrate alimentari per le mense della Marina Militare, la forza armata intervenne, sostenendo che era tutto in regola. Ma alla prova dei fatti quello che appare legittimo si sta rivelando un vero e proprio bagno di sangue economico per le casse pubbliche, con prodotti pagati a peso d’oro, come dimostrano le mozzarelle pugliesi per le quali è spuntata dai listini l’astronomica cifra di 17 euro al chilo.

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LE MODALITÀ –  Il primo scontro fu sulla difficoltà di trovare il bando sui consueti canali. «La gara, suddivisa in trentacinque lotti, e finalizzata alla conclusione di accordi quadro con un unico operatore economico per ciascun lotto, riguarda l’appalto – replicò però la forza armata – per la fornitura di derrate alimentari a favore delle mense della Marina Militare a gestione diretta e mista (nelle aree di Taranto, Brindisi, Sardegna, Venezia, Sicilia, Roma e La Spezia). La procedura utilizzata, al fine di assicurarne la massima pubblicità, è pienamente in linea con le disposizioni di legge». A Confcommercio erano pervenute numerose segnalazioni da parte degli operatori del settore alimentare in merito alle procedure del bando di gara per la fornitura di derrate alimentari per le mense a gestione diretta/mista della Marina Militare. In particolare, numerose furono le richieste di chiarimenti portate all’attenzione dell’amministrazione aggiudicatrice, aventi ad oggetto la manifesta difficoltà, anzitutto di sapere delle procedure in considerazione e poi di reperire la documentazione di gara; traducendosi, di fatto, nell’impossibilità, per molte imprese, di partecipare agli iter amministrativi in argomento.

LA GARA – Per 17 lotti, l’appalto è stato aggiudicato alla Ricci srl Forniture Alimentari di Cesenatico, partecipante unica per ben 10 dei 17 lotti, per un valore complessivo di oltre 32 milioni di euro, con un ribasso bassissimo, in ordine dell’1-2 per cento.

Morale della favola: la pressoché totale assenza di concorrenza ha fatto sì che l’esiguo ribasso operato dall’operatore risultato vincitore sta comportando l’obbligo per la Marina Militare di acquistare prodotti a prezzi sensibilmente superiori a quelli soliti ed a quelli che sarebbero risultati da un normale confronto concorrenziale che sarebbe stato sicuramente garantito da una regolare pubblicazione degli avvisi nell’apposita sezione dedicata agli accordi quadro. Un report riservato di un reparto di Taranto, ad esempio, segnala un aumento della spesa che oscilla, per i vari lotti, tra il 20 e il 110%, fatto che comporterà a breve una considerevole riduzione del quantitativo di merce ordinabile, con significative ripercussioni sulla qualità del servizio offerto ai commensali. Una parte consistente dell’appalto riguarda, d’altronde, la fornitura di prodotti ittici surgelati/freschi, verdure surgelate, semilavorati per la sede di Taranto della Marina Militare, un appalto storicamente molto ricercato dalle ditte tarantine che però, questa volta, non hanno partecipato alla gara perché – fu detto all’epoca – il relativo bando non era stato visibile nel link solitamente usato dalla forza armata nella sezione dedicata del proprio sito web, ovvero appunto i cosiddetti accordi quadro, ma, invece, in un’altra sezione (ma la Marina, lo ribadiamo, ha rivendicato il rispetto delle norme).

Il ricorso al sub-appalto è vietato dal disciplinare di gara ma nelle ultime ore sarebbero spuntati diversi contratti di fornitura con aziende già appaltanti della Marina. La vicenda è già finita all’attenzione dell’Anac e presto potrebbe diventare materia di lavoro per altri organi di controllo.

Redazione articolo a cura di Mimmo Mazza per la Gazzetta del Mezzogiorno

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