SUL CONTRATTO DELLE FORZE DELL’ORDINE IL GOVERNO FA CAMPAGNA ELETTORALE

(di Francesca Musacchio) – «L’obiettivo del governo è quello di fare campagna elettorale pubblicizzando un risultato carente, fuorviante e volto a vendere un prodotto che non corrisponde alla realtà. #NoicosìNoncistiamo». E l’accusa che le organizzazioni sindacali di Polizia, Sap e Osapp, insieme ai Cocer di Marina Militare, Aeronautica e Carabinieri, fanno al governo con il quale, da luglio, sono impegnati nel tavolo per il rinnovo del contratto di tutto il comparto sicurezza.

In realtà, benché i lavori siano stati inaugurati in estate, il primo incontro è avvenuto solo il 22 dicembre, ed è servito al «Governo esclusivamente come propaganda di carattere politico-elettorale». Dopo 5 mesi di attesa e con la pretesa, sempre da parte dei rappresentanti dell’esecutivo, di chiudere subito la questione, il massimo che è stato offerto è un aumento medio di 44 curo al mese in busta paga e la promessa di stipulare in seguito la parte normativa (ad esempio le cifre destinate ai servizi esterni o notturni).

Un atteggiamento che non è piaciuto alle organizzazioni sindacali e ai Cocer e che ha portato ad un successivo peggioramento della situazione all’interno della concertazione. «I nostri equipaggi quando navigano perdono il riconoscimento dell’orario di lavoro che viene “forfettizzato” – dichiara il delegato Luogotenente della Marina-Guardia Costiera, Antonello Ciavarelli – per cui l’attività straordinaria è compensata con meno di tre euro l’ora. Gli stessi scarsi tre curo forfettizzati sono destinati anche agli equipaggi delle Sar delle Capitanerie. Questi e altri sono i problemi da risolvere normativamente e la dignità del nostro personale non può liquidarsi con 40 0 50 curo medi maledetti e subito».

Duro anche il commento del segretario Sap, Gianni Tonelli, che ha spiegato: «Posso anche comprendere l’atteggiamento della parte pubblica, che in questo momento persegue un obiettivo di carattere elettorale, ma la no-stra comunità è bloccata dai trattamenti economici dal 2009, mentre le indennità dal 2002. Il contratto normativo, rimasto indietro di un secolo, ha bisogno di risposte diverse, che non possono essere messe in subordine a quelle del governo. Mi voglio augurare – conclude – che tutte le rappresentanze civili e militari del comparto si passino una mano sulla coscienza e pensino ai colleghi che in strada o nelle missioni all’estero, rischiano la pelle per una manciata dl lenticchie».

Insomma, una questione tutta da risolvere anche perché, solo nell’ultimo incontro avvenuto mercoledì scorso il governo ha presentato tabelle e documenti necessari per la valutazione tecnica. Uno scontro che si consumerà anche nelle prossime riunioni alle quali, pare, i rappresentanti dell’esecutivo si presentano sempre con l’ansia dl chiudere il tavolo. Ecco, dunque, che le organizzazioni sindacali e i Cocer sospettano l’intento di trasformare questa trattativa in uno strumento utile per la campagna elettorale.

«L’obiettivo del Governo appare unicamente quello di affrontare una campagna elettorale pubblicizzando un risultato che, invece, è estremamente carente, fuorviante e volto a “vendere” un prodotto che non corrisponde alla realtà – si legge nella nota diramata ieri – il contratto di lavoro è composto da una parte economica fissa, una accessoria e una parte normativa, pertanto chiediamo, nell’interesse della categoria, di poter siglare un accordo – pur con scarse risorse – nella sua interezza, peraltro auspicando dl poter disporre di tempi necessari per coinvolgere le comunità interne che hanno il diritto di indirizzare le proprie rappresentanze.

La scelta di iniziare le trattative per il rinnovo contrattuale per il triennio 2016/2018 in colpevole ritardo è stata esclusivamente del Governo» e «strumentale all’obiettivo di porre sindacati e Cocer di fronte al muro della fine della legislatura.» (Il Tempo)
 

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