Straordinari fantasma e furgoni per i traslochi: otto poliziotti sotto accusa
Le contestazioni della Procura
Falso, truffa, peculato e false attestazioni: sono i reati che la Procura di Torino contesta a otto agenti del Reparto mobile di via Veglia, finiti al centro di un’inchiesta che svela un sistema di presenze gonfiate, straordinari mai eseguiti e mezzi di servizio usati per faccende private.
Secondo gli inquirenti, tra febbraio e ottobre 2024 gli indagati avrebbero trasformato turni e trasferte in un’occasione per fare altro: smaltire rifiuti ingombranti, caricare rottami ferrosi, traslocare mobili, trasportare legname.
Dai rifiuti ai lavori di casa
Gli episodi contestati delineano un quadro che i magistrati definiscono di “impresa informale”: alcuni agenti avrebbero infatti eseguito lavori di giardinaggio, ristrutturazioni, traslochi e commissioni varie durante l’orario di servizio, incassando compensi in nero.
In un caso, uno dei poliziotti è stato addirittura fotografato insieme a muratori intenti a lavorare nel proprio alloggio, mentre lui risultava ufficialmente impegnato in un corso di aggiornamento sulla violenza di genere.
Le accuse cadute e quelle confermate
Rispetto agli avvisi di garanzia notificati a novembre 2024, sono cadute le ipotesi di associazione a delinquere, invasione di terreni e inquinamento ambientale. Restano però in piedi le contestazioni più gravi, frutto delle indagini coordinate dal pm Giovanni Caspani.
Secondo la ricostruzione, gli agenti incassavano stipendi regolari e straordinari dal Ministero dell’Interno (che in questa vicenda figura come persona offesa), mentre in parallelo portavano avanti lavori privati retribuiti fuori busta.
Le giustificazioni impossibili
Determinante, nelle indagini, è stato l’incrocio tra registri delle presenze e tabulati telefonici, insieme ai dati dei furgoni di servizio. Le giustificazioni fornite dai poliziotti nei fogli di uscita sono apparse subito sospette:
- un «percorso interno alla caserma» lungo 55 chilometri;
- un «percorso misto più volte presso Amiat. Utilizzo interno caserma» che, sulla carta, copriva 405 chilometri e in realtà toccava Rivalta, Villarbasse e Virle;
- un generico «Questura-Ciriè e Rivoli» per coprire mattinate intere dedicate a commissioni private.
Perquisizioni e primi riscontri
Le perquisizioni scattate a novembre 2024 hanno portato al sequestro di cellulari e dispositivi, oltre all’acquisizione dei registri ufficiali dei turni. Già nell’estate 2024 erano emersi riscontri visivi: foto e video documentano gli agenti mentre scaricano macerie e laterizi dai furgoni del reparto.
Ad oggi, gli otto poliziotti non sono stati sospesi dal servizio, ma a titolo cautelare gli è stata ritirata l’arma di ordinanza.
Verso il processo
Nei giorni scorsi gli indagati hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che prelude alla probabile richiesta di rinvio a giudizio.
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