«Sono Yuri, volante 8, sono stato colpito. Perdo molto sangue…». La comunicazione radio è da brividi

(di Rinaldo Frignani) – «Sono Yuri, volante 8, sono stato colpito. Perdo molto sangue…». La comunicazione radio è da brividi. Gela in un attimo chi è in collegamento con «Doppiavela 21». Yuri S., 32 anni, agente scelto e capo pattuglia del Reparto volanti, ha la divisa insanguinata. È seduto sull’auto che un collega guida a tutto gas verso il policlinico Casilino, premendo una mano sul petto del compagno nel tentativo di fermare l’emorragia.

Sembra la scena di un film, invece è tutto vero, all’ora di pranzo, per le strade della periferia di Roma. A colpire l’agente nella zona fra le più problematiche di Tor Bella Monaca è stata una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine, Pietro Maruca, 60 anni: il figlio Manuel è morto nel novembre 2016 appena diciottenne dopo essersi schiantato in auto mentre fuggiva da una volante. Non si esclude che il padre possa aver covato rabbia nei confronti degli agenti, tanto che venerdì mattina, in via dei Cochi, dopo aver aggredito la compagna Barbara e aver incendiato la sua tabaccheria adibita anche a rivendita di giornali, sembra che abbia atteso di proposito l’arrivo della prima pattuglia.

È questa la ricostruzione della Questura, in apprensione per il poliziotto, trasferito al Policlinico Umberto I e ricoverato in Terapia intensiva. Al suo capezzale la giovane moglie, il questore Carmine Esposito e il responsabile dell’Ufficio prevenzione e soccorso pubblico Massimo Improta. Per i medici il 32enne, romano, già appartenente ai reparti di pronto intervento anti-terrorismo (Uopi), non sarebbe in pericolo di vita, ma la prognosi rimane riservata. È stato operato all’emitorace destro, la coltellata non avrebbe leso il polmone. Anche Maruca, bloccato dopo una violenta colluttazione dagli agenti di altri equipaggi, è finito in ospedale (al «Sandro Pertini») in stato di fermo per tentato omicidio. I poliziotti hanno recuperato il coltello usato per ferire il collega: una lama di 16 centimetri ancora sporca di sangue.

A chiamare la polizia è stata la compagna del 60enne. Ubriaco, con un tasso alcolemico 5 volte superiore al limite di legge, Maruca si è avventato sulla donna al culmine di un litigio nel negozio, e poi ha bruciato tutto. A rispondere per prima alla chiamata della sala operativa è stata la volante 8, quella di Tor Bella Monaca. Al suo arrivo sembrava che l’aggressore fosse andato via, invece è piombato alle spalle degli agenti alla guida di una vecchia Renault nera con la quale ha tentato di investire l’agente scelto e ha poi speronato la «pantera».

«Ho rimesso la pistola nella fondina perché dietro a quell’uomo c’erano i colleghi. Non avrei mai potuto sparare, rischiavo di colpire anche loro», ha spiegato Yuri prima di perdere i sensi. Il 60enne ne ha approfittato e lo ha accoltellato sporgendosi dal finestrino, prima di essere disarmato e immobilizzato. Tanti i messaggi di incoraggiamento al poliziotto ferito. «Pena esemplare per l’infame aggressore. Nessuno deve permettersi di toccare i nostri angeli in divisa», chiede il vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini.

Solidarietà dalla presidente del Senato Elisabetta Casellati, dal ministro del Lavoro e vice premier Luigi Di Maio, dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, dalla sindaca Virginia Raggi («Siamo tutti con te») e dal governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Mobilitati i sindacati della polizia. Per il segretario generale del Sap Stefano Paoloni «solo a giugno ci sono state 38 aggressioni con oltre 70 agenti feriti», mentre Cesario Bortone, neo responsabile della Consap, sollecita la fornitura di «giubbotti antiproiettile leggeri e l’aumento dell’indennità di servizio di pronto intervento». E Domenico Pianese, segretario generale Coisp, attacca: «Siamo a corto di uomini e mezzi».

Corriere della Sera