Soldi per permessi di soggiorno, arrestata poliziotta

Un’assistente capo della Polizia dipendente dell’ufficio immigrazione della Questura di Parma, è stata arrestata dalla squadra mobile con l’accusa di aver agevolato la trattazione delle pratiche di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno di stranieri che le venivano commissionate, attraverso il marito, da altri indagati, ricevendo, per questo, soldi o altri regali.

Sono 12 le misure cautelari disposte dal Gip su richiesta della Procura di Parma, 11 ai domiciliari e una in carcere, per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. 

“Comunque abbiamo fatto un bel giro”, diceva il marito parlando con la moglie e commentando il sistema di corruzione scoperto dalla squadra mobile di Parma, basato su soldi e altri beni per agevolare pratiche legate ai permessi di soggiorno.

L’intercettazione è agli atti dell’inchiesta che ha portato all’emissione di 12 misure cautelari tra cui, appunto, gli arresti domiciliari per l’assistente capo della Polizia e dipendente dell’ufficio immigrazione della questura parmense. Secondo gli investigatori la maggior parte degli interventi della poliziotta ha comportato un’accelerazione dei termini ordinari di definizione delle pratiche e un canale privilegiato. “Ci vogliono 8-9 mesi (…) se vieni da me ci vogliono 40 giorni”, diceva uno degli altri indagati, in una conversazione con un connazionale.

La custodia cautelare in carcere decisa dal Gip Mattia Fiorentini su richiesta del procuratore Alfonso D’Avino e dal pm Francesca Arienti riguarda un indiano di 42 anni, Mandeep Jalph, mentre ai domiciliari vanno anche altri suoi connazionali, più un albanese, due tunisini, due pachistani e un cinese. Le indagini sono partite dalle dichiarazioni di una donna che, nell’estate del 2019, ha riferito di essere andata all’ufficio Immigrazione per un permesso di soggiorno delle proprie sorelle. Ricevuta da una dipendente, questa le ha spiegato di essere “l’unica” a cui potersi rivolgere per accelerare l’iter, fornendole un numero di telefono in caso di problemi, dicendole che avrebbe potuto rispondere anche il marito. Ottenuti i permessi, il marito della dipendente ha iniziato a chiamarla insistentemente pretendendo una remunerazione. Gli accertamenti sono proseguiti con pedinamenti e l’uso di un captatore informatico. E’ emerso che il marito aveva numerosi contatti e incontri con extracomunitari, per parlare delle pratiche. La donna, ricevendo gli input dal marito, poi si attivava per trattare le varie posizioni, garantendone l’esito positivo: è emersa una omissione di controlli, sottrazione di documenti dei fascicoli e ‘consulenze’ su prassi elusive o escamotage. Nei confronti di tutti gli indagati è stato emesso l’avviso di conclusione delle indagini preliminari. Nella perquisizione a carico di dei coniugi sono stati trovati atti riconducibili a stranieri, marche da bollo, mentre l’uomo ha tentato di disfarsi di un foglio con una sessantina di numeri di telefono.

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