Slalom con l’auto tra la gente: processo al carabiniere che gli sparò - INFODIFESA

Slalom con l’auto tra la gente: processo al carabiniere che gli sparò

Il guidatore ferito, 47 anni, aveva problemi psichici. Non si fermò all’alt intimato da una pattuglia di carabinieri e urtò con la macchina il militare, è il caso descritto in un articolo di Giuseppe Guastella per il Corriere.it (foto Bennato).

Un uso legittimo delle armi oppure un colpo sparato senza un motivo giustificabile e per uccidere una persona? Mentre la nuova legge amplia il diritto dei cittadini alla legittima difesa in casa con le armi, un processo a Monza deve stabilire se un carabiniere poteva o no sparare ad un uomo che alla guida di un’automobile nel centro di Macherio aveva tentato di sfuggire a una pattuglia che gli aveva intimato l’alt.

Sono i giorni del Gran Premio di Monza e l’allarme ha raggiunto i massimi livelli dopo che due settimane prima un furgone lanciato sulla folla da un integralista islamico aveva ucciso 15 persone a Barcellona. Il prefetto di Milano ha diffuso un’allerta antiterrorismo e la tensione è alta tra le forze dell’ordine quando una Dacia Duster sfugge ad una gazzella dei carabinieri e si lancia a tutta velocità nel centro della cittadina brianzola carambolando sulle auto in parcheggio e facendo lo slalom tra i passanti.

Alla guida c’è un uomo di 47 anni con gravi problemi psichici che poco prima era sfuggito ai carabinieri che dovevano accompagnarlo dal medico per un accertamento sanitario obbligatorio. Il giorno prima, dopo una lite in famiglia, aveva tentato di investire suo padre con la stessa macchina. La gazzella si lancia all’inseguimento mentre un’altra blocca la strada. Quando la Dacia è costretta a rallentare, un carabiniere prova ad aprire la portiera lato guidatore con la mano sinistra per arrestare l’uomo che, invece di arrendersi, accelera con uno strattone improvviso, così forte che il miliare resta con in mano la maniglia che si stacca mentre l’auto lo colpisce alla gamba destra. È in quel momento che parte un colpo dalla pistola che impugna con la mano destra.

Il proiettile sfonda il finestrino posteriore sinistro, attraversa obliquamente l’abitacolo, colpisce il guidatore al collo poco sotto la nuca e si conficca nello specchietto esterno destro. Solo un caso fortunatissimo evita che non uccida il fuggitivo e neppure lo paralizzi, nonostante passi vicinissimo a molti centri vitali. Una ferita da appena 20 giorni di prognosi.

Il carabiniere finisce sotto processo. La Procura esclude da subito l’uso legittimo dell’arma, previsto quando un appartenente a una forza di polizia è costretto ad impiegare la forza per impedire delitti molto gravi, come una strage, un omicidio oppure una rapina. Valutando le analisi balistiche e le immagini delle telecamere di sicurezza, il pm ritiene che il carabiniere abbia volutamente sparato al guidatore al fine di colpirlo. Invece, secondo la difesa, sostenuta dagli avvocati Luca Ricci e Carlo Cama, la situazione di pericolo giustificava l’impiego dell’arma per tutelare l’incolumità dei passanti che alle 10,10 del mattino si trovavano in via Roma. Il Carabiniere, inoltre, ha ammesso di aver voluto sparare, ma solo per intimidire il guidatore e senza mirare a lui. Voleva infrangere il finestrino ma la Duster lo ha colpito alla gamba facendogli cedere il ginocchio. Nella torsione, il braccio si è piegato verso l’uomo deviando la mira accidentalmente. Il processo riprenderà il 30 maggio.

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