Serbia, truppe al confine con il Kosovo: la Nato teme un nuovo conflitto. Ecco cosa succede

“È ancora una volta un video a raccontare quanto sta succedendo tra la Serbia e il Kosovo. Un video mostra le truppe serbe dispiegate al confine con il Kosovo, mentre crescono le tensioni tra i due paesi per le nuove restrizioni imposte alla popolazione serba dal governo di Pristina. Il filmato diffuso martedì dai media locali in Serbia mostra diversi veicoli dell’esercito che si dirigono verso il confine.

Il governo del Kosovo sta cercando di emanare una legislazione che rispecchi le politiche già in vigore per i kosovari in Serbia, compreso il requisito che le persone nelle aree a maggioranza serba nel paese scambino le loro targhe emesse dalla Serbia con quelle emesse dal Kosovo, e che coloro che entrano nel paese con una carta d’identità serba debbano compilare un modulo da utilizzare come carta d’identità kosovara temporanea. I provvedimenti non fanno che aumentare il dissenso politico, perché vengono definite come discriminatorie e con l’obiettivo di trattare i serbi di etnia in Kosovo esattamente come i kosovari di etnia kosovara sono trattati in Serbia, Insomma, uno scambio non facile tra le due terre confinanti che ha indignato, dove le proteste dei cittadini si fanno sempre più intense. Nelle ultime settimane, infatti, si sono verificati blocchi stradali e scontri con le autorità. Tanto che il Kosovo ha deciso di posticipare di un mese l’attuazione della nuova legge sulle targhe automobilistiche, originariamente prevista per il 1° agosto, accusando la Serbia di cercare attivamente di destabilizzare il paese inviando manifestanti al suo confine.

Il 29 ottobre, il Kosovo ha accettato ancora una volta di ritardare una norma per la confisca delle auto di proprietà di etnia serba che si rifiutano di rispettare la nuova legislazione, e lo ha fatto nel tentativo di non aggravare le tensioni etniche. Il divampare degli scontri tra i due Paesi ha allarmato l’Unione europea – che da anni cerca di svolgere un ruolo diplomatico tra Kosovo e Serbia per mantenere la pace – e la Nato, che ad agosto si è detta «pronta ad intervenire» per evitare un’altra guerra in Europa. Nonostante il suo sostegno al Kosovo nel voler applicare la nuova legislazione, l’Ue ha ripetutamente suggerito che «il Kosovo dovrebbe consentire un periodo di transizione più lungo», come ha affermato Nabila Massrali, portavoce per gli affari esteri e la sicurezza presso la Commissione europea. Ma si teme che questi rinvii non saranno sufficienti a mettere fine ai dissensi.

«Gli interventi diplomatici, insieme a una riunione ad alto livello avvenuta il 18 agosto, hanno portato a un sollievo temporaneo, visto che è stata decisa una proroga delle scadenze e si è promessa di continuare le trattative. Tuttavia – ha affermato Caroline Ziadeh, rappresentante speciale del Segretario generale per il Kosovo e capo della Missione per l’amministrazione provvisoria delle Nazioni Unite in Kosovo (UNMIK), Il 18 ottobre a New York durante un aggiornamento sulla questione -, l’obiettivo è raggiungere una soluzione per evitare pericolosi confronti sul campo, o anche per ottenere un passo indietro da parte di entrambi. Altrimenti la situazione potrebbe degenerare».

Dopo aver combattuto una sanguinosa guerra con la Serbia negli anni ’90, il Kosovo ha dichiarato l’indipendenza nel 2008, ma la Serbia non ha riconosciuto la dichiarazione e l’ha definita illegale. Ancora oggi la sovranità del Kosovo non è stata riconosciuta e, in questa decisione la Serbia è anche appoggiata – tra gli altri – da Russia e Cina. A causa di questo status parzialmente riconosciuto, il Kosovo non fa parte delle Nazioni Unite o della Nato, ma da giugno 1999 la Nato ha mantenuto una missione di 3.770 soldati forniti sul campo in Kosovo per mantenere la pace tra i due paesi. Missione chiamata Kfor. In questi giorni il nuovo ministro della Difesa del governo serbo, Miloš Vučević, ha poi dichiarato che l’esercito è stato messo in allerta per via della situazione in Kosovo, come ordinato dal presidente Aleksandar Vučić. «Non ci stiamo preparando alla guerra, ma non possiamo essere completamente impreparati a tutto ciò che accade. Siamo impegnati nel dialogo», ha spiegato. La messa in allerta dell’esercito arriva dopo l’entrata in vigore dell’ultima decisione del governo del Kosovo sull’obbligo di conversione delle targhe serbe considerate illegali in targhe Rks (Republic of Kosovo), legali. Le pattuglie della Polizia hanno iniziato ad attuare la decisione del governo di Pristina, ammonendo i cittadini che non hanno ancora cambiato le targhe dei veicoli.”

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