Riforma Polizia Locale, dal porto d’arma al contratto dedicato: “Senza tutele si mette a rischio la sicurezza”
Riforma Polizia Locale: il manifesto del DICCAP SULPM. Pietro Pisciotta: “Ecco i 6 punti irrinunciabili per la dignità, no allo sciopero del 12 giugno”
La Polizia Locale Italiana non è più disposta ad accettare slogan o iniziative simboliche prive di risultati. Con un documento istituzionale netto, il Segretario Nazionale del DICCAP SULPM, Pietro Pisciotta, ha tracciato la rotta per una riforma che riconosca finalmente il ruolo di “presidio dello Stato” di una categoria che garantisce sicurezza urbana, polizia giudiziaria, stradale, tutela ambientale e protezione civile. Sebbene la legge delega approvata alla Camera sia un passaggio storico, il sindacato avverte: senza tutele reali su pensioni, armi e contratto, la dignità degli operatori resta calpestata.
Lavoro gravoso e usura: oltre il rischio operativo
La priorità assoluta è il riconoscimento formale della particolare gravosità del servizio. Gli agenti operano in condizioni climatiche estreme, affrontano contesti di violenza e degrado, garantendo turnazioni h24, festivi e notturni. Il DICCAP SULPM esige l’equiparazione previdenziale alle altre Forze di Polizia, includendo il riconoscimento dell’usura psicofisica e una revisione dell’età pensionabile. “Non è più accettabile che chi affronta aggressioni e stress elevatissimi sia trattato come un normale impiegato amministrativo”.
Banche dati e interoperabilità: strumenti per la sicurezza vera
Per il sindacato, è paradossale chiedere sicurezza senza fornire strumenti adeguati. La riforma deve garantire l’accesso pieno al sistema CED del Ministero dell’Interno e alle banche dati del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Non si tratta solo di permessi, ma di una reale interoperabilità digitale e della diffusione di strumenti informatici omogenei su tutto il territorio nazionale: negare questi mezzi significa compromettere l’efficacia degli agenti e la sicurezza dei cittadini.
Difesa legale e tutela risarcitoria: “Lo Stato non ci lasci soli”
Un altro pilastro fondamentale riguarda la protezione giuridica. Chi serve lo Stato non può essere abbandonato di fronte a procedimenti giudiziari nati dal servizio. Il manifesto chiede il patrocinio legale gratuito a carico dello Stato e, soprattutto, una tutela risarcitoria per i danni fisici e psicologici subiti durante l’attività operativa. Dagli interventi ad alto rischio ai sequestri, ogni atto compiuto in uniforme deve avere una copertura istituzionale certa.
Qualifiche h24 e porto dell’arma: la fine dei confini comunali
“La criminalità non conosce confini”. Per questo, il DICCAP SULPM preme per il riconoscimento delle qualifiche di Pubblica Sicurezza e Polizia Giudiziaria h24, valide 7 giorni su 7 e con operatività estesa almeno su base regionale. Parallelamente, si chiede di superare i limiti attuali garantendo il porto dell’arma regionale per assicurare uniformità normativa e protezione personale agli agenti in ogni scenario operativo.
Il nodo del Contratto Nazionale separato
La valorizzazione professionale passa inevitabilmente da una contrattazione nazionale dedicata e autonoma all’interno degli Enti Locali. Il DICCAP SULPM propone un contratto altamente professionalizzante, con risorse economiche dedicate da determinare annualmente. Solo una contrattazione separata può garantire percorsi di crescita, formazione moderna e un riconoscimento economico coerente con le responsabilità di chi tutela la legalità sul territorio.
L’attacco frontale: perché il DICCAP SULPM non sciopera il 12 giugno
Pungente e senza mezzi termini la posizione sullo sciopero del 12 giugno indetto dal CSA: il DICCAP SULPM non aderirà. La scelta è dettata dalla coerenza: il sindacato rifiuta di scendere in piazza con chi ha firmato contratti nazionali che hanno “mortificato” la categoria, accettando indennità esterne irrisorie e offensive. “Non si può difendere oggi ciò che ieri è stato sacrificato per logiche numeriche”, accusa Pisciotta. La Polizia Locale merita rispetto istituzionale e risultati concreti, non iniziative simboliche per dire “io c’ero”.
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