Reggio Calabria, uccise il ladro in casa e ferì il complice: condanna a 15 anni e 6 mesi
La Corte d’assise di Reggio Calabria ha condannato a 15 anni e 6 mesi di reclusione Francesco Putortì, 50 anni, per omicidio e tentato omicidio.
Il processo riguarda i fatti del 28 maggio 2024, quando due uomini si introdussero nella sua abitazione in contrada Rosario Valanidi.
Il punto centrale del dibattimento era capire se l’uomo avesse agito in legittima difesa domiciliare o se, invece, la sua reazione fosse penalmente rilevante. La Corte ha escluso le attenuanti invocate dalla difesa e ha ritenuto l’imputato responsabile dei reati contestati.
La sentenza della Corte d’assise di Reggio Calabria
La decisione è stata pronunciata il 3 aprile 2026.
Secondo quanto emerso, i giudici non hanno riconosciuto né le attenuanti generiche legate alla legittima difesa domiciliare, né la legittima difesa putativa.
La difesa puntava a una riqualificazione del fatto in eccesso colposo di legittima difesa oppure in omicidio preterintenzionale. La Corte, però, ha scelto una linea diversa, confermando l’impostazione più grave sul piano penale.
Che cosa è successo il 28 maggio 2024
Secondo le indagini della Squadra mobile di Reggio Calabria, Alfio Stancampiano, 30 anni, e Giovanni Bruno, 46 anni, entrambi di Catania, avrebbero tentato un furto nell’abitazione di Putortì.
L’imputato, rientrando a casa, li avrebbe sorpresi al piano superiore della palazzina. Da lì sarebbe nata la sequenza che ha poi portato al processo.
La versione dell’imputato
Nel suo racconto, Putortì avrebbe preso un coltello durante una colluttazione con i due uomini. In quel contesto li avrebbe colpiti, mentre i due si davano poi alla fuga.
Sempre secondo questa ricostruzione, i ladri avrebbero fatto cadere durante la fuga alcune pistole appena sottratte dall’abitazione e legalmente detenute dal proprietario della casa.
La ricostruzione degli investigatori
La versione fornita dall’imputato non ha convinto gli inquirenti.
Per gli investigatori, infatti, i due uomini sarebbero stati accoltellati alle spalle mentre tentavano di scappare.
È questo uno dei punti più pesanti dell’intero impianto accusatorio, perché incide direttamente sulla valutazione della proporzione della reazione e sulla possibilità di riconoscere o meno la legittima difesa.
La fuga e la morte di uno dei due uomini
Dopo essere stato ferito, Alfio Stancampiano sarebbe stato abbandonato dai complici nei giardini dell’ospedale reggino “Morelli”. Lì sarebbe poi morto.
L’altro uomo, Giovanni Bruno, dopo avere attraversato lo Stretto verso la Sicilia, si sarebbe presentato all’ospedale di Messina perché ferito.
Perché la legittima difesa non è stata riconosciuta
La sentenza, per come è stata riferita, indica chiaramente che la Corte d’assise non ha ritenuto integrati i presupposti necessari per riconoscere la legittima difesa domiciliare o quella putativa.
In termini pratici, questo significa che i giudici non hanno considerato la reazione dell’imputato giustificata nei termini sostenuti dai suoi legali. Il nodo resta la dinamica concreta dei fatti: non solo l’intrusione nell’abitazione, ma anche quando e come i colpi sarebbero stati inferti.
Un caso che riapre il tema della difesa in casa
Il caso di Reggio Calabria riporta al centro un tema molto sensibile nell’opinione pubblica: la convinzione, spesso semplificata, che la presenza di un ladro in casa renda automaticamente lecita ogni reazione.
Le sentenze, però, si fondano sulla ricostruzione concreta dell’episodio. Contano la minaccia effettiva, il momento dell’azione, la possibilità di fuga, la proporzione della risposta e la credibilità delle diverse versioni offerte in giudizio.
Perché questa sentenza conta
La condanna a 15 anni e 6 mesi non chiude solo una vicenda di sangue nata da un tentato furto in abitazione. Offre anche un’indicazione netta sul piano giudiziario: nei processi per ladro ucciso in casa, il punto decisivo non è lo slogan, ma la dinamica dei fatti.
Ed è proprio su quella dinamica che la Corte d’assise di Reggio Calabria ha fondato la propria valutazione, escludendo la legittima difesa e affermando la responsabilità dell’imputato per omicidio volontario e tentato omicidio.
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