“Quando incontrate un uomo in divisa, servitore dello Stato, stringetegli la mano e ringraziatelo”

“Quando per le strade incontrate un uomo in divisa, un servitore dello Stato, stringetegli la mano e ringraziatelo, perché sicuramente sta svolgendo un lavoro preziosissimo e troppo spesso trascurato nella storia della Repubblica italiana”. Con queste parole il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, ha concluso il convegno Il Contrasto alla criminalità organizzata ed al terrorismo nell’ambito dell’esecuzione penale in un’ottica di coordinamento tra forze di poliziaoggi nella Sala Zuccari del Senato.

Soffermandosi sul ruolo che la Polizia penitenziaria svolge in termini di contrasto alla criminalità, il Guardasigilli ha aggiunto: “Dobbiamo ringraziare sempre le donne e gli uomini che con professionalità e spirito di appartenenza servono il Paese e impegnarci per valorizzarne meriti e capacità anche presso l’opinione pubblica. La Polizia penitenziaria assicura, infatti, un contributo fondamentale alla sicurezza dei cittadini e per la prevenzione del crimine i cui benefici vanno ben oltre il solo ambito carcerario, riguardando l’intera società”.

Un contributo che necessita, oltreché di attenzione, anche di impegni concreti. “Per fare in modo che gli agenti possano lavorare in condizioni umane e sicure e i detenuti scontare la pena in modo dignitoso e utile alla rieducazione – ha spiegato il ministro Bonafede – abbiamo scelto di investire con il ‘decreto-sicurezza’ circa 196 milioni di euro per il miglioramento delle condizioni del mondo penitenziario e di realizzare un programma straordinario di assunzioni che prevede l’ingresso di 1.300 unità nella Polizia penitenziaria entro il 2019, oltre alla norma, già approvata, per rendere più flessibili e tempestivi gli interventi per sanare le carenze delle strutture”.

Il Guardasigilli, citando alcuni dati sulle operazioni condotte dal Nucelo investigativo centrale (Nic) del Corpo, ha, inoltre, messo in evidenza il contributo, in termini investigativi, dato dalla Polizia penitenziaria alla lotta contro la criminalità organizzata e il terrorismo. Un’attività che ha permesso di individuare e affrontare efficacemente rischi legati al reclutamento o al processo di radicalizzazione durante il periodo della detenzione o alla capacità di soggetti appartenenti ai clan di veicolare messaggi verso l’esterno. In questo senso, Bonafede ha ricordato l’importanza dell’istituzione, prevista dal “decreto-sicurezza”, di un pool di 20 agenti di Polizia penitenziaria presso la Direzione nazionale Antimafia e Antiterrorismo in modo da rafforzare la cooperazione e rendere più incisivo il controllo all’interno degli istituti carcerari.