POLIZIOTTO MORTO DURANTE INSEGUIMENTO, SOCCORSI INADEGUATI?

La tragica morte del poliziotto Francesco Pischedda, deceduto in seguito alla caduta nel vuoto da un cavalcavia mentre inseguiva un ladro, apre una nuova questione giudiziaria. Sul banco degli imputati questa volta non finirà il ladro in fuga, ma il sistema sanitario per i tempi di intervento e per le scelte sulle cure da fornire all’agente dopo il volo di circa sette metri.

La questione è stata oggetto di una approfondita indagine condotta dalla Squadra mobile della Polizia di Stato di Lecco, che ha sentito diversi testimoni e ha acquisito le registrazioni delle telefonate tra la centrale operativa Areu e gli operatori sanitari sul posto. Proprio da queste telefonate emergerebbero le prese di posizione da parte degli operatori accanto all’agente gravemente ferito, gli errori nell’invio dei mezzi di soccorso e il respingimento di precise richieste per un contatto tra l’ambulanza e l’auto medica.

Va ricordato che l’agente dal momento della chiamata al 118, avvenuta alle 20.20, restò per oltre un’ora e mezza sul luogo dell’incidente,  in attesa che la centrale operativa definisse le modalità di intervento e solo alle 22.20, quindi due ore dopo l’incidente, arrivò all’ospedale di Gravedona,  dove però si resero conto di non essere in grado di effettuare l’intervento necessario per salvarlo. Così venne trasferito all’ospedale di Lecco a 57 chilometri di distanza. Fu proprio al Manzoni che Pischedda fu dichiarato morto,  prima di essere sottoposto all’intervento di cui necessitava.

Le conclusioni della Polizia sono state depositate presso la Procura di Lecco, all’attenzione del magistrato inquirente Paolo Del Grosso, che ora dovrà valutarle e decidere se effettivamente le scelte della centrale operativa furono determinanti nella tragica fine dell’agente,  che aveva solo 28 anni e una figlia appena nata. La polemica, nei giorni immediatamente dopo l’incidente, avvenuto il 2 febbraio del 2017, fu alimentata anche dal fatto che il medico del 118 scelse di trasportare immediatamente in ospedale il ladro che Pischedda inseguiva, giudicando le sue condizioni più gravi. Il malvivente, che era pregiudicato, dopo un lungo periodo di cure all’ospedale di Lecco venne dimesso e trasferito in carcere in Svizzera, dove doveva scontare una precedente pena, mentre per la tragica fine del poliziotto non venne accusato di alcun crimine. (Il Giorno)

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