PARLA IL FUNZIONARIO SOSPESO: “NON ERO IN SERVIZIO MA HO SENTITO CHE I MIEI UOMINI ERANO IN DIFFICOLTÀ”

Non dovevo neppure essere lì, ero libero da quel servizio, avevo terminato il mio turno, ma ho sentito dalla radio che i miei uomini in piazza Indipendenza erano in difficoltà e sono intervenuto”. A parlare è il funzionario di polizia finito nel tritacarne mediatico dopo la frase contro i rifugiati (“Se tirano qualcosa spezzategli un braccio”). Come scrive Repubblica, l’agente ammette: “Lo so, quella frase è infelice, presa da sola ha un sapore sinistro, ma bisogna contestualizzarla. Rispondevo a un agente che mi raccontava che lui e altri erano stati colpiti da sanpietrini. Mi ha chiesto: e se questi ci tirano addosso qualcosa? Allora gli ho risposto in quel modo, ma bisogna trovarsi nella mischia, in mezzo alla bolgia, esposti a rappresaglie imprevedibili. Bisogna viverli quei momenti per comprendere di cosa stiamo parlando”.

Adesso l’agente è stato sospeso e rischia un trasferimento. Ma lui continua a lavorare a testa alta e a difendersi: “Non sono un violento, ho svolto con grande coscienza il mio lavoro, cerco sempre la mediazione, ma nella mischia ci stanno le parole in libertà così come capita di dover far ricorso alla forza per contrastare un attacco. È quello che si temeva in piazza l’altro giorno, quando un gruppo nutrito di manifestanti si è diretto verso la stazione. In quella situazione l’unico interesse era bloccarli, non potevamo rischiare che la protesta si propagasse. E pensare che non dovevo neppure essere lì, conterà pure qualcosa aver voluto condividere un momento di difficoltà dei propri uomini?”.

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