COGLIONI IN DIVISA

(di Aldo Grandi per la Gazzetta di Lucca) –  Negli anni Sessanta e Settanta erano carne da macello, servi dello stato e dei padroni, gente senza testa per pensare, ma solo un cervello e nemmeno tanto sviluppato, per obbedire. Al punto che ucciderne non doveva essere e, per molti, non fu, un reato. Cadevano a grappoli, dentro le auto blu dei politici che dovevano proteggere e dai quali non erano protetti, sulle Gazzelle o sulle Volanti fatti saltare in aria come birilli o crivellati come sagome al poligono di tiro. Loro, poliziotti e carabinieri, avevano la colpa di essere alle dipendenze di uno stato che li gestiva a modo proprio, utilizzandoli quando servivano per dar loro, poi, un calcio nel culo quando, all’occorrenza, diventano se non inutili, imbarazzanti o ingombranti. Guadagnavano poco e nulla, giusto a sufficienza per campare, vestivano non alla marinara, come qualcuno ben più benestante di loro, ma con divise di panno pesanti che, se bagnate, pesavano un macigno. Dovevano fronteggiare cortei, spranghe, bastoni, biglie, sampietrini, bottiglie incendiarie lanciati e impugnati dai rampolli della grande, media e piccola borghesia di un Paese, l’Italia, che si era dimenticato del proprio passato per correre incontro ad un avvenire rivoluzionario che di rivoluzionario non aveva niente.

Agenti e militari presi a sassate e calci in faccia da destra e, soprattutto, da sinistra, gambizzati e dimezzati, uccisi e sopraffatti non solo dalla violenza delle armi, ma dalla vigliaccheria di una classe politica che li ha sempre abbandonati a se stessi servendosene come cani da guardia, fedeli fino alla cieca obbedienza, mantenuti e coltivati nell’ignoranza e nel disprezzo di ogni autonomia di pensiero. Poi, un giorno, il 16 marzo 1978, un commando delle Brigate Rosse mise a segno la strage di via Fani e da quel giorni niente fu più come prima.

Lo stato o quel che sembrava tale, la classe politica di ladri, debosciati, corrotti, incapaci, inutili e presuntuosi scoprì di essere nel mirino o, meglio ancora, prese atto che così come era stato colpito Aldo Moro, chiunque avrebbe potuto esserlo e con la paura e il terrore di fare la stessa fine, scelse di procedere ad una guerra senza quartiere contro il terrorismo.

Oggi, a distanza di quarant’anni, agenti e carabinieri sono sempre come allora con la differenza che, adesso, non hanno nemmeno, a proteggerli, i propri superiori, quelli di nomina politica, le cui carriere dipendono dai bastardi senza gloria seduti sugli scranni di Montecitorio e Palazzo Madama.

A Lucca gli uomini dell’Arma e gli agenti della polizia di stato vivono in un clima di feroce scontento e nelle loro parole, libere dalla censura imposta da uno stato di peracottari senza attributi assistiti solamente dal proprio conto corrente, dicono che non ce la fanno più, che non ne possono più di doversi chiudere la bocca, della rassegnazione, del dover stare zitti perché tanto, a parlare, ci si guadagna solamente una sospensione o, peggio ancora, un procedimento penale.

Poliziotti e carabinieri sono stanchi di scendere in piazza e prendersi, al posto dei politici, tutto quello che capita a tiro dei novelli extraparlamentari di sinistra che, se un paese come questo fosse degno di questo nome, sarebbero presi a calci in culo, sbattuti in galera e buttata via la chiave. Quando non peggio. E invece no. Lo stato, questo padre assassino e traditore, invece di proteggerli come si farebbe con dei figli, li svende al peggior offerente, li manda al macello e li lascia da soli, esattamente come, l’8 settembre 1943, il Re, lo stato maggiore e il governo, fuggirono dai tedeschi abbandonando gli italiani nelle mani della vendetta dell’ex alleato.

Ebbene, il poliziotto romano sospeso in piazza Indipendenza ha tutta la nostra solidarietà, ma ci domandiamo perché gli agenti e i carabinieri non si rendono conto che il culo rischiato ogni giorno e ogni notte, non è quello degli alti papaveri che tengono le chiappe al caldo nei salotti o nei ministeri di quella fogna chiamata Roma, bensì il loro, quello che mogli, mamme, figli, papà, attendono al ritorno ogni sera sperando non sia accaduto l’irreparabile.

La Sinistra, questo cancro senza speranza, inguaribile, che attraversa le istituzioni e che è incapace per definizione di possedere il senso dello stato, ma il suo esatto contrario, ha abbracciato chiunque sia contrario al nostro paese, alla sua tradizione, alla legalità, alla sua cultura, religione, storia a tutto ciò che ci ha reso, nel bene e soprattutto nel male, quello che siamo. Mai come in questo momento il Pd, la Sinistra antagonista, i comunisti che ancora respirano questa fetida aria appestata dalle tragedie che hanno causato in tutto il mondo, rappresentano l’antItalia, l’antinazione. Essi rappresentano i clandestini, i profughi, i migranti tutti fuorché gli italiani e, in particolare, agenti e carabinieri.

Che ovunque e a Lucca si sono ridotti, sovente, a vivacchiare dietro a una scrivania cercando di portare a casa lo stipendio di fine mese. Per non parlare dei superiori, ormai lontani anni luce dai principi che li animarono al loro ingresso nei meandri dello stato che avrebbero dovuto servire. Con mostrine e nastrini di guerra e battaglie mai combattute se non durante l’assalto al buffet pressoché quotidiano nelle ricorrenze e negli eventi di questa Repubblica delle banane. Come si fa a dirsi e sentirsi carabinieri o anche poliziotti senza inorridire, senza alzarsi, senza drizzare la schiena e gridare a tutto il mondo che non si può diventare schiavi di un potere che ti umilia e ti riduce a una specie di pupazzo da strapazzo bersaglio nemmeno tanto mobile delle truppe di imbecilli, criminali, delinquenti, bastardi, maledetti esponenti della sinistra extraparlamentare ché la destra, al momento, sembra dormire sonni più profondi.

Ecco perché il titolo provocatorio Coglioni in divisa. Perché non si può restare passivi di fronte al collega che perde la mano nel tentativo di disinnescare un ordigno esplosivo piazzato dai terroristi anticapitalisti. Perché non si può non pensare che quella mano, vedi l’artificiere di Altopascio, avrebbe potuto essere anche nostra. Perché non si può accettare che i nostri fratelli vengano massacrati a colpi di bombole di gas o di sampietrini dai profughi che non hanno alcun diritto se non il dovere di ringraziare per essere stati accolti in questo e da questo paese di merda.

I veri coglioni non sono i padri di famiglia che ogni giorno e ogni notte pagano il prezzo più alto per difenderci dal crimine organizzato che fa quello che vuole protetto e scortato da una magistratura alla camomilla e da una classe politica che definire complice è un eufemismo.

I veri coglioni siamo noi che non troviamo il coraggio di prendere in mano le nostre vite e gettarle oltre l’ostacolo, convinti come siamo che a noi non accadrà mai niente, che meglio, sempre e comunque, cento anni da pecora che un giorno da leoni che, in fondo, non sono cazzi nostri.

E invece lo sono eccome, e lo saranno sempre di più fino a quando, allora, non sarà nemmeno utile rendersene conto perché troppo tardi.

A noi il capo della polizia Franco Gabrielli di Viareggio fa schifo e se fossimo agenti di polizia, ci vergogneremmo ad essere guidati da chi nemmeno ci mette la faccia e anche qualcosa di più per difenderci.

A noi il generale Del Sette, comandante generale dell’Arma, indagato per la vicenda Consip, fa ancora più schifo e se fossimo carabinieri, ci penseremmo non una, ma cinque volte prima di farci riconoscere avendo un vertice come questo.

Noi siamo vicini a tutti quegli agenti e a quei militari che, con casco e manganello, con mogli e figli che li aspettano a casa e che hanno la stessa età dei bastardi che si trovano di fronte alle manifestazioni, ci difendono dal disordine legalizzato e dal caos e li difendiamo a prescindere visto che, ormai, il clima dei colpi stato e delle stragi nere è scomparso da un pezzo.

Noi speriamo che la prossima volta, quando un agente o un carabiniere verrà assalito con bastoni, sampietrini, bombole di gas, estintori, non si limiti a reagire spezzando, eventualmente, un braccio, ma che spezzi pure, se necessario e per difendersi e per difenderci, anche una gamba. Chi usa violenza deve essere messo nelle condizioni di non nuocere poiché non vivendo in una dittatura, la polizia non è, al di là delle eccezioni, al servizio del potere o del potente di turno, ma della cittadinanza tutta e sono ipocriti, fasulli e ci domandiamo come fanno a guardarsi allo specchio quei dirigenti e quegli alti ufficiali che non riescono a difendere i propri uomini come se fossero i propri figli.