ONORE, PATRIA, CUORE: ECCO COME GLI USA ONORANO I PROPRI CADUTI

(di Franco Iacch) – A migliaia, lungo le strade della sua città natale, hanno reso onore al feretro di Charles Keating IV, il Navy SEAL ucciso la scorsa settimana in Iraq durante uno scontro a fuoco con i terroristi dell’Isis. Il corteo funebre è stato scortato attraverso le strade di Coronado, tra due ali di folla che urlavano il suo nome sventolando bandiere e ritratti. Il 31enne, cresciuto a Phoenix, è stato tumulato presso il Fort Rosecrans National Cemetery di San Diego con il grado di chief petty officer, ricevendo la Purple Heart. Per le azioni in battaglia, lo scorso marzo, Charles Keating aveva ricevuto la stella d’argento.

Il cimitero con vista sulla baia da un lato e sull’Oceano Pacifico dall’altro, è ufficialmente completo, ma non per coloro che restano uccisi in azione. Non per gli eroi. La sua bara, avvolta da una bandiera americana, ha poi ricevuto l’onore che spetta ai SEAL: il tridente dei compagni che inchiodano al legno con un colpo secco, un suono che rimbomba nel silenzio più assoluto che trasforma il legno laccato in un memoriale placcato d’oro. Un segno della fratellanza imperitura per un eroe che non sarà mai dimenticato. Un ultimo abbraccio dei compagni.

Charles Keating, 31 anni, ex stella dell’atletica leggera e nipote di un di un finanziere caduto in disgrazia, è stato ucciso durante uno scontro a fuoco contro oltre 100 terroristi, nella città di Telskof, 18 miglia a nord di Mosul. La sua unità Seal era in rischieramento avanzato con le truppe peshmerga curde, quando è stata attaccata da un forte contingente Isis, formato da 100 terroristi supportati da mezzi blindati e veicoli suicidi. L’eredità che lascia dietro di sé – si legge in una nota del Naval Special Warfare Center – per i suoi compagni e per chi lo conosceva, è inconfondibile. È morto con coraggio, facendo quello che amava, e ciò in cui credeva.

Ecco come gli Stati Uniti, al di là delle simpatie politiche che si possano provare, onorano i propri caduti. Solenni cerimonie, le stesse che nelle ore scorse si sono svolte in Russia per Alexander Prokhorenko. Ogni paese onora i propri caduti, chiamandoli eroi e consegnandoli alla storia.

Nessuno grida all’esaltazione, parola che molte volte cela una carenza culturale e di spirito. La peggiore, quest’ultima, che possa attanagliare una generazione che giudica le tradizioni. Ecco come si onorano i caduti a difesa del proprio paese. Che si chiami Alexander Prokhorenko o Charles Keating poco importa. Rappresentano i valori, forse più assoluti, del concetto stesso di patria, onore e cuore. Così si onorano gli eroi. “Quella non è una nuvola, è solo Chris Kyle che protegge le porte del paradiso”.