NISTRI SALUTA L’ARMA MA L’ARMA NON SALUTA NISTRI, PURTROPPO!

Il passaggio di consegne c’è stato, il generale Teo Luzi ha assunto formalmente l’incarico di Comandante Generale dell’Arma. Evviva, 120 mila Carabinieri tornano a sperare in un periodo migliore di quello trascorso. La cerimonia di avvicendamento ha visto due principali momenti: il discorso del comandante uscente e quello del comandante subentrante. Il primo ha dimenticato di dare il riposo ai reparti schierati, il secondo, invece, ha ringraziato per aver ordinato il riposo. Forse, proprio in questo passaggio, si riassumono perfettamente le due linee di comando. E’ vero, Teo Luzi deve tanto a Nistri ma è tanta la consapevolezza che ci sono lacerazioni interne profonde e questo, auspichiamo, porterà il neo comandante a costruire un nuovo modello di comando basato sull’uomo.

Si, proprio così, sull’uomo, perché non basta citare John Milton (FILOSOFO del 600), come ha fatto nel suo ultimo discorso Giovanni Nistri, per sentirsi umanisti, bisogna adottarla e attuarla la filosofia umanistica, valorizzando ogni donna e ogni uomo che, quotidianamente, sono per strada in Italia e all’estero. Non serve parlarne nei momenti solenni, pubblici o peggio ancora alla fine del proprio comando, bisogna praticare, con semplicità, l’azione con i propri carabinieri. Così non è stato in questi ultimi anni e la sofferenza è palpabile in ogni fascia gerarchica. Basta parlare con i brigadieri e il loro obbligo di stazione; gli appuntati, con il grado apicale fittizio; i marescialli, visti come pedine e non elementi fondamentali del tessuto sociale. Una valanga di direttive, restrizioni e comandi decisi da un solo uomo e, se è vero che i Carabinieri devono ritrovarsi nella Bandiera e nel Comandante Generale, come ha ribadito proprio Nistri, beh, allora non è questo il modo di rappresentare 120 mila servitori dello Stato, accentrando tutto su se stesso con fare matematico. Questo modo, infatti, ha acuito il distacco tra il vertice e la base, tant’è, che proprio ieri, dopo la batosta calata sui comandanti di stazione, è arrivata anche quella sul Getra senza alcun coinvolgimento della rappresentanza militare. E no, così non va!

A che serve rilasciare un’intervista asciutta e di rito a la Repubblica? Un’intervista dal sapore di una excusatio non petita dato che, in realtà, ci sono lotte intestine e dialoghi interrotti. A cosa è servito parlare di rappresentanza e associazioni sindacali se poi, al suo saluto, vi erano solo 2 o 3 componenti e il COVID, in questo caso, non era complice? Tornando allora al valore umano, tanto importante nel discorso di chiusura, possiamo stilare un’infinita lista di casi in cui, proprio il fattore umano, è venuto meno in questi anni da parte di molti ufficiali e si sa, che l’intera struttura, trasmette l’impulso dell’organo centrale di comando. Ma è finito anche questo comando, finalmente e come sosteneva Eraclito: panta rei! E allora noi, come solitamente facciamo, per amor di verità e di critica e nel pieno rispetto di ogni persona citata, muniti di onestà intellettuale, si spera, descriviamo i fatti per quel che sono. Attendiamo ora il prossimo incarico che assumerà il generale Giovanni Nistri, in Italia o all’estero, forse Parigi o Bruxelles, come nelle migliori tradizioni di chi ha comandato l’Arma e ha saputo soddisfare le richieste politiche… E poco importa se, invece, non si è riusciti a soddisfare le richieste dei propri carabinieri, richieste nobili o periferiche, difficili o semplici, di dolore o di rabbia… Poco importa. Tornando infine alla passione umanistica che questa mattina ha caratterizzato l’avvicendamento tra i due ufficiali, vogliamo chiudere questo editoriale col pensiero di un altro filosofo del 600, forse meno nobile ma italiano: Giambattista Vico.

Abbiamo scelto Vico per la sua attitudine iconoclasta e la sua velleità di affermarsi anche a Cartesio. Nel suo capolavoro intitolato Principi di scienza nuova d’intorno alla comune natura delle nazioni, Vico scriveva “I governi devono essere conformi alla natura degli uomini governati”. Speriamo sia così anche per la Benemerita, affinché ogni comandante che rappresenta l’Arma, come una famiglia, sia conforme prima alle proprie donne e ai propri uomini e poi, se ci sarà tempo, anche alla politica.

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