Nave Garibaldi ceduta gratis all’Indonesia: perché l’Italia regala la sua ex portaerei (e cosa ci guadagna davvero)
Una portaerei che valeva 450 milioni di dollari cederà il passo a un accordo diplomatico da 1,5 miliardi di euro in commesse industriali. Ma la città pugliese perde il sogno di un museo galleggiante.
Il colpo di scena: da 450 milioni a zero euro
C’era una volta una portaerei che il governo indonesiano era pronto ad acquistare per 450 milioni di dollari. Oggi quella stessa nave — la Giuseppe Garibaldi, ex ammiraglia della Marina Militare italiana per quasi trent’anni — verrà consegnata a Jakarta a titolo completamente gratuito. Un ribaltone clamoroso, che ha dell’incredibile ma che trova la sua logica in una partita diplomatico-industriale giocata su scala miliardaria.
Il 3 marzo 2026, la Commissione Difesa del Senato ha esaminato lo schema di decreto governativo trasmesso dal ministro della Difesa Guido Crosetto alle Camere il 19 febbraio scorso. Il testo è inequivocabile: cessione gratuita dell’unità navale alla Marina Militare della Repubblica d’Indonesia. Le Commissioni parlamentari di Camera e Senato dovranno esprimere il loro parere entro il 16 marzo, e l’operazione dovrebbe essere finalizzata presumibilmente entro dicembre 2026.
Perché l’Italia regala una nave da guerra
La risposta ufficiale del governo è contenuta nel dossier dello Stato Maggiore della Difesa che accompagna il decreto. La cessione, vi si legge, “ha lo scopo di rafforzare la collaborazione e la cooperazione tra le Forze Armate italiane e le Forze Armate indonesiane” e rappresenta una premessa indispensabile per operare congiuntamente nelle varie situazioni di crisi, sia in via bilaterale che multilaterale.
Ma dietro la retorica istituzionale si nasconde una strategia industriale ben più concreta. Il dossier della Difesa lo ammette esplicitamente: la recente vendita all’Indonesia di due navi classe Ppa realizzate da Fincantieri, per un valore complessivo di circa 1,25 miliardi di dollari, ha aperto un canale di cooperazione industriale di particolare rilievo. La cessione gratuita della Garibaldi servirebbe a consolidare e ampliare questo canale.
Il vero affare: 1,5 miliardi in commesse per le industrie italiane
Ecco dove sta il cuore dell’operazione. In cambio della nave regalata, l’Italia punta a portare a casa un pacchetto di contratti che vale complessivamente circa 1,53 miliardi di euro:
- Sei sommergibili classe DGK prodotti da Drass, per un valore stimato di circa 480 milioni di euro
- 24 aerei da addestramento M-346 realizzati da Leonardo, per un importo di circa 600 milioni di euro
- Tre velivoli da pattugliamento marittimo, per un valore stimato di circa 450 milioni di euro
Un’equazione che, sulla carta, trasforma un regalo da 54 milioni di euro — questo il valore residuo stimato dell’unità navale secondo la scheda parlamentare — in un investimento con ritorni potenziali enormi per Fincantieri, Leonardo e Drass, tre pilastri dell’industria della difesa italiana.
I costi del “non fare”: 5 milioni all’anno e 18,7 milioni per demolirla
Il governo non ha mancato di illustrare anche i motivi economici che rendono la cessione gratuita preferibile alle alternative. La Garibaldi, con i suoi 180 metri di lunghezza e 30 di larghezza, ferma in porto non è un asset: è una voce di spesa. Nel solo 2025, i costi di mantenimento della nave sono stati stimati in circa 5 milioni di euro, tra consumi di energia elettrica, vigilanza, sicurezza e attività minime per preservarne l’integrità.
Ma c’è di peggio. Se la nave non fosse ceduta, la Marina dovrebbe avviare una procedura di alienazione per la demolizione, con una durata stimata non inferiore a 24 mesi e costi quantificabili in circa 18,7 milioni di euro. A cui si potrebbero aggiungere ulteriori oneri, nel caso — già verificatosi in passato — in cui nessun operatore economico presentasse offerte valide per acquistare lo scafo. La conclusione del dossier è netta: la cessione gratuita è “l’opzione economicamente più sostenibile e nel complesso più conveniente”.
La conferma arriva da Jakarta, non da Roma
Curiosamente, la conferma definitiva della gratuità dell’operazione è arrivata dall’Indonesia. Il Segretariato Generale del Ministero della Difesa indonesiano, generale Rico Ricardo Sirait, ha dichiarato ai media locali: “La Giuseppe Garibaldi è una donazione del governo italiano. Il bilancio predisposto dal governo indonesiano è destinato alle esigenze di adeguamento per soddisfare i requisiti operativi della TNI Angkatan Laut”, ovvero la Marina Militare indonesiana.
Il governo indonesiano aveva stanziato a settembre 2025 un budget di 450 milioni di dollari per l’acquisto della nave e delle attrezzature necessarie, più 250 milioni per elicotteri da trasporto (verosimilmente AW-101) e 300 milioni per elicotteri utility. Quei fondi non serviranno più per acquistare la Garibaldi, ma per ammodernarla e trasformarla in una piattaforma per droni aerei e navali, come presentato da Fincantieri alla fiera Indodefence nel 2024.
La storia della Garibaldi: quasi quarant’anni di storia navale italiana
Varare la Giuseppe Garibaldi nel 1985 fu per l’Italia un salto di qualità senza precedenti. Per quasi trent’anni ha rappresentato il fiore all’occhiello della Marina Militare, capace di imbarcare fino a 18 aeromobili. Inizialmente impiegata con elicotteri, tra il 1994 e il 2012 ha operato anche con i caccia Harrier, per poi essere riconvertita in portaelicotteri per operazioni anfibie.
Nel corso della sua carriera ha preso parte a alcune delle missioni internazionali più significative degli ultimi decenni: Restore Hope in Somalia, Allied Force durante la guerra del Kosovo, Enduring Freedom in Afghanistan e Unified Protector in Libia. Nel 2011 ha ceduto il rango di ammiraglia e nell’ottobre 2024 è stata definitivamente pensionata, con l’entrata in servizio della Trieste, la nave d’assalto anfibio LHD consegnata da Fincantieri il 7 dicembre 2024.
I sogni infranti: dalla piattaforma spaziale al museo di Taranto
Prima di approdare all’accordo con l’Indonesia, il destino della Garibaldi è stato oggetto di numerose ipotesi, tutte poi tramontate. Qualche anno fa era emerso il progetto SIMONA — Sistema di Messa in Orbita Navale — che prevedeva la trasformazione della nave in una piattaforma mobile per il lancio di vettori spaziali per immettere in orbita nano e micro satelliti per impieghi militari e civili. Il progetto rientrava nel Piano Nazionale di Ricerca Militare, ma non ha mai trovato applicazione concreta.
Poi era arrivata l’idea, accarezzata soprattutto a Taranto, di trasformare la Garibaldi in un museo navale galleggiante, il primo d’Italia. Un’iniziativa che avrebbe potuto generare, nelle aspettative dei suoi sostenitori, un indotto turistico e culturale significativo, rafforzando l’identità marittima della città pugliese e dell’intera regione.
La rabbia di Taranto: il M5S annuncia l’interrogazione parlamentare
La cessione gratuita all’Indonesia ha fatto esplodere le polemiche, soprattutto in Puglia. Il senatore del Movimento 5 Stelle Mario Turco, vicepresidente del partito, ha già annunciato un’interrogazione parlamentare, sostenendo con forza che la nave avrebbe potuto diventare un motore di sviluppo per Taranto. Secondo Turco, trasformare la Garibaldi in museo galleggiante avrebbe generato un indotto turistico e culturale significativo, capace di rafforzare l’identità marittima della città e dell’intera regione Puglia.
Dal canto suo, il ministro Crosetto ha voluto sottolineare la trasparenza dell’operazione: “La scelta di sottoporre la procedura di cessione di nave Garibaldi al vaglio parlamentare è stata espressamente adottata dalle strutture tecniche competenti dell’Amministrazione della Difesa proprio per garantirne la massima trasparenza”.
La legge sulle cessioni gratuite: non è la prima volta
L’operazione si inscrive in un quadro normativo consolidato. Le cessioni gratuite di materiale d’armamento dichiarato obsoleto sono “consentite esclusivamente per materiali difensivi previo parere vincolante delle competenti Commissioni parlamentari”, come precisato nel dossier. E non è la prima volta che l’Italia percorre questa strada.
Nella precedente legislatura, l’esecutivo aveva approvato la cessione gratuita di materiali alla Somali Police Force somala, al Dipartimento delle truppe dei carabinieri moldavo e alle Forze Armate della Repubblica del Niger. La Garibaldi si inserisce in questa tradizione, ma con un peso politico, simbolico e strategico di tutt’altra portata.
L’addio entro il 5 ottobre: l’anniversario delle Forze Armate indonesiane
L’Indonesia non vuole aspettare dicembre 2026. Il Capo di Stato Maggiore della Marina indonesiana, ammiraglio Muhammad Ali — lo stesso che nel maggio 2024 salì per primo a bordo della Garibaldi per valutarne le potenzialità — ha espresso la speranza che la nave possa arrivare in Indonesia entro il 5 ottobre, data che coincide con l’anniversario delle Forze Armate indonesiane, la Hari TNI. Un arrivo che assumerebbe, evidentemente, un valore simbolico e celebrativo di notevole peso.
La “signora del mare” italiana si prepara dunque a salpare per un ultimo viaggio, stavolta senza ritorno. Dietro di sé lascerà i ricordi di quasi quattro decenni di storia navale, le polemiche di una città che sognava di tenerla in porto e i calcoli freddi di una diplomazia industriale che ha scelto il futuro rispetto alla nostalgia.
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