MINISTRO DELLA GIUSTIZIA: “TASER ALLA PENITENZIARIA? PER ORA NO!”

Nel carcere di Reggio Emilia recentemente un detenuto ha aggredito il direttore dell’istituto penitenziario. Sono in molti dopo l’episodio ad aver sollevato nuovamente la questione dell’utilizzo del taser nelle carceri. Per questo motivo è stato interrogato dalla deputata Benedetta Fiorini (Forza Italia) il Ministro della Giustizia.

Il Guardasigilli afferma pero’ nella risposta che “l’Amministrazione penitenziaria, pur avendo preso parte ai lavori del gruppo tecnico (istituito nel novembre 2017 presso l’ufficio per il coordinamento e la Pianificazione delle forze di polizia del dipartimento di pubblica sicurezza) ha ritenuto di soprassedere, in questa prima fase, alla sperimentazione della pistola elettrica in ambito penitenziario, ferma restando la possibilita’ di valutare possibili proiezioni future dell’impiego di tale dispositivo anche in tale delicato contesto”.

A Reggio Emilia, dove con il superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), l’intera struttura penitenziaria e’ stata trasformata in casa circondariale, e’ stato invece implementato di recente il numero delle telecamere di sorveglianza e, come in tutta Italia, e’ stato diramato un protocollo interno per aumentare la sicurezza degli agenti di custodia. Il problema principale, ammette pero’ anche il ministro, e’ quello della carenza di organico.

Alla “Pulce” risultano in servizio 192 unita’ di Polizia penitenziaria a fronte di una previsione in pianta organica pari a 240, con una carenza di organico pari al 20%. Considerato, poi, che la popolazione detenuta presente e’ 389 unita’ a fronte di una capienza pari a 297 posti, il rapporto personale-detenuti, che mediamente si attesta sul 62% risulta, “nell’istituto in questione, particolarmente deficitario”, riducendosi al 49,3%.

Su questo fronte, sottolinea Bonafede, si prevede l’ingresso di nuovo personale, attualmente in formazione nelle apposite scuole di Polizia. Per quanto riguarda l’aggressore del comandante, Mohamed Ouahrane, il detenuto e’ stato trasferito in altri carceri dove si e’ reso protagonista di nuovi episodi di violenza. E’ ora sottoposto alla vigilanza speciale, oltre ad essere stato inserito tra i profili ad alto rischio radicalizzazione.