MILITARI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI: DA OGGI SATIRA (E GAVETTONI) LIBERI

(di Toni De Marchi) Probabilmente qualcuno dei miei sei lettori
ricorderà la vicenda di una tenente medico della riserva che venne denunciata e
processata per aver assistito una gatta in pericolo di vita (per i
precedenti vedi quiqui qui. Naturalmente i reati scritti nei rinvii a giudizio
erano roba da fucilazione alla schiena se fossimo ancora a quei tempi (ma
torneranno, #statesereni): disobbedienza aggravata, ingiuria a
inferiore e probabilmente un’altra ventina che ora non ricordo.

Insomma, se si
fosse usato lo stesso metro per Totò Riina all’inizio della sua
carriera ce ne saremmo liberati prima che diventasse giustamente famoso. La
vicenda, surreale e grottesca allo stesso tempo, scatenò un tale putiferio in
giro per il mondo che al confronto le Kardashian,
le superflue socialite di origine armena, fanno la figura di maestrine di
campagna.
Inutile dire che, non essendo riusciti a trovare un
plotone di esecuzione libero (pare che adesso ce ne sia uno nello Utah) la fucilazione sarà per un’altra
volta. Nel frattempo, l’improbabile sovversiva tenente Barbara
Balanzoni
 è stata assolta tre volte. Assolta, non prescritta come
succede di solito a Berlusconi, a Stephan Schmidheiny, e in genere a tutti i miliardari
che passano per le aule dei tribunali. Addirittura, in una delle sentenze il
tribunale militare (scusate, avevo dimenticato: tutto questo avviene in un
tribunale militare come si conviene in tempi difficili quali gli attuali)
scrive che non solo la tenente non ha disubbidito ma che era suo dovere
soccorrere la gatta
 perché c’era un ordine in tal senso del comando.
In mezzo a tutto questo, mentre la tenente stava
ancora in Kosovo, ci furono alcuni episodi a dir poco spiacevoli. Un giorno, ad
esempio, dall’indirizzo di posta elettronica militare gsa-jmou2@kfor.esercito.difesa.it (notate:
la posta militare del contingente italiano non un Gmail, Yahoo, Hotmail
qualunque, ma un indirizzo militare di un reparto in operazioni) viene inviata
una foto di BB mentre pisolava in un veicolo militare con questa frase
sovrascritta: “Pronto soccorso medico sempre in allerta. Il loro motto:
arrangiateviiiiii”. In un posto normale, non solo in una caserma, un episodio
come questo avrebbe per lo meno provocato un’inchiesta interna. Magari per
denunciare l’autore dell’invio per peculato visto che ha fatto un
uso personale e improprio
 della posta elettronica
dell’Amministrazione. Figuratevi che se un militare si suicida con l’arma di
servizio lo denunciano per distruzione aggravata di oggetti di armamento
militare. Un’eventualità, lo ammetto, rara perché di solito chi distrugge una
pallottola sparandosela in testa muore.
Al campo kosovaro invece il volantino viene
addirittura stampato
 (un altro peculato: carta e inchiostro
dell’amministrazione) e affisso alla bacheca del reparto sanità. Come capirebbe
persino Paperino, un fatto del genere in una struttura militare è devastante.
Se il comando lascia correre, anzi magari fa capire che quella là se l’è
cercata, può succedere di tutto, tanto più che si tratta in questo caso di una
donna in un’organizzazione prevalentemente maschile e maschilista. Non occorre
scomodare Parolisi e le vicende del reggimento reclute donne di Ascoli per
spiegare come vanno le cose in un mondo chiuso che ha necessariamente una
cultura di machismo e violenza.
Non mi risulta ci siano statistiche per l’Italia, ma
sappiamo ad esempio che nel 2014 nelle forze armate americane una
donna su tre ha subito molestie sessuali. Il doppio, dice il New York Times, che tra i civili.
Certo, qui non c’è violenza fisica, ma il confine psicologico tra le due
violenze è labile. E che l’elemento femminile abbia giocato un ruolo centrale
nella deliberata sciatteria (se non peggio) con cui la gerarchia ha gestito
questa storia è abbastanza evidente.
Ora, la nostra tenente, giustamente, cerca
di reagire
. Chi non lo farebbe? Presenta una denuncia per
diffamazione aggravata
contro due ufficiali del reparto per aver consentito
la diffusione della foto. Della serie “vi piace vincere facile”, la denuncia è
stata archiviata dal giudice per le indagini preliminari del tribunale
militare, Gaetano Carlizzi, su  conforme richiesta della
procura militare. Fin qui  tutto bene, si fa per dire. Peccato che il gip,
anziché accontentarsi di dire che i testimoni militari non hanno confermato i
fatti (strano, vero?) e che non c’è prova che i due denunciati fossero a
conoscenza del volantino, arzigogoli sul diritto di satira: “Ritrae
la parte offesa in una situazione realmente accaduta e ne enfatizza il senso
certamente non lusinghiero nelle forme tipiche della satira le quali sono
pacificamente prive di rilevanza penale”.
Satira,
ma davvero?
 Ora io non sono
un giurista, ma mi pare che secondo la Cassazione la satira sia altro. Intanto
la satira è “ messaggio sociale, nella sua funzione di controllo
esercitato con l’ironia ed il sarcasmo nei confronti dei poteri di qualunque
natura”, dove la parola chiave è “poteri”. Pole la tenenta BB essere un
potere? No,
 avrebbe potuto dire Benigni (in “Berlinguer ti voglio
bene” in realtà disse Pole la donna permettisi di pareggiare
coll’omo? No. S’apre i’ dibattito
). E comunque, anche ammesso che lo sia,
la satira per essere tale “non deve risolversi in un’aggressione gratuita e
distruttiva dell’onore e della reputazione del soggetto interessato”. E ancora, sempre
per la Cassazione, “la satira è una scriminante che non può operare laddove… si
risolva… nella rappresentazione caricaturale e ridicolizzante posta in essere
allo scopo di denigrare l’attività professionale”.
Ora una immagine come quella pubblicata, fatta
girare con la mail di servizio, attaccata al muro dell’infermeria non è
propriamente edificante. Anzi, per dirla con la Cassazione, è distruttiva
della reputazione
. Ed e ridicolizzante dell’attività professionale. Non
è satira
. E comunque non si è mai visto (se qualcuno ha informazioni in
contrario me lo faccia sapere con urgenza) che la satira sia mai stata così
gradita alle gerarchie militari. Certo, c’erano i cosiddetti giornali di
trincea nella Prima Guerra mondiale come La Ghirba ma i satireggiati
erano gli austriaci, non le greche italiane. Per non parlare delle tante
caricature a fumetti della vita militare, dalleSturmtruppen di Bonvi al
mitico Beetle Bailey di Mort Walker.

Sentite cosa dice Walker a questo proposito: “Beetle
si prendeva gioco dell’autorità ed esaltava gli scansafatiche… Da questo miope
punto di vista, Beetle doveva sparire. Fu un errore da parte loro [la
gerarchia militare]
. Rivelò quello che tutti già sapevano. I caporioni
militari non hanno senso dell’umorismo”. Insomma la satira va d’accordo con i
militari come l’acqua con il fuoco. E a proposito di acqua: il gavettone fatto
per sbaglio al Capo di stato maggiore della Marina che sarebbe costato il
trasferimento immediato di cinque marinai da La Spezia a Brindisi, è una
goliardata oppure no? È proprio il caso di dire, con Bertold BrechtCi
sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano
occupati.
 Decidete voi, satiricamente liberi, quale debba essere il
soggetto della frase.