Marina militare

Marina Militare pronta per Hormuz: 4 navi italiane solo a guerra finita, l’allarme del capo di Stato Maggiore sui rischi nello Stretto

Missione italiana nello Stretto di Hormuz, partenza solo dopo la fine del conflitto

Le navi della Marina Militare sono pronte nei porti italiani per una possibile missione nello Stretto di Hormuz, ma l’operazione potrà partire solo quando la guerra nel Golfo sarà conclusa. A chiarirlo è stato il capo di Stato Maggiore della Marina, Giuseppe Berutti Bergotto, intervenendo in commissione Difesa della Camera.

L’ammiraglio ha spiegato che si tratta di operazioni estremamente delicate, da svolgere esclusivamente in una condizione non conflittuale, proprio per l’elevato livello di rischio presente nell’area.

Le navi previste: due cacciamine, un’unità di scorta e una nave logistica

Secondo quanto emerso, il dispositivo italiano destinato a Hormuz dovrebbe comprendere almeno quattro imbarcazioni:

  • due cacciamine;
  • una nave di scorta;
  • una nave logistica di supporto per il rifornimento di carburante.

Non viene esclusa inoltre la possibilità di affiancare al gruppo anche una nave di difesa missilistica, come una fregata oppure un cacciatorpediniere.

L’obiettivo sarebbe quello di operare in un tratto di mare considerato tra i più sensibili e pericolosi, anche per la presenza di ordigni sui fondali al largo dell’Iran.

Bergotto: operazioni possibili solo in un contesto non conflittuale

Davanti alla commissione Difesa, Berutti Bergotto ha sottolineato che le attività previste nello Stretto di Hormuz devono essere condotte solo in un quadro stabilizzato. Il capo di Stato Maggiore ha evidenziato che si tratta di missioni molto delicate e che, come tutte le operazioni in aree sensibili, comportano rischi concreti.

Il messaggio è netto: l’Italia è pronta, ma non intende intervenire in piena fase di conflitto.

Il doppio rischio: mine e attacchi dei Pasdaran

Tra le minacce indicate c’è anzitutto quella delle mine navali, ma non solo. Lo stesso vertice della Marina ha richiamato anche il pericolo rappresentato dai barchini utilizzati negli attacchi dei Pasdaran.

Su questo punto, Bergotto ha precisato che uno scenario del genere richiederebbe l’impiego di navi dedicate alla scorta, ma ha anche ribadito che operare in quell’area significherebbe farlo solo dopo la cessazione della conflittualità.

I contatti tra i Paesi “volenterosi” diventano più intensi

Mentre sul piano diplomatico si cerca una soluzione alla tregua definita altalenante tra Usa e Iran, negli ultimi giorni sono diventati più serrati gli incontri tecnici tra i Paesi cosiddetti “volenterosi”.

Lo scopo resta quello di garantire la libera navigazione nello Stretto di Hormuz, teatro in queste ore di numerosi attacchi attribuiti alle forze di Teheran. Dopo il vertice di Parigi della scorsa settimana, un nuovo momento di coordinamento tra gli staff militari dei vari Stati è stato promosso da Londra.

Anche altri Paesi pronti a contribuire alla sicurezza del traffico marittimo

Il quadro delineato lascia intendere che l’Italia non sarebbe sola. Alla protezione del passaggio di petroliere e navi mercantili dovrebbero contribuire anche altri Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e un gruppo congiunto formato da Olanda e Belgio.

L’eventuale missione avrebbe quindi una dimensione chiaramente multinazionale, con un coordinamento ampio tra marine alleate.

Il peso dell’Italia nelle missioni internazionali: Aspides e Atalanta

Bergotto ha ricordato anche il ruolo già oggi ricoperto dall’Italia nelle operazioni internazionali. Roma è impegnata nelle missioni Aspides, contro l’offensiva degli Houthi, e Atalanta, contro la pirateria.

La partecipazione italiana avviene attualmente con due fregate: la Rizzo e la Bianchi. Proprio questo impegno, già rilevante su altri teatri marittimi, mostra come la Marina italiana sia già fortemente esposta sul fronte della sicurezza delle rotte.

“Nelle coalizioni c’è più efficacia e più sicurezza”

Il capo di Stato Maggiore ha ribadito che le attività in ambito internazionale vengono svolte dentro coalizioni Nato, dell’Unione europea o internazionali. Una scelta che, ha spiegato, aumenta l’efficacia delle operazioni grazie allo scambio di informazioni, alla disponibilità di più mezzi e a una maggiore sicurezza complessiva anche sul piano politico e operativo.

Lo stesso schema è già applicato nel Mar Rosso per Aspides e nell’Oceano Indiano per Atalanta.

Nel Mar Rosso oggi c’è solo una nave italiana

Nel suo intervento, Bergotto ha però messo in evidenza un dato preciso: ad oggi, in entrambe le operazioni, ci sono solo navi italiane. In particolare, nel Mar Rosso è presente attualmente soltanto un’unità italiana.

L’ammiraglio ha ricordato che l’Italia è force commander, cioè detiene il comando in mare dell’operazione, e ha aggiunto che all’inizio di maggio entrerà nella forza anche una nave greca. Ma, allo stato attuale, la presenza resta limitata alla sola Marina italiana.

Hormuz, la linea italiana: disponibilità operativa ma nessun intervento durante la guerra

La posizione illustrata dal vertice della Marina è quindi definita con chiarezza: l’Italia è pronta a schierare un contingente navale articolato per contribuire alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, ma l’intervento potrà avvenire solo a conflitto terminato.

Sul tavolo ci sono una missione con quattro navi, il rischio delle mine, la minaccia dei Pasdaran, la necessità di scortare il traffico commerciale e il quadro di una risposta costruita insieme ad altri Paesi. Resta però fermo il principio indicato dalla Marina: in un’area così delicata, ogni operazione potrà essere avviata soltanto in una fase post-bellica.

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Giovanni Rinaldi – Politologo e analista istituzionale
Politologo e analista politico-istituzionale

Giovanni Rinaldi

Giovanni Rinaldi è un politologo con una lunga esperienza nello studio dei sistemi politici, delle istituzioni e delle dinamiche di potere nazionali e internazionali. Ha seguito per decenni l’evoluzione della politica italiana ed europea, con particolare attenzione ai rapporti tra politica, sicurezza e relazioni internazionali. Su InfoDifesa.it firma analisi di contesto, commenti istituzionali e approfondimenti di carattere politico-strategico.