Marina militare

Mancano uomini e mezzi, la situazione preoccupante della nostra marina. Una situazione urgente: l’Ammiraglio Credendino in Commissione Difesa

Il mondo è cambiato ed è necessario incrementare il numero dei militari delle Forze armate. Lo ha detto il capo di Stato maggiore della Marina militare, Enrico Credendino, durante un’audizione alla Camera. “Per il personale, aldilà dei numeri, evidenzio le percentuali di ripartizione tra le Forze armate del personale e come dagli anni ’80 ad oggi non siano cambiate, mentre è cambiato il mondo”, ha affermato. Per l’ammiraglio “la soluzione” sarebbe tornare alla situazione esistente prima della legge 244 del 2012, che riduce il personale delle forze armate. Credendino ha auspicato “un numero di 190.000 militari per le Forze armate”, a fronte delle attuali 162 mila unità.

L’impegno nel Mediterraneo allargato

Il continuo impegno della Marina militare nel Mediterraneo allargato è sintetizzato dalla presenza, giornalmente, di una media di 10 mila imbarcazioni che noi dobbiamo conoscere e monitorare lontano dalle coste per evitare che una qualsiasi minaccia raggiunga il nostro Paese, ha spiegato. La Marina, ha proseguito l’ammiraglio, ha in dotazione “62 navi maggiori più due di intelligence, di cui una parte deve essere rinnovata nei prossimi 15 anni”. “I finanziamenti sono stati individuati, ma non completamente”, ha aggiunto a proposito del rinnovo della flotta navale. L’ammiraglio ha illustrato anche le criticità della Marina militare.

“Per quanto riguarda la flotta aerea, la maggiore criticità è data dal fatto che siamo l’unica Marina d’altura priva di aerei a pilotaggio remoto. Ne abbiamo uno e ci stiamo dotando di altri 14. Siamo altresì l’unica Marina d’altura anche sprovvista di aerei da pattugliamento marittimo in versione antisommergibile. Di qualsiasi versione volessimo dotarci, italiano o straniero, serviranno 4 o 5 anni per averlo operativo. Quando ne abbiamo l’esigenza chiediamo agli Stati Uniti di poter usare uno dei loro stanziati a Sigonella”, ha affermato. Credendino ha precisato: “Gli stanziamenti assegnati in Legge di bilancio 2023 non favoriscono il tempestivo conseguimento delle capacità individuate dal modello di riferimento per la Marina che ha visto assegnazioni inferiori alle reali necessità”. L’ammiraglio Credendino è intervenuto anche sulle condizioni generali della flotta. “La Francia, che ha il nostro stesso numero di navi, hanno deciso di dotare ogni Fremm – le fregate multimissione – e sommergibile di due equipaggi, dal comandante all’ultimo marinaio – ha affermato -. Noi non riusciamo a garantire un equipaggio completo per nessuna delle nostre Fremm”. “La situazione (della flotta) è molto complessa e riusciamo a garantire il livello minimo di operatività a bassa intensità”, ha aggiunto, evidenziando le necessità della forza armata.

“In ordine di priorità queste sono le navi di cui avremo bisogno: da tre a sei fregate antisommergibile, due navi anti aerei, una portaerei, una nave logistica e due sommergibili”. L’ammiraglio ha poi illustrato l’indotto che si crea per il Sistema Italia con la costruzione di nuove unità navali. “Quando si investe in marittimità si investe in Italia: l’80 per cento dei fornitori sono nazionali e dal taglio della prima lamiera alla consegna della nave ci vogliono 4 anni in cui si attiva un indotto molto importante con le Pmi”, ha affermato. Per quanto concerne la dimensione subacquea, Credendino ha ricordato che “in legge di bilancio è stato stabilito di attivare il Polo della subacquea, con taglio del nastro a La Spezia il prossimo 9 giugno con la Marina che sarà direttore d’orchestra di questo incubatore di start-up”.

“Il mondo subacqueo sarà popolato da droni con una nave madre in superficie e sensori”, ha aggiunto. Infine, l’ammiraglio ha ricordato “il giro del mondo di nave Vespucci: 22 mesi, 31 soste in 28 Paesi e sarà il Sistema Paese a muoversi e dovrebbe essere nominata ambasciatore degli oceani nel 2024, nella Giornata mondiale per gli oceani quando sarà a Honolulu”.

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