MALTEMPO, IL CAPO DELLA PROTEZIONE CIVILE: “L’ESERCITO NON SERVE A NULLA, NON SA DOVE METTERE LE MANI”

“L’amministrazione
ligure ha reazioni isteriche. L’esercito non serve a nulla, non sa dove mettere le mani. Oggi e’ fatto di super-professionisti che con la Protezione civile non c’entrano nulla”. E’ quanto afferma a Repubblica il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli.
“La Toscana -spiega Gabrielli – sta messa peggio, ma i suoi amministratori non hanno queste reazioni. Quando chiama l’esercito, Burlando mi ricorda l’Alemanno che spargeva in ritardo il sale sul ghiaccio di Roma e poi chiedeva i militari”. “Dall’ultima alluvione di Genova in poi – fa notare il capo della Protezione civile – le pratiche di protezione civile sono tornate indietro di cinquant’anni: esercito e angeli del fango sono cose di un’altra era. La Liguria ha 6.700 volontari addestrati, piu’ un altro migliaio che si e’ mosso proprio per Genova. Non servono – ribadisce – le truppe cammellate ne’ i cherubini dal cielo, piuttosto Burlando pensi a come e’ stato gestito il suo territorio negli ultimi trent’anni”. I militari sono dei super-professionisti, ma l’intervento
delle Forze armate nelle calamita’ naturali “non puo’ essere semplicemente
evocato per coprire limiti del Sistema di protezione civile operante sul territorio”.

E’ quanto afferma il capo del Dipartimento della Protezione civile, Franco Gabrielli, dopo l’intervento del Cocer interforze che criticava le sue parole sull’esercito che “non serve a nulla” in queste emergenze.

“Dopo aver letto la nota del Cocer Interforze – sottolinea Gabrielli – ribadisco quanto ho provato a spiegare sin dalla mattinata: i militari sono super-professionisti (che non accosto all’espressione ‘truppe cammellate’) e rappresentano una struttura operativa fondamentale nel servizio nazionale della protezione civile. Non metto in alcun modo in dubbio il lavoro e la vicinanza alle popolazioni colpite.

Il mio intervento era volto a sottolineare come negli anni il complesso
sistema di protezione civile sia cresciuto e si sia modificato; e come l’intervento delle forze armate, sempre piu’ specializzate, si debba valutare nei contesti specifici, come avvenuto per esempio nei terremoti all’Aquila, in Emilia, ad Haiti e non puo’ essere semplicemente evocato per coprire limiti del Sistema di protezione civile operante sul territorio”.

“Mai ho detto che le forze armate non hanno nulla a che fare con la protezione civile. La sintesi fatta da Repubblica delle mie parole e’ profondamente sbagliata. 

Cio’ che ho provato a sottolineare – evidentemente non compreso – e’ che nei decenni il sistema di protezione civile e’ cresciuto, si e’ specializzato, e’ cambiato. E che oggi ognuno ha una propria specializzazione per la quale, quando necessario, e’ pronto a intervenire”. Lo precisa il capo della Protezione civile, Franco Gabrielli, in merito alla sua intervista apparsa oggi su Repubblica.


“Oggi – spiega Gabrielli – grazie al grande ‘esercito di popolo’ costituito dai volontari organizzati di protezione civile che sono formati per intervenire a dare soccorso e assistenza alla popolazioni colpite (cosa che, invece, nel terremoto in Friuli fece proprio l’esercito), le nostre forze armate, asset fondamentale per il servizio nazionale della protezione civile come scritto anche nella legge, hanno potuto dedicare tutte le loro competenze ed eccellenze in ambiti per noi strategici, penso ad esempio alle telecomunicazioni in emergenza.

Per questo – sottolinea – ho detto che mobilitare i militari – che ovviamente sono sempre pronti a dare supporto ai territori colpiti -, quando sul territorio ligure ci sono centinaia di vigili del fuoco e oltre 6.000 volontari organizzati di protezione civile che quotidianamente si formano e si preparano proprio per intervenire in situazioni critiche come quelle che stiamo vivendo in questi giorni, e’ un ritorno al passato che sembra vanificare l’enorme lavoro fatto nei decenni da tutte le componenti e le strutture operative del sistema. Non dando merito e risalto alle attivita’ di tutti”.

Il capo della Protezione civile si e’ poi scusato con il presidente della Regione Liguria, Claudio Burlando. “Leggendo le ulteriori reazioni all’intervista di Repubblica in merito al riferimento a ai ‘comportamenti isterici’, che giustamente il Presidente Burlando ha vissuto come un’offesa – rileva –  me ne scuso. Il concetto – aggiunge il prefetto – era riferito alla concitazione dei momenti propri delle fasi emergenziali, che spesso fanno perdere di vista l’esigenza di rispettare gli equilibri dell’intero sistema.

Inoltre, non ho espresso valutazioni sulle modalita’ di governo del
territorio, di cui il Presidente risponde ai suoi concittadini, bensi’ alle
criticita’ in cui, per stessa sua ammissione, versa il settore di Protezione Civile regionale”.

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