MAGGIORE DELL’ARMA ARRESTATO: PASSAVA INFORMAZIONI SUGLI INCIDENTI

(di Giuseppe Legato per la Stampa.it) – Un maggiore dei carabinieri fino a poco tempo fa in servizio alla Legione Piemonte, in piazza Carlina, è stato arrestato insieme a Claudio Bartolotta, dipendente di un franchising di Novara della Gs (Gestione sinistri) che si occupa di risarcimenti su gravi incidenti stradali.

Il provvedimento e le perquisizioni sono state eseguite ieri pomeriggio dai carabinieri di Torino, su mandato del pm Gianfranco Colace.

Il gip Stefano Sala ha disposto i domiciliari per entrambi gli accusati. Che adesso dovranno rispondere di corruzione: i reati ipotizzati e contestati, va detto, sono riferibili quasi esclusivamente all’anno 2017.

Il meccanismo

Si tratterebbe di quattro o cinque casi in tutto, ma sufficienti a scoperchiare un presunto meccanismo fraudolento agevolato – in ipotesi d’accusa – dal ruolo ricoperto dal militare nell’ufficio in cui prestava servizio all’epoca dei fatti, prima cioè di essere spostato ad altro incarico in via Guido Reni, sede del Nucleo radiomobile dei carabinieri. Sono stati i suoi stessi colleghi del Nucleo Investigativo di Torino a svolgere le indagini per accertare i reati e a perquisirlo, notificandogli il provvedimento della misura cautelare.

Le indagini

Secondo la ricostruzione degli investigatori De Ciutiis (accusato anche di induzione indebita) si occupava delle comunicazioni sugli incidenti stradali che avvenivano soprattutto in provincia di Torino. Dalla sua scrivania passavano – per lavoro – i sinistri mortali e/o con feriti gravi ricoverati con cosiddetto codice rosso, segnalati da tutti i comandi stazione dell’hinterland torinese.

Secondo l’inchiesta del pm Colace, però, i dati non venivano trattati – tutti – a fini professionali. In alcuni casi, soprattutto in quelli in cui c’erano morti o feriti di una certa gravità segnalati di volta in volta dai comandi distaccati dell’Arma, vi sarebbe stato un interesse diretto dell’ufficiale. De Ciutiis avrebbe contattato il personale che aveva segnalato l’incidente. Dai colleghi avrebbe ottenuto i recapiti telefonici dei familiari che avrebbe provveduto a contattare personalmente.

Il consiglio

La telefonata era semplice e rispettosa con tanto di condoglianze, salvo poi scadere in un possibile reato nel momento in cui veniva indicata una precisa agenzia che si sarebbe potuta occupare del caso per i risarcimenti del danno. Senza spese ovviamente. Il nome della società era sempre lo stesso. E – va detto – esistono numerose realtà di consulenza che si occupano di assistenza in sede civile e penale, con professionisti specializzati che provvedono alla quantificazione del danno in incidenti stradali con responsabilità di terzi.

A disposizione delle famiglie delle vittime vengono messe diverse figure specifiche: i periti, gli avvocati, i medici legali, personale di supporto psicologico e finanche assistenza notarile.

Il sospetto

Nella quasi totalità dei casi, quando le assicurazioni liquidano il danno, la parcella dell’agenzia è compresa nella cifra stabilita a titolo di risarcimento, a carico di chi ha colpa. La famiglia non paga nulla. Nel caso specifico, invece, c’è il sospetto che anche l’ufficiale abbia tratto una qualche utilità economica dalle pratiche prese in carico dall’agenzia. Da qui l’arresto – in regime di domiciliari – chiesto dal pm e controfirmato dal giudice per le indagini preliminari.

I casi contestati al momento sono pochi, ma le indagini continuano indietro nel tempo, per comprendere se vi possano essere altri fatti meno recenti che possano configurare ulteriori accuse.

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