Politica

L’Italia accelera sul riarmo: basi strategiche e corsie preferenziali per l’industria della Difesa

Mentre l’economia globale rallenta, il governo italiano decide di spingere sull’acceleratore dell’industria bellica. La commissione Bilancio del Senato pare abbia dato il via libera a un emendamento cruciale alla manovra, riformulato dall’esecutivo, che punta a blindare e potenziare la produzione nazionale di armamenti. Una mossa definita “strategica” da Palazzo Chigi, ma che sta già incendiando il dibattito politico tra accuse di “economia di guerra” e smentite tecniche.

Il testo dell’emendamento

 «Al fine di tutelare gli interessi essenziali della sicurezza dello Stato e di rafforzare le capacità industriali della difesa riferite alla produzione e al commercio di armi, di materiale bellico e sistemi d’arma, con uno o più decreti del ministro della Difesa di concerto con il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti sono individuate, anche con funzioni ricognitive e comunque nell’ambito delle risorse previste a legislazione vigente, le attività, le aree e le relative opere, nonché i progetti infrastrutturali, finalizzati alla realizzazione, ampiamento, conversione, gestione e sviluppo delle capacità industriali della difesa, qualificati come di interesse strategico per la difesa nazionale»

Piste per F-35 e tank Leonardo-Rheinmetall: la mappa del potenziamento

Il fulcro della norma riguarda l’individuazione di aree, opere e progetti infrastrutturali destinati alla realizzazione, gestione e sviluppo delle capacità industriali della Difesa. Non si parla solo di carta, ma di cantieri concreti. Secondo le prime indiscrezioni, i decreti attuativi del Ministero della Difesa, di concerto con le Infrastrutture, riguarderanno l’adeguamento di basi chiave: dalla pista di addestramento per gli F-35 a Trapani-Birgi alle aree destinate ai test per i nuovi carri armati e mezzi di fanteria nati dalla joint venture tra Leonardo e Rheinmetall.

Crosetto stoppa le polemiche: “Solo meno burocrazia, nessuna riconversione”

«Molti quotidiani riportano oggi la “notizia” di un emendamento alla legge di Bilancio, approvato dal Governo, che “consentirebbe la riconversione di fabbriche e aziende industriali alla produzione di armamenti attraverso procedure accelerate”. E la chiamano informazione. Nello stesso solco di superficialità troviamo dichiarazioni di vari esponenti politici. Per amore della verità, della quale mi pare ormai non interessi nulla a nessuno, ritengo doveroso informare che l’emendamento in questione, contrariamente a quanto scritto e detto, non mira né a “trasformare le fabbriche italiane in luoghi di produzione di armi” né, tantomeno, a “trasformare l’economia italiana in un’economia di guerra”».

È quanto precisa il ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota. «L’emendamento – tra l’altro di iniziativa parlamentare e non proposto dalla Difesa – si inserisce in un quadro di coerenza con gli indirizzi europei recentemente delineati dalla Commissione europea nell’ambito del cosiddetto pacchetto omnibus difesa e contribuisce, in particolare, a una ricognizione delle aree in cui già insistono complessi industriali del settore difesa, al fine di consentire, su tali insediamenti, interventi di semplificazione amministrativa e di riduzione degli oneri burocratici, senza alcuna intenzione né possibilità di estendere ad altre questa corsia burocratica accelerata».

«L’intervento normativo – continua Crosetto – ha un obiettivo circoscritto e chiaramente definito: rafforzare le capacità industriali e infrastrutturali del comparto della difesa, senza introdurre alcuna modifica strutturale o sistemica all’assetto economico generale del Paese. Si tratta dunque di misure volte a rendere più efficienti processi già esistenti, accelerando lo sviluppo di capacità industriali e infrastrutturali strategiche, senza estensioni indiscriminate né riconversioni del tessuto produttivo nazionale. Prima di scrivere o dire sciocchezze sarebbe consigliabile informarsi».

Il “fattore Salvini”: la Lega frena sull’offensiva

Nonostante l’accordo in commissione, il clima nella maggioranza resta teso. Il 17 dicembre, la Lega ha inviato un segnale chiaro per bocca di Matteo Salvini. Il vicepremier ha subordinato il voto sui futuri decreti armi a un netto “cambio di passo”: i nuovi stanziamenti saranno approvati solo se orientati esclusivamente alla difesa e non all’attacco. Una distinzione semantica e politica che mette in luce le frizioni interne al Governo su quanto l’Italia debba spingersi oltre nel sostegno ai teatri di crisi internazionali.

Opposizioni all’attacco: “Una manovra di guerra”

Durissimo il fronte del Movimento 5 Stelle, che con Riccardo Ricciardi bolla il provvedimento come un favore alle lobby delle armi. L’accusa è quella di sottrarre risorse a sanità, scuola e trasporti per finanziare un riarmo “speculativo” alimentato dal terrorismo psicologico sulle invasioni straniere. Con la Difesa che già assorbe il 41% dei fondi destinati all’industria, lo scontro politico sulla legge di Bilancio si sposta ora sul terreno della sovranità militare, in un momento in cui le tensioni geopolitiche globali non accennano a diminuire.

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