L’ESERCITO “SRIORDINATO”: “INFORMATICI IN PATRIA, SANITARI IN MISSIONE”

“La risposta dello Stato Maggiore Esercito alla fuga dei cervelli è quella di declassare le proprie maestranze rilegandole a svolgere ruoli subalterni, la maggior parte delle volte, non in linea con il proprio background culturale e il proprio percorso di studi?” Era questo un nostro articolo pubblicato il 25 settembre, sulla situazione degli operatori A.SA. (Aiutante di Sanità).

Un vero e proprio terremoto senza precedenti. Posto che i terremoti non possono essere previsti in anticipo, in questo caso specifico, siamo certi che neppure i più sofisticati mezzi tecnologici del futuro sarebbero stati in grado di prevedere la decisione “motu proprio” partorita con circolare dello Stato Maggiore Esercito in materia di “specializzazioni, incarichi principali e posizioni organiche dei graduati e dei militari di truppa (ex circ.o/grd/r)” – ovvero sia abrogare e declassare le figure di «“Assistente di Sanità e di “Portaferiti-Disinfettore”» facendole confluire «nell’incarico principale di “Operatore Informatico».

Come se non bastasse l’epilogo degli Assistenti di Sanità per l’Esercito Italiano, già assurdo di per sé, continua ad assume profili grotteschi ed immotivati. E non solo per essere confluiti in un incarico completamente differente (Sanitario vs Informatico), ma soprattutto per aver “conquistato” l’immotivato traguardo senza il superamento di un corso specifico ed, evidentemente, imprescindibile. Ma c’è dell’altro. Mentre in Patria gli assistenti di Sanità evolvono in Operatori Informatici, nei teatri operativi permangono nel ruolo sanitario. Si perché il Dipartimento per l’Impiego del Personale dell’Esercito attraverso lo Stato Maggiore Esercito non avrebbe dato elementi al COI per chiudere o sospendere le posizioni organiche dell’ex A.Sa. richiedendo ai Comandi di inviare, comunque, personale per ricoprire le posizioni organiche di Assistente Sanitario presso i teatri operativi come, ad esempio, la Libia.

Insomma una querelle infinita, una decisione discutibile dell’Esercito Italiano che sicuramente avrà delle buone ragioni che però, ad oggi, non conosciamo. Staremo a vedere.