LA FOLGORE ANNULLA EVENTO A VENEZIA, LA REPLICA: «DIRE “NON VENIAMO”, DOPO POLEMICHE MI SEMBRA INFANTILE»

Doveva esibirsi il 28 luglio, la banda della Folgore. Doveva esibirsi a Effetto Venezia, nella zona di largo Strozzi. Invece la Brigata ha rinunciato in extremis, come anticipato dal Tirreno ieri, e quindi non parteciperà. Il motivo? Le polemiche scoppiate sui social network nei giorni scorsi e una serie di critiche arrivate da una parte della sinistra radicale della città.

Qualche provocazione e qualche frase fuori luogo. E così è nato un piccolo caso, che ha portato – secondo la versione ufficiale – al passo indietro della fanfara della Folgore (anche se non è escluso che la rinuncia sia stata “consigliata” per evitare qualunque tipo di problema dopo che era stato sondato un clima ostile di una certa sinistra) .

Tra i post che hanno scatenato commenti e contrasti sui social, c’è soprattutto quello di Lamberto Giannini, ex consigliere comunale e professore di storia e filosofia al liceo scientifico Enriques. «La banda della Folgore a Effetto Venezia… posso essere perplesso?», il suo “stato” su Facebook di giovedì scorso. Tanti si sono schierati dalla sua parte, condividendo quindi la perplessità, altri invece l’hanno attaccato, «perché – è la loro tesi – la Folgore rappresenta lo Stato, oltreché una parte importante di Livorno, sono i nostri militari».

Fatto sta che alla fine la Brigata Folgore non suonerà.
Ma il professor Giannini non fa marcia indietro, anzi rincara la dose: «Dire “no, allora non veniamo”, dopo le polemiche di una decina di persone, mi sembra una reazione infantile», dice l’ex consigliere comunale, che poi ha aggiunto: «Sono stati permalosi, forse anche un po’ aristocratici con questa mossa. Detto questo, io ho espresso semplicemente la mia opinione. Non mi piace l’idea della banda della Folgore nella nostra città, perchè la Folgore viene identificata in un certo modo per la sua storia: Livorno è altro, Effetto Venezia è altro. Nonostante il passo indietro, rimane comunque la mia perplessità, perché era stata presa una decisione simbolica da parte degli organizzatori. Rinunciando, comunque, la Brigata ha deciso di mettere l’accento su questa storia. E nell’immaginario collettivo si è messa nei panni della vittima».

« La decisione della Brigata è giusta – sottolinea Bettini -. Questa è una città con una sub-cultura plebea. Percepire la Brigata come un corpo estraneo alla città è una stupidaggine antistorica che, cavalcata da qualcuno che ama dividere più che unire le persone, fa male solo alla città stessa. I parà indossano un basco amaranto, non a caso! Solidarietà alla Brigata, fatta di persone serie e di poche parole».

Bettini chiede l’intervento di Nogarin e le scuse della città: «Il sindaco non può non intervenire. E’ un fatto troppo grave ed eclatante – dice -. Nogarin si rechi al Comando Brigata e chieda al Comandante di rivedere questa scelta e ribadisca la solidarietà di Livorno alla Brigata».

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