La distruzione della sanità militare continua. Dalla padella alla brace.

Abbiamo visto, in questi giorni, vari politici vantarsi in “pompa magna” di essere gli artefici della norma approvata in via definitiva in correzione dei danni fatti in passato con la legge n. 244 del 2012, revisione dello strumento militare. In sintesi, prima si crea il danno poi si festeggiano le pezze, con dichiarazioni unanimi circa la paternità del provvedimento. Contemporaneamente la Camera ha approvato la proposta emendativa 45.501 riferita al Disegno di legge 3653 “Conversione in legge del decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73, che porta il personale militare a chiedere il riconoscimento di diritto direttamente all’INPS, con le difficoltà e lungaggini senza tempo. Infatti, come noto, il D. P. R. 461/01 stabilisce all’art. 6, para. 2 e 3 che per il personale delle FF. AA. e corpi assimilati“ “la diagnosi dell’infermità o lesione, comprensiva possibilmente anche dell’esplicitazione eziopatogenetica, nonché del momento della conoscibilità della patologia, e delle conseguenze sull’integrità fisica, psichica o sensoriale, e sull’idoneità al servizio, è effettuata dalla Commissione territorialmente competente in relazione all’ufficio di ultima assegnazione del dipendente ovvero, se il dipendente è pensionato o deceduto, alla residenza rispettivamente del pensionato o dell’avente diritto (…) La Commissione è composta di tre ufficiali medici, di cui almeno uno, preferibilmente, specialista in medicina legale e delle assicurazioni. Assume le funzioni di presidente il direttore dell’Ente sanitario militare o l’ufficiale superiore medico da lui delegato o, in loro assenza, l’ufficiale superiore medico più elevato in grado o, a parità di grado, con maggiore anzianità di servizio”. Ne discende che l’espletamento delle pratiche medico-legali in materia di accertamento dell’idoneità psico-fisica al servizio e di riconoscimento della dipendenza da causa di servizio era e rimane normativamente attribuito alle Commissioni Mediche militari (tecnicamente denominate Commissioni Mediche Ospedaliere – siccome in origine attive presso gli Ospedali Militari – o, più brevemente, CC. MM. OO, od anche “Commissioni di I istanza”), la competenza delle quali è stata peraltro confermata e ribadita dal più recente D. Lgs. 15 marzo 2010 (“Codice dell’Ordinamento Militare”) agli art.li 193 (“Commissioni mediche ospedaliere interforze di prima istanza”) e 198 (“Accertamento dell’idoneità al servizio e delle infermità da causa di servizio”).Occorre tuttavia soggiungere che la sospensione della leva (L. 226/2004) e la politica di tagli al bilancio della Difesa, culminata nei provvedimenti dei quali al D. L. 201/2011 (“Decreto salva-Italia” o “Spending review”), ha comportamento una drastica ed ingiustificata riduzione del numero di tali Commissioni, gradualmente passate dalle 35 attive nella seconda metà degli anni ’80 alle attuali sette (Milano, Padova, La Spezia, Roma, Cagliari, Bari, Messina)! Lungi dal comportare un beneficio per l’erario, tale contrazione ha causato ingenti spese connesse alle trasferte del personale dalle regioni prive di Commissione a quelle ancora servite, drammatici disagi per i portatori di patologie gravi (pazienti oncologi, cardiopatici, psichiatrici etc.), allungamento dei tempi di trattazione da sovraccarico degli organi superstiti con gravi ripercussioni sull’attività operativa e – infine – notevole disagio economico per la ritardata corresponsione, nei casi previsti, di indennizzi ed altri benefici.

Piuttosto che riconoscere il carattere improvvido degli accadimenti dianzi descritti, e dall’adottare correttivi drastici e risolutivi, lo Stato Maggiore della Difesa, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza ed il Comando Generale della Guardia di Finanza stipularono un “Accordo ex art. 15 della L. 241 del 1990” con il Ministero dell’Economia e Finanze, entrato in vigore il 5 settembre 2018, per un trasferimento sperimentale delle competenze in materia di visite collegiali alle Commissioni Mediche di Verifica (CC. MM. VV.) di Firenze e Napoli di quel Ministero. Tale misura, ancorché utile a mitigare il disagio del personale soprattutto nella densamente popolata regione Campania, ha conservato carattere episodico e sostanzialmente velleitario sia per l’insufficienza delle risorse umane assegnate al progetto, sia per l’insormontabile divario tra l’impostazione tecnica dei professionisti del M. E. F. (ingaggiati, si noti bene! in regime di mero convenzionamento) e le complesse specificità della medicina legale militare. Risulta ora che lo stesso M. E. F., acclarata l’insostenibilità dell’iniziativa (peraltro mai uscita dalla fase sperimentale!), abbia manifestato la volontà di recedere dall’accordo, così costringendo le Amministrazioni coinvolte ad escogitare, senza analisi retrospettive né studi d’impatto, l’ennesima misura emergenziale di puro “tamponamento”. Incontrovertibile è che in data 27 luglio ‘22 la Camera dei Deputati abbia approvato la proposta emendativa 45.501 riferita al Disegno di legge 3653 “Conversione in legge del decreto-legge 21 giugno 2022, n. 73, recante misure urgenti in materia di semplificazioni fiscali e di rilascio del nulla osta al lavoro, Tesoreria dello Stato e ulteriori disposizioni finanziarie e sociali”, che prevede la soppressione delle Commissioni Mediche di Verifica operanti in seno al Ministero dell’Economia e Finanze a decorrere dal 1° gennaio 2023, con il trasferimento di tutte le loro funzioni all’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale (INPS).

Relativamente alle FF. AA. e di Polizia, ed ai loro ingenti carichi di lavoro oggi pendenti innanzi alle CC. MM. VV. di Firenze e Napoli, non corre dubbio che il trasferimento all’INPS (ambito del tutto privo di impostazione medico-legale militare, oltre che già gravato da incombenze molto onerose) comporterebbe la sicura recrudescenza delle discrasie registrate nell’ultimo decennio, ed un’ulteriore dispersione di informazioni a carattere sensibile, un tempo confinate al collaudato e riservatissimo ambito degli organi medico-legali militari.

Alla luce di tutto quanto sopra esposto appare evidente come riaprire le CC MM OO nelle regioni Campania e Toscana, prevedendo ovviamente una partecipazione interforze degli Ufficiali medici, possa rappresentare un triplice inequivocabile vantaggio in considerazione del fatto che: non solo si permetterebbe al personale dipendente (in servizio ed in congedo) di potere agevolmente adire all’organo medico legale, ma, inoltre, si risparmierebbe economicamente rispetto all’alternativa di dover nuovamente inviare a carico dell’Amministrazione il personale a Roma o Bari per la Campania ed a Roma o La Spezia per la Toscana (sedi di CC MM OO attualmente attive e competenti arealmente per le regioni di cui sopra), e si ritornerebbe ad ottenere un’univocità di valutazioni medico legali perché tutti i componenti delle commissioni avrebbero la stessa formazione medico legale militare e potrebbero senza alcun dubbio meglio tutelare sia la salute dei militari che la funzionalità dell’Amministrazione.Si auspica perciò, che tale suggerimento possa essere ben accolto e messo in pratica dalle Autorità preposte al fine di un miglior funzionamento dell’Amministrazione e di una maggior tutela della compagine militare, che oggi come ieri, vengono ricordati solamente in periodo elettorale. SIM CARABINIERI Segreteria Nazionale

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