ISIS, PRIMO VIDEO CONTRO ISRAELE: “NON UN SOLO EBREO RESTERÀ IN VITA”, MA IL CALIFFO POTREBBE SCATENARE IL SUO ULTIMO NEMICO

(di Franco
Iacch) – “Nessun ebreo rimarrà in vita una volta conquistata la Giordania.
Siete il nemico numero uno per i musulmani”. Il primo video in lingua ebraica
dello Stato islamico è stato pubblicato sulla rete pochi giorni fa.

Proprio
mentre vi scriviamo il video dovrebbe essere stato rimosso dal Mossad. L’uomo
nel video, ovviamente mascherato, parla un fluente arabo con accento
ebraico. La retorica dei terroristi è la medesima di sempre, con classici
cliché di onnipotenza e distruzione.
Quello che avete visto e patito fino ad
oggi non è nulla rispetto a ciò che vi attende. Abbiamo promesso che non un
solo ebreo resterà in vita a Gerusalemme e che estirperemo questa piaga dal
mondo. Dieci di voi sono già stati uccisi dai nostri fratelli in Palestina.
Immaginate cosa accadrà quando migliaia di musulmani vi daranno la caccia. I
vostri confini non vi difenderanno. I vostri crimini presto saranno puniti
”.
Il
video si conclude con la citazione di alcuni versetti del Corano. E’ l’ultimo
di una serie di video pubblicati dallo Stato islamico in cui si glorificavano
gli attacchi mortali contro Israele.
I video
“Progetto per decapitare gli ebrei” e “Messaggio per i Mujahedin
a Gerusalemme,” sono stati caricati da siti islamici sotto il controllo
dell’Isis in Siria ed in Iraq settentrionale. Alcuni video diffusi sui social media
sono stati accompagnati dagli hashtag #BeheadtheJew. In uno dei precedenti
video, i terroristi criticano anche Hamas, rea (secondo il califfato) di non
agire contro gli ebrei in Israele.
“Hamas
e Fatah non fanno nulla. Entrambi i gruppi palestinesi si preoccupano solo dei
loro interessi. Alcuni di loro sono agenti dei crociati e degli ebrei”.
Al di
là della retorica fondamentalista, attaccare Israele potrebbe essere uno
sbaglio per il Califfato che, senza volerlo, ha messo sullo stesso piano
Israele, Hamas e Fatah. Israele non è la Libia, l’Iraq o la Siria. Anzi,
sarebbe corretto affermare che Israele non ha termini di paragoni in Medio
Oriente ed il motivo è semplice: possiede
uno degli eserciti più potenti del mondo.
L’intero
paese è costruito per combattere, resistere e vincere delle guerre lampo, non
di certo un conflitto di logoramento. L’aeronautica
israeliana (350 aerei da combattimento) ha una capacità di targeting seconda
soltanto a quella degli Stati Uniti. Tel Aviv possiede anche la più potente
forza corazzata del Medio Oriente (e d’Europa) con più di 3400 carri armati,
1200 dei quali Merkava.
Per
capire ancora di più l’impronta militare di Israele, sarebbe utile un altro
dato: la capacità di triplicare gli effettivi in pochissime ore che da 180 mila possono raggiungere le 500 mila
unità
. In caso di guerra totale, 2,5
milioni, tra uomini e donne, sarebbero richiamati dall’esercito
.
Israele, infine, possiede testate nucleari
imbarcate sui sottomarini Dolphin I/II opportunamente modificati per svolgere
missioni di deterrenza.
Tale
imponente forza ultra tecnologica non è stata strutturata per invadere e
mantenere posizioni a centinaia di chilometri di distanza. Sebbene
tecnologicamente superiori sotto ogni punto di vista, Israele non potrebbe
combattere e resistere su tutti i fronti per un semplice motivo: sarebbero
comunque troppo pochi. Ed Israele (che non ha bisogno di un mandato della
Comunità internazionale per utilizzare la forza, così come avvenuto a più
riprese), ha dimostrato al mondo le proprie procedure se colpito da attentati:
mettere in campo l’esercito.

Alla
memoria, ritornano le frasi del governo israeliano, poche ore dopo la scomparsa
dei tre giovani studenti (poi rinvenuti cadavere): “Fateli ritornare a casa,
fateli ritornare dalle loro madri o ci vendicheremo alla nostra maniera”. Poche
ore dopo, un terzo dell’esercito israeliano si riversò sulla Striscia di Gaza e
sottomarini pronti al peggio. Hamas (che non ha mai rivendicato l’omicidio, ma
lodato l’episodio) nelle parole del presidente palestinese Mahmoud Abbas in un
discorso rivolto alla Comunità internazionale ed alle Nazioni Unite poi disse:
“dovete salvarci da Israele”.

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