Investigatori della GdF nel “Palamara Affair”

La lista è lunga, ci sono tutti e pian pianino escono fuori nomi e funzioni. Ci sono gli investigatori della Guardia di Finanza come il colonnello Gerardo Mastrodomenico del Gico, che dovrà riferire sulle modalità di conduzione delle indagini e sulle ragioni del “perché non spense il trojan” nonostante le indicazioni dei pm di Perugia in caso di incontro di Palamara con parlamentari. Poi ci sono i marescialli Roberto Dacuto e Gianluca Burattini, coloro che, materialmente, accendevano e spegnevano il trojan nascosto nel telefono di Palamara e che hanno ascoltato i colloqui del magistrato romano con Cosimo Ferri e Luca Lotti, quest’ultimo imputato a Roma nel processo sugli appalti Consip. A proposito delle indagini Consip è citato l’ex vice presidente del Csm, ora commissario per la ricostruzione in Abruzzo, Giovanni Legnini. Questo dovrà riferire su una sua «conversazione intercettata con l’onorevole Paolo Cirino Pomicino sul conto del pm napoletano Henry John Woodcock». La circostanza non era ancora emersa. Come si ricorderà Woodcock era stato inizialmente il titolare del fascicolo Consip. C’è anche Giovanni Melillo, procuratore di Napoli, chiamato a riferire su questa conversazione intercettata. Poi, ancora, i vertici del Consiglio di Stato e della Corte dei Conti e l’ex ministro della Difesa Roberta Pinotti.

Usciranno altri nomi, molti in divisa. Vertici di spicco. Seguiamo con attenzione l’evolversi di un fatto che ogni giorno si fa sempre più fitto e capillare.

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